Era da più di mezz'ora che Harry chiamava Louis, senza ottenere risposta. Il loro volo sarebbe partito entro un ora e mezza, e il liscio continuava a non rispondere. Non stava dormendo, anzi, non era proprio in casa, dato che Harry era anche andato lì, non trovandolo.
Sbuffò quando, per l'ennesima volta, partì la segreteria. Si passò una mano tra i capelli, guardandosi intorno. All'aeroporto c'era, come sempre, un via vai di gente con i bagagli alla mano. Chi correva a destra, chi correva a sinistra, e poi c'era lui. Fermo all'entrata, con lo sguardo preoccupato, in attesa di vedere sbucare da qualche parte il più grande.
Si maledì per aver dato appuntamento al liscio direttamente all'aeroporto, quando invece potevano benissimo andarci insieme. Fece per richiamarlo ma sospirò di sollievo non appena vide Louis scendere da un taxi, prendere la valigia dal retro, pagare l'autista, e correre verso di lui.
«Louis, finalmente! Ma dove cavolo eri?» sbottò il riccio, mentre l'altro respirava affannosamente, per la corsa.
«Sc..scusami, Ha..Harold. Tr..traffico» riuscì a dire, a causa dell'affanno.
Harry scosse la testa e dato che lo vedeva piuttosto stanco, gli prese la valigia dalle mani, ma si bloccò immediatamente non appena gli osservò le nocche della mano destra.
«Che hai fatto?» chiese, lasciando le due valigie, e sollevargli poi la mano destra per osservarla meglio da vicino.
Louis si schiarì la voce e cercò di ritirare la mano, ma il più piccolo rafforzò la presa, passando il pollice sulle nocche rosse e sbucciate. «Non è niente, sono caduto» disse, scuotendo le spalle.
Harry lo fulminò con lo sguardo. «Non dirmi cazzate. Chi hai picchiato?»
«Picchiato? Nessuno!» cercò di risultare credibile, ma non funzionò, non con il riccio che ormai sapeva quando l'altro mentiva.
«Louis non dirmi che..» il più piccolo sgranò gli occhi. «Cazzo!»
«Senti Harry, dovevo farlo. Non potevo rimanermene con le mani in mano e far finta di nulla.»
Harry sospirò, lasciandogli la mano. «Mettiti nei miei panni. Nemmeno tu saresti riuscito ad andare avanti senza avergli dato una lezione» continuò.
«Hai ragione, ma la violenza porta solamente guai.»
«Non m'importa!»
«Louis può denunciarti, è anche un avvocato ed ha tuo padre dalla sua parte.»
Il liscio sorrise amaramente. «Continua a non importarmene. L'ho fatto per mia sorella, me ne fotto delle conseguenze.»
Harry respirò profondamente, con lo sguardo puntato su di lui ed annuì. «D'accordo, hai ragione. Però non tenermi più all'oscuro, okay? E non farlo quando abbiamo un aereo da prendere, dovevamo stare qui due ore fa, idiota!» gli urlò contro il riccio, prendendosi la sua valigia e incamminandosi verso l'entrata.
Louis ridacchiò, seguendolo. «Ehi non mi stavi per portare la valigia?»
«No, l'avrai sognato.»
Il liscio sorrise, scuotendo la testa, e cinse i fianchi del più piccolo con la mano libera, lasciandogli un bacio sulla guancia, facendolo sorridere a labbra chiuse.
Dopo ben dodici ore e mezzo di viaggio, Harry e Louis atterrarono finalmente a Bruxelles, capitale del Belgio. Da lì, un autista della produzione del programma li avrebbe portati a Boom, che distava dall'aeroporto 22km, ed era il comune che, dal 2005, ospitava il Tomorrowland.
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Diamante grezzo.
FanfictionHarry studia all'Istituto d'Arte di Santa Monica. Ha una relazione con Ben da quasi tre anni, ma nell'ultimo anno le cose sono cambiate parecchio. Difatti, Harry tradisce sporadicamente il suo ragazzo, ma si prefigge siano storie da una notte e via...
