CAPITOLO 4

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Buio.

Quando aprii gli occhi era tutto buio.

Buio e freddo.

Mi prese un attacco di panico e il mio respiro si fece più breve e veloce.

Quando mi accorsi che mi mancava l'aria mi costrinsi a respirare più lentamente.

Dove sono?

Riuscii a calmarmi e quando cominciai ad adattarmi al buio riconobbi dei particolari che non avevo notato.

Mi stavo muovendo. Forse ero su un furgone o un camion, considerato il grande spazio intorno a me. Ma dagli scossoni che produceva il veicolo sembravo più su una carovana come quelle dei gitani.

Ero nudo.

Senza lo zaino ne Bolbo. Avevo al collo solo quella stupida collana di legno.

Tastai carponi il fondo del camion, o quello che era, ricoperto di tappeti, finché non mi imbattei in qualcosa di magnificamente simile al mio zaino.

Lo avvicinai e lo aprii.

I miei vestiti erano lì dentro. Forse non erano venuti con me mentre mi scioglievo e me li avevano portati qui

Separatamente.

Cosa stavo dicendo non mi ero davvero liquefatto. Forse era l'effetto di una droga che mi avevano somministrato. Eppure sembrava così reale.

Mi infilai anche la felpa grande che avevo ancora nello zaino e il freddo si fece meno tagliente.

Rovistai ancora con un presagio, per fortuna non si avverò. Il mio telefono era ancora lì. Lo afferrai e chiamai la prima persona che mi venne in mente.

Tuu.

Silenzio.

Tuu.

Ancora nulla.

Tuu.

<pronto?>

<Oddio Eloisa sei tu?>

<Cosa cristo sta succedendo?>

<Non ne ho idea, dove sei?>

<Credo dentro un camion.>

<Devo venire a prenderti>

<Sta zitto, non sono una principessa da salvare. Io cerco di uscire, tu cerchi di uscire>

<Già, scusa> sentii le guance che si scaldavano.

<Esci non chiamare i tuoi, non farli preoccupare per niente>

Non avevo nemmeno pensato di chiamarli.

Immaginai a cosa stessero pensando i miei, magari ero in ritardo per la cena, magari ero rimasto svenuto in quel camion per giorni.

Mi venne un altro attacco dì panico e risposi un <ok> flebile prima di mettere giù.

Mi guardai in torno per un po' e la maia vista si fu quasi del tutto abituata.

Il posto in cui ero era quasi sicuramente il dietro di un camion ma non sembravano esserci né porte né altro se non i tappeti sotto di me e il mio zaino.

Richiamai Eloisa:

<Non vedo uscite>

<Nemmeno io>

<Quindi?>

<Non lo so>

<Bello...>

<Proviamo ad aspettare che ci facciano uscire e poi vedremo.>

<E se fossimo su due camion separati? E se ci dividessimo?

<Credo che siamo su un treno. Lo stesso. Guarda il soffitto. Vedi anche tu la botola?

Alzai lo sguardo e strinsi gli occhi per vederci meglio, la luminosità del telefono era praticamente inutile in quel grande vagone.

Scorsi un quadrato che sembrava inciso nel tettuccio.

<Si> dissi.

<Credo che ci abbiano fatti entrare da lì>

<Si, credo anche io.>

<Non ci si può arrivare> disse.

<Lo so>

<Aspettiamo allora.>


ELEMENTS: DOMINIUMDove le storie prendono vita. Scoprilo ora