Tornare a scuola dopo un week-end così divertente e spensierato era difficile. I tre amici sembravano zombie mentre camminavano verso il cancello del cortile, con profonde occhiaie e il volto assonnato. Più che un vecchio castello, in quel momento, la scuola sembrava un carcere.
Un carcere brulicante di persone troppo attive per i gusti di Matt, troppo casiniste per il terribile mal di testa che gli pulsava nelle tempie e che non accennava a volersene andare.
Il risveglio era stato duro per il ragazzo, mai successo in vita sua. Il sabato sera passato in quel locale lo aveva distrutto e, oltre ad averlo fatto vomitare tutta domenica, lo aveva anche fatto svegliar tardi quella mattina: le sue occhiaie lo dimostravano, così come i capelli spettinati e i vestiti sgualciti. Dopotutto, però, si era divertito come mai prima: aveva ballato con tantissimi ragazzi, alcuni belli e antipatici, altri brutti ma divertenti da morire. Uno in particolare lo aveva colpito maggiormente, uno dai capelli biondo cenere, occhi azzurro cielo, labbra carnose, due braccia forti e delineate, avvolte da una maglietta bianca, leggermente trasparente, a maniche lunghe, infine gambe avvolte da un paio di jeans skinny neri, attillati.
Insomma, un dio greco.
Ci aveva parlato e ballato per ore ma, nonostante si fossero divertiti come non mai, non aveva ottenuto il suo numero. Quando glielo aveva chiesto, il biondo esordì con un: "Forse la prossima volta".
Da quel gesto il moro capì che il ragazzo di fronte a lui era difficile da conquistare. Di solito i ragazzi gli cadevano ai piedi...ma lui no, lui era diffidente e incuriosiva Matt, che non se lo sarebbe lasciato scappare per nulla al mondo anche se sapeva che sarebbe stato difficile ritrovarlo. Con tutte le discoteche, i pub e i bar che c'erano in città era impossibile, poi con la sua solita 'fortuna' diventava praticamente irrealizzabile. Perfetto per il povero Matt.
Con la testa tra le nuvole a pensare agli occhi di Joe, il ragazzo di sabato sera, Matt si avviò verso il cancello della scuola, dove Luna lo aspettava.
Luna, al contrario di Matt, era abituata a bere ma, nonostante ciò, il suo viso era sgualcito come quello dell'amico. Di solito beveva con Princesa, ovvero: lei beveva e Princesa la controllava. Quella domenica si era svegliata con una sbornia eccessiva ma nulla che non avesse già provato prima: un paio di aspirine e tutto fu apposto. Per le occhiaie, però, non esistiva rimedio se non un po' di correttore.
Quel sabato sera fu molto divertente anche per Luna, soprattutto quando fece notare la DJ all'amica. La sua faccia fu epica e la bionda scoppiava a ridere ogni volta che cercava di ricordarla: infatti, chi la guardava, poteva vederla ridere da sola ogni tanto. Era strana, ma lei era così.
Quando i due amici si videro, si salutarono e si abbracciarono.
"Dov'è Prince?" chiese Matt all'amica bionda platino, non notando l'amica mora. Il suo sguardo si aggirava per l'atrio successivamente sulle scalinate per trovare l'amica.
"È andata in bagno, ha detto di non aspettarla e andare in classe visto che tu non arrivavi più." rise Luna, non abituata al ritardo del compagno e avendo trovato una nuova opportunità per scherzarlo.
"Sì, sì, ridi quanto vuoi, intanto il mio è il primo ritardo da quando ti conosco. Anzi, da quando ne ho memoria. Mentre tu sei sempre, perennemente, in ritardo." il moro rise sotto i baffi (che non aveva): sapeva che inventare bugie sul conto di Luna la faceva infuriare e si divertiva un casino quando si arrabbiava. Il viso della ragazza diveniva serio, il sorriso si spegneva e gli occhi perdevano quel luccichio di divertimento che li contraddistinguevano pochi secondi prima.
"Non è assolutamente vero!" esclamò difatti Luna, girando il viso dall'altro lato con un broncio e incrociando le braccia al petto.
Il moro, alzando gli occhi al cielo divertito, cambiò discorso chiedendo che materie aveva quel giorno, aggiungendo un "piccola" alla fine della domanda sia per addolcire l'amica sia perché gli piaceva chiamarla così. E a Luna piaceva quel soprannome dato dal suo migliore amico: chiamava entrambe in quel modo, d'altronde lei e Princesa avevano un anno in meno di Matt e dunque erano davvero più piccole di lui e poi Luna gli arrivava all'altezza della bocca mentre Princesa raggiungeva a mala pena le spalle.
