CAPITOLO 6

27 8 0
                                    



Dopo questa affermazione il vociare sulle gradinate aumentò, e aumentarono anche i pianti.

Il tipo con la coda si allontanò e passò il microfono a quello che doveva essere Ernest.

Quest'ultimo si mise al centro del palco e si scandì la voce ruvida come le mani di un falegname.

-benvenuti a tutti. Ringrazio Preston qui,- indicò il tipo in rosso -per avermi presentato. Ora vedrò di sistemarvi un po' le idee.

Forse vi sentite tutti delle persone normali, forse chi più e chi meno.

Ma non lo siete.

Dentro di voi avete un potere che forse non riuscite nemmeno ad immaginare. -

Deglutii.

-un potere che hanno tutti, ma che quasi nessuno sa usare. -

Ernest parlava come se fosse tutto tranquillo, come in uno show televisivo e l'atmosfera stava cambiando. Gli adulti cominciarono ad innervosirsi.

-perché diavolo ci avete rapiti- urlò uno e la folla si infervorò ancora di più.

Le persone cominciarono ad alzarsi dai loro posti e a sbraitare contro i conduttori.

Era la situazione più strana della mia vita.

Ero appena stato preso dal parco della mia città, per quanto ne sapessi mi ero sciolto nel terreno e avevo percorso forse chilometri nel buio vagone di un treno.

E ora dopo aver camminato ore nel deserto mi trovavo in questo stadio ad ascoltare due uomini che ci parlavano come se nulla fosse.

Ma la cosa più strana era che non avevo paura. Non mi sentivo spaventato. Un, po' stordito e confuso sì, ma non atterrito come avrei dovuto essere dopo ciò che mi era successo.

Mi alzai anche io ma non con l'intento di protestare.

Cercai la mia amica con lo sguardo per vedere se non si fosse spostata. Era ancora al suo posto, gli occhi piantati nei miei. 'vieni qui', dicevano e io li accontentai.

Feci per muovermi quando inciampai nel mio zaino che era ai piedi della sedia, probabilmente portato dai miei sequestratori.

Lo raccolsi e me lo buttai sulle spalle.

Solo allora mi balenò in mente Bolbo.

Appena lo avevo liberato aveva cominciato a correre lontano dalla panchina. Mi chiesi cosa avesse provato quando, tornato dalla sua corsa, non ci trovò.

Sperai che fosse tornato a casa da solo.

Guardai tesla e annuii. Poi mi incamminai verso di lei nella parte opposta degli spalti, passando dietro a persone arrabbiate o terrorizzate di tutte le età, mentre Ernest continuava a mendicare la calma.

-vi prego, è tutto a posto- diceva - fate silenzio!

Mi ero girato a guardarlo e nella distrazione sbattei sulla gamba di qualcuno.

Mi voltai per scusarmi e mi trovai di fronte una ragazza molto carina con i capelli rossi come le fiamme del flegetonte.

Non era una ragazza di una bellezza sovrumana, aveva anzi un aspetto molto terreno. Un fascino solido, materiale, ma quando mi staccai dal suo sguardo viola come il mantello del cielo, mi accorsi di aver trattenuto il respiro.

Balbettai qualche scusa affrettata e lei ricambio con un sorriso che le increspò le guance lentigginose.

Aveva pressappoco la mia età ma sembrava perfettamente a suo agio in quell'ambiente, come se nulla di particolare fosse accaduto.

Mi congedai con un cenno della testa e proseguii il mio percorso voltandomi qualche volta in dietro, confuso dalla sensazione che avevo provato.

E, ogni volta, la vidi osservare con interesse il presentatore sul palco.

Pensai che non fosse l'interesse adatto, quello che lei indossava. Era lo stesso che si ha quando si ascolta un bambino raccontare il proprio sogno, più che quello che si dovrebbe avere al cospetto di uno strano 'conduttore di persone sequestrate'.

Accelerai il passo e anche Eloisa si alzò per venirmi incontro.

Ma quando mancavano ormai pochi metri a dividerci, una voce diversa mi richiamò l'attenzione.

Preston aveva ripreso il possesso del microfono:

- e va bene - disse -va bene, cos'è che volete sapere?

Qualcuno urlò più forte degli altri: - qual è il potere di cui parlava l'uomo prima?

Qualcuno fischiò in cenno di assenso.

Preston si girò verso l'uomo con i capelli grigi, e poi verso la loggetta di adulti sorridenti che ormai avevo identificato come il pubblico del programma.

Poi disse:- lascio nuovamente la parola a Ernest, che sicuramente meglio di me, saprà spiegarvi.

Ernest afferrò il microfono imbarazzato nei suoi occhiali grigi e baffi dello stesso colore.

- vi anticipo che dopo l'informazione che avete richiesto, sarete immediatamente prelevati e trasportati in un altro luogo, in cui dovrete allenarvi. Fra un mese esatto verrete tutti riportati qui, per le ultime indicazioni. Non pensate di non esercitarvi, perché chi non sarà preparato morirà.

Ci fu un attimo di silenzio irrequieto.

-allenarci per cosa? - urlò, poi, la stessa persona di prima, dando voce alla domanda che si stavano ponendo tutti.

Ernest fece un respiro e in tutta la platea calò il silenzio.

-voi- disse -siete predisposti al dominio degli elementi.


ELEMENTS: DOMINIUMDove le storie prendono vita. Scoprilo ora