Chapter 4

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Ero ferma immobile a guardarlo. Lo scrutai da capo a piedi. Era cresciuto, non era più un ragazzino. Il viso era invaso dalla barba fatta crescere da due o tre giorni, non portava più i capelli alla "biber", ora portava un taglio indefinibile che però gli si addiceva al suo nuovo outfit.

Dalla parte scoperta del braccio destro spuntavano dei tatuaggi, proprio come scappava irrispettosa una frase tatuata  dalla parte superiore della maglietta a righe. Sembrava più grande, sembrava quasi cattivo, ma qui occhi dal blu profondo dove ti ci potevi immergere, e quel sorriso da bambino ti facevano capire che in fondo, non era cambiato.

 Era cresciuto sì, ma era sempre lo stesso. 

Era in piedi davanti a me senza sapere molto bene cosa fare. Quel timido sorriso che gli era prima spuntato mentre mi salutava si stava man mano facendo più serio. Ci stavano tutti guardando, forse ero passata troppo tempo a guardarlo senza fare niente, forse era l'ora di agire. Ma come? Il nostro ultimo saluto non fu dei migliori, da allora non ci vedemmo mai più. Ci evitammo sempre, come la peste.

Non ne fecimo parola con nessuno, solo noi sapevamo cos'era successo, e fra di noi, ci eravamo promessi sarebbe rimasto.

Erano passati già un po' d'anni ed era l'ora di voltare pagina, eravamo ragazzi allora e non sapevamo cosa volevamo veramente, era tempo di rimediare. 

«Ciao Boo.» dissi sorridendo. 

Un abbraccio, quanto amava gli abbracci lo sapeva solo lui.

«Un abbraccio è sempre il rimedio per tutto, cura anche il peggior dei mali.» diceva lui spesso. 

E fu ciò che fece con me, mi abbracciò.

Ad oltranza d'anni, la sua stretta era sempre la stessa: forte e calorosa. 

Si staccò leggermente da me, posò le mani sulle mie spalle e mi guardò fisso negli occhi; sorrise, sorrisi. 

 «Quanto tempo.» Disse mentre mi guardava fisso negli occhi. 

«Già è davvero passato tanto tempo, e sono davvero successe molte cose.»

«Ne ho saputa qualche d'una... tutto bene?» 

Sembrava che non fosse successo mai niente, sembrava quasi che non ci fossimo mai separati. Non ci fu imbarazzo, e con lui potevo essere me stessa. 

Mi dava quel senso di sicurezza che in pochi erano mai riusciti a trasmettermi. 

«Avremmo tempo per parlare. Ora, non è il momento giusto, dobbiamo divertirci.» Gli sorrisi per rassicurarlo, e lui come mi aspettavo facesse, mi capì al volo. 

«Allora, cosa stiamo aspettando? Andiamo a cucinare, no? Abbiamo tante cose da celebrare!» dissi a gli altri con talmente tanta vitalità che sorpresi anche me. 

***

Era da tempo che non mangiavo un pasto 'vero', i miei pasti erano composti solitamente da un bicchiere di latte e qualche cereale o al massimo nel migliore dei casi un pezzo di pane e burro o marmellata.

Avevamo cucinato davvero tanto, tutti insieme ed era venuta davvero una bella cena, completa di antipasto, primo, secondo e dolce. Roba da pazzi, ma più da pazzi era vedere Niall che di nascosto mangiava metà cena. Il cibo era sempre stata la sua più grande debolezza e la sua più grande uscita di denaro. Eppure, nonostante mangiasse quanto una squadra di rugbysti era in perfetta forma; non un filo di grasso e forti bicipiti da far vedere. Avrei voluto avere io la sua digestione.

«Allora, come mai oggi qua?» Indirizzai la domanda a Louis. 

«L'ho trovato da Glade.» Rispose fiero Liam al posto del nuovo arrivato.

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