Finii di leggere quei messaggi che man mano che passavano gli anni, diminuivano ogni giorno di più fino a scomparire.
Ora riesco a capire chi è quel ragazzo nella cornice sul comodino di mamma, che ogni volta bacia prima di andare a dormire. Lo stesso ragazzo a cui papà Kurt, sorride ogni volta che vede la sua foto, e che una volta all'anno, precisamente il 13 luglio, guarda malinconicamente.
Non ho mai capito chi fosse in 15 anni della mia vita, ora capisco tutto. Era il fratello di papà e il grande amore di mamma.
Chissà cosa sarà successo.
Sento dei passi avvicinarsi alla camera e poso subito il telefono sul comodino e apro un cassetto facendo finta di cercare qualcosa.
-Amore. Scendi è pronto.- dice mamma, facendo capolino dalla porta della stanza.
-Si vengo.- dico con la voce tremante. Mi guarda strano e poi scende giù. Prendo un sospiro di sollievo e chiudo il cassetto aperto come alibi. Scendo giù a cenare.
-Finn vicino a meee.- dice Lea appena mi vede.
-Ognuno ai propri posti signorina.- dice mamma.
-Eddai mammaa, ti prego.- mamma guarda Jessie che annuisce sorridendo e sposta la sedia per farmi sedere.
Lea batte le mani contenta.
Iniziamo a mangiare e i miei papà con mamma e Jessie parlano del più e del meno, discutendo sulla carriera di mamma come Funny Brice, e la carriera dei miei papà come direttori di una scuola di canto corale coreografato. Non è molto che l'hanno aperta, ma comunque va alla grande, soprattutto perchè qui siamo New York, qui brulica di adolescenti che vogliono diventare cantanti famosi, come i loro idoli.
Io non smetto di pensare a quei messaggi che ho letto, pieni di dolore e gioia allo stesso tempo. Scoprire che quel ragazzo sui comodini è uno dei tasti dolenti dei miei genitori, non mi aiuta, soprattutto perchè porto il suo nome, e sono destinati a nominarlo sempre anche involontariamente, per colpa mia. Anche se pensandoci bene, sono loro ad aver scelto questo nome.
Arrivati all'ultima portata, la frutta, questi pensieri che mi logorano il cervello escono fuori senza neanche accorgermene.
-Chi era Finn?- dico girandomi, e guardando mamma e papà Kurt, che diventano pallidi in due secondi. Jessie prende la mano di mamma, mentre papà Blaine prende quella di papà Kurt. Si guardano per dei secondi interminabili e poi annuiscono.
Mamma prende fiato prima di aprire bocca.
-Era l'amore della mia vita.- è tutto ciò che dice. Sei parole che esprimono quello che neanche un miliardo di esse potrebbero esprimere.
-Era il mio eroe. Il mio fratellone.- dice papà invece.
Il mio sguardo passa da un viso all'altro. Negli occhi di mamma riesco quasi a vedere tutti i momenti che ha vissuto con quel ragazzo, e tutto il dolore che le ho provocato parlandogliene. Lo stesso dolore che vedo negli occhi di papà e nelle lacrime