Pov's stefano
Mi svegliai nel mio letto, mi strofinai gli occhi e sbadigliai, cercai di alzarmi dal letto, ma appena ero in piedi, le mie gambe cedettero, e cadei in avanti, cercai di alzarmi ma non ci riusci, mi aggrappai al letto e mi trascinai su di esso, ci riusci, con molta fatica, sentii la porta aprirsi, girai la testa automaticamente, e trovai davanti a me la figura di "papà" ancora non sapevo il suo nome ma lo volevo scoprire.
Papà: vieni con me
Io:non riesco a reggermi in piedi
Papà: non è un problema mio, al massimo mi segui strisciando come i vermi, quello che sei tu
Cercava di provocarmi, si capiva dal suo tono di voce provocatorio, cercai di stare calmo, respirai lentamente, per calmarmi, poi mi prese in braccio, e mi portò fuori dalla camera. Mentre ero in braccio a lui mi venne un'altro ricordo.
Ero in casa mia, seduto in un letto, probabilmente il mio, era in disordine, le coperte erano per terra, come il lenzuolo e i cuscini, ero li a piangere in continuazione, non riuscivo a smettere, a un certo punto, si apri la porta, piano piano, facendo vedere la testa della mia sorellina
Sab:perché piangi fratellone?
Io:vai via sabrina!
Le urlai in faccia, ma invece di intimorirla, entrò, era più grande dell'ultimo ricordo che avevo di lei, l'unico.
Avrà avuto 15 anni gli stessi capelli, stessi occhi, stessa pelle, era uguale in tutto e per tutto.
Si avvicinò a mi abbracciò, io ricambiai.
Sab:e per la marina?
Io:si
Continuavo a piangere sulla sua spalla, bagnandola, ma lei non se ne curava, mi stringeva semplicemente a me,e io la stringevo a me, come se avessi paura di perderla, poi mi sussurrò all'orecchio
Sab:tranquillo ora ci sono io
Io:non so cosa farei senza di te
Il ricordo finiva li, e mi ritrovai seduto sul lettino dell'altra volta, non so dov'era "papà" o di quanto tempo sia passato, ma decisi di alzarmi, e questa volta ci riusci. non c'era traccia di "papà" così decisi di girare per la stanza, non c'era un granché, ma notai che non era la stessa stanza, perché il colore del muro era rosso, un rosso molto simile a quello del sangue, e c'era una scrivania ad un angolo, andai verso di essa, era un legno molto chiaro, credo di betulla, c'era un cassetto, lo aprii lentamente, e li trovai un set di coltelli, molto puliti, come il resto, li tirai fuori, e vidi che infondo c'era una chiave, piccola, fatta d'oro. Mi diressi verso la porta, era una porta di ferro battuto, non ero fiducioso che si aprisse, tentai di aprirla, e ci riuscì, mi guardai a destra e vidi papà parlare con un'altra persona, simile a lui, aveva solo dei capelli biondi ma corti come quelli di "papà" statura uguali, erano uguali in tutto e per tutto, chiusi la porta, cercando di non provocare nessun rumore, ma purtroppo non fu cosí, fece un rumore forte, allora preso dal panico, rimisi a posto i coltelli, richiusi il cassetto e mi rimisi sul lettino, aspettando.
Dopo qualche secondo la porta si aprì, e "papà" entrò, dal suo sguardo sembrava furibondo, io cercai di stare calmo, e feci finti di stare ancora dormendo, chiudendo del tutto gli occhi, sentii i suoi passi venire verso la mia direzione, sono fregato, non si sentiva più nessun rumore, solo il mio respiro e il suo, cercai di far sembrare il più vero possibile la finta, che sembrò funzionare, visto che dopo qualche minuto si sentirono i passi di "papà" andare verso la direzione opposta alla mia, si sentii la porta aprirsi e richiudersi, sentii come se un peso si fosse tolto dalle spalle, rimasi sul lettino, con gli occhi chiusi, a pensare, stavo cercando di ricordarmi qualcos'altro, stavo scavando nella mia mente, ma non riuscivo a ricordarmi niente. Dopo un tempo indeterminato, ma lungo, smisi di provarci, e cercai di rilassarmi su quel lettino, anche se non c'è niente per cui dovrei rilassarmi, visto che nella stanza ci sono dei coltelli, ma volevo rilassarmi, respirai lentamente, fino a quando non mi riaddormentai.
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the mentaliste ||Saschefano||
Fan-FictionQuesta è la storia, di due ragazzi, sascha e stefano, che si innamoreranno in un manicomio, e ogni giorno, cercheranno di superare mille ostacoli, per riuscire a sopravvivere
