Il mattino fui strappato con violenza dal mio mondo onirico, falciato dall'orrenda vibrazione della sveglia sul mio telefono.
La spensi con un rantolo e mi girai dall'altro lato.
Ma quando mi sveglio, non riesco più a riaddormentarmi, così mi alzai, il volto sfigurato dalle pieghe del cuscino, arrabbiato con il tempo che di notte scorre così rapido, arrabbiato con me stesso per non essermi svestito e probabilmente arrabbiato con tutto il resto del mondo.
Mi tolsi la maglia e le braghe accartocciate del giorno prima e andai in bagno trascinando i piedi.
Mi lavai e mi sedetti sul water. Stetti seduto per più del necessario con la mente vuota e arida.
Andai in camera ancora strascicandomi e mi buttai addosso un paio di braghe, una maglia scolorita e una felpa troppo grande per la mia taglia.
Andai in salotto accarezzando il mio gatto nero e il mio cane bianco. Le uniche due persone che riesco a sopportare la mattina.
Bevvi il mio latte con i miei cereali preferiti.
Ok, cane gatto, cereali e latte sono le uniche persone che sopporto.
Mi caricai lo zaino in spalla e mi infilai un'insignificante collana di legno.
Aprii la porta e salutai, gli animali mi fissarono in una muta risposta. Forse anche i cereali.
Scesi le scale di casa mia e mi incamminai verso la fermata.
Dopo troppo tempo arrivò il pullman, salii senza parlare con nessuno, le cuffie strette nelle orecchie. 'canzoni tristi per la mattina in autobus' era il nome della playlist da me creata.
Non mi sedetti fino a qualche fermata dopo perché i posti erano tutti occupati.
Fortunatamente mi sedetti vicino al finestrino affinché lo scorrere del paesaggio nebbioso aumentasse la mia tristezza.
Ad un certo punto salì un uomo che mi fissò.
Lo odiavo già, non so se fosse perché era mattina e odiavo la maggior parte delle persone del pullman, ma lo odiavo. Sostenni il suo sguardo finché non lo distolse e mi sentii molto orgoglioso di ciò.
Però ogni volta che ributtavo lo sguardo su di lui vedevo che mi fissava.
Qualche fermata dopo le porta davanti si aprì, lui mi guardò malissimo e scese, quando il pullman ripartì osservai l'uomo che se ne andava ma svanì presto nella nebbia.
Mentre guardavo fuori, qualcuno spostò di peso il mio zaino, dal sedile di fianco al mio e me lo buttò vicino ai piedi.
Mi girai innervosito, quasi felice di avere un pretesto per litigare, ma non mi ritrovai di fronte ad uno sconosciuto odioso.
Eloisa si sedette al posto del mio zaino.
-ciao Tèsla-.
Lei detestava il suo secondo nome, e ancora di più se qualcuno lo pronunciava con la e aperta.
Rise e mi tiro un pugno sulla spalla.
-ciao Geremiah- disse lei.
Eloisa era un'altra delle persone con cui non mi sarei mai arrabbiato la mattina. Forse anche più del latte.
-comunque mi sembra molto maleducato nei confronti del mio zaino, rubargli il posto. - sorrisi.
- lo so, è che sono cattiva.
A quel punto si rannicchiò nella sua tipica Posizione da
Autobus: le scarpe sul sedile e le ginocchia vicino al petto. I capelli biondi coprivano il filo dell'auricolare.
Aveva anche lei una collana di legno. La sua era più bella.
Con una mano giocherellava con l'auricolare che si era tolta per ascoltarmi.
Io me li ero tolti entrambi.
Dalla sua cuffietta usciva la musica della sua canzone preferita.
Dovette accorgersi che la stavo fissando perché sorrise:
- Che c'è? -.
- Cosa? – balbettai. - Sono stanco, mi sono distratto. - sorrisi anche io. Il suo sorriso era infinite volte più bello.
Mi girai verso il finestrino a guardare il mondo che sfilava al nostro fianco come fosse trascinato.
Non parlai per un po', ma poi il po' era diventato troppo e pensai a qualcosa di intelligente da dire. Non mi usci niente.
-come stai? - la cosa peggiore.
-bene? Ci siamo visti ieri.
-ha ha ha, vero, infatti non intendevo come sei stata ieri. Intendevo come stai. In generale. Fa niente. - dovevo stare zitto.
Rise di nuovo.
-bene, tu?
-bene.
Mi rimisi l'altro auricolare e stetti in silenzio fino all'arrivo a scuola.
Le ore trascorsero noiose, come al solito.
Io troppo lontano da qualsiasi persona con cui avrei voluto stare: Il mio cane e il mio gatto erano a casa. I cereali pure. Lei era dall'altra parte della classe, di fianco a Catherine la sua migliore amica.
L'unica cosa piacevole successa fu che nel prendere una bottiglia d'acqua alla macchinetta mi scese anche una merendina ai lamponi. Odio i lamponi, ma è stato comunque divertente.
La merendina non l'ho mangiata, l'acqua ne ho bevuto solo un sorso perché il professore ci teneva nell'assetarmi, imponendomi di metterla via.
Aah.
Come ogni giorno, spiraglio di luce in una notte senza stelle, vita in una città fantasma, la campanella di fine scuola allietò le nostre anime.
Misi a posto le mie robe e mi precipitai fuori dalla porta.
Mi diressi verso la fermata con lo zaino gonfio perché ci avevo stipato dentro la felpa.
Non c'era più la nebbia e faceva caldo.
Il bus del ritorno era più affollato di quello dell'andata e dovetti stare in piedi schiacciato tra una donna grassa e un barbone che saliva sempre senza biglietto.
Quando fu la mia fermata salutai Eloisa con qualcosa come 'arrivederci'.
Spinsi e arrancai fino alla porta e uscii come un naufrago che riemerge dall'acqua. Boccheggiando in cerca di aria.
Entrai a casa, immerso nel silenzio, mia mamma probabilmente era a letto per cullare Bianca, mia sorella, che doveva dormire.
Avevano già mangiato loro, io arrivavo a casa alle due.
Scaldai nel microonde il piatto che mi aveva preparato mia madre e mangiai con ancora le cuffie addosso.
Finito di mangiare mi buttai sul divano accarezzando il mio cane.
Guardai qualche anime finché non mi stancai e andai in camera mia.
Presi un libro dalla mia libreria scura. Mi tuffai sul letto e cominciai a perdermi tra le parole di quelle pagine deformate dalle troppe letture.
Mi piace sempre rileggere i vecchi libri. Mi sembra di rincontrare un vecchio amico con cui ne ho passate tante, ma dal quale mi sono allontanato.
Mi fa pensare a un lontano parente rivisto dopo tempo.
Odio quelli che buttano via i libri vecchi.
Non butterei mai via un amico.
Odio molte cose.
Verso sera feci i compiti senza dargli troppo peso e senza impegnarmi più di tanto.
A cena c'era anche mio papà.
Mi chiesero cosa avessi fatto a scuola. Risposi 'niente'.
Mi buttai a letto a mezzanotte, nell'ora più magica, quando le streghe ballano con i demoni e i leprecauni seppelliscono i loro tesori.
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ELEMENTS: DOMINIUM
Viễn tưởng"Ognuno custodisce dentro di se un elemento. Come una paura recondita, rimane nascosto finché non giunge il momento adatto. Immaginati gli elementi base che conserviamo, come delle pietre, c'è chi come me sa lavorarlo, plasmarlo, c'è chi osa dire di...