La bionda sorrise e tornando a guardarlo rispose: "Alla prima ora ho matematica, tu?"
"Io ho filosofia e interroga" sbuffò. Amava quella materia, ma le interrogazioni del prof erano dure, quasi nessuno riusciva a prendere la sufficienza.
Tra una chiacchiera e l'altra la campanella suonò, così i due amici si salutarono e si diedero appuntamento per l'intervallo poiché per le ore successive non avrebbero avuto lezioni in comune.
Princesa invece era chiusa in bagno, col telefono portato vicino all'orecchio mentre discuteva animatamente.
"Ti vorrei ricordare che me ne sono andata per non vivere più in quella casa di pazzi con te, che mi obblighi a fare ciò che tu vuoi. Pensi ancora di potermi dire quello che posso o che non posso fare? E, soprattutto, che io ti ascolti?"
La mora sbuffò, camminava avanti e indietro per il piccolo bagno scolastico; quasi creava un solco sul terreno per la velocità.
Era stanca del comportamento nocivo e ossessivo della madre. Doveva sempre avere il controllo su tutto e tutti, doveva essere come voleva lei se no non andava bene? C'erano tre parole per descrivere una come lei: maniaca del controllo. Se, per caso, una volta avevi avuto a che fare con lei, dovevi tenere in conto che ti avrebbe tenuto d'occhio per un bel po' di tempo; l'unico modo per scollarsela di dosso era tagliare qualsiasi rapporto, qualsiasi filo che ti conduceva a lei.
"Non sono più sotto il tuo tetto e non mi considero più tua figlia, come tu non mi consideravi nella mia intera vita se non per obbligarmi a fare le cose che volevi tu. Quindi smettila, smettila di oppressarmi con il tuo insensato, insano e maledetto controllo del cazzo."
E con questo monologo, concluse la chiamata con la donna che l'aveva messa al mondo ma che odiava come nessuno mai.
La rabbia che in quel momento Princesa aveva in corpo la stava per far scoppiare. Si girò di colpo verso il muro e ci tirò un pugno, d'istinto, improvviso, secco. La mano cominciò a farle male pochi istanti dopo e gli occhi le pizzicavano sia per il dolore che per la delusione di non aver mantenuto la promessa che aveva giurato a sé stessa. Era frustrata perché non voleva più piangere per quelle due persone, per quelli che lei doveva chiamare genitori ma che non sentiva tali.
Dopo un paio di minuti si riprese e, asciugandosi le lacrime, uscì dal piccolo bagno in cui si era rinchiusa da venti minuti e si diresse allo specchio. Si lavò il volto, grata di non essersi truccata quella mattina; dunque si asciugò e poi uscì, dirigendosi alla prima lezione di quella mattina: storia dell'arte.
"Quindi ti ha messo una nota perché sei entrata in ritardo?" chiese Luna mordendo il panino con insalata, pomodoro e prosciutto cotto che aveva tra le mani.
"In pratica sì, oltre al ritardo, perché dice che mi ha visto entrare a scuola e dirigermi in bagno. Non è vero, perché quando sono entrata la scuola era deserta, ma vabbeh."
"Ma come mai ci hai messo così tanto a fare quella chiamata? Di solito tu odi le chiamate lunghe." Matt intervenì per la prima volta da quando si erano seduti al tavolo della mensa. Princesa non aveva detto all'amico che la chiamata era stata con sua madre, quando l'aveva detto lui stava parlando con un suo compagno di classe per delle ricette così lui sapeva solo che aveva fatto una chiamata troppo lunga.
Luna si accigliò, puntando malevola gli occhi su Matt per l'indelicatezza avuta; fortunatamente Princesa non fece una piega e cominciò a spiegare la telefonata fatta con la madre, non tralasciando alcun particolare.
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Ok, è il mio primo spazio autrice. Intanto vorrei ringraziare chi legge questa storia, ci tengo molto e proprio perché ci tengo molto ho evitato di scrivere capitoli affrettati solo per aggiornare. Ho preferito scriverlo bene ed esserne sicura prima di poter pubblicare. Mi dispiace di averci messo così tanto.
Spero che vi piaccia e che mi perdonate per il troppo tempo impiegato. Lasciate un commento dicendomi che ne pensate❤
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Confused || Ruby Rose.
Roman pour AdolescentsQuando trovi quella persona che rimane nonostante i tuoi demoni, che ti sopporta nonostante il tuo brutto carattere, che ti aiuta nei momenti di crisi bisogna tenersela stretta. Non bisogna lasciarsela scappare. Vorrei specificare che è tutto inven...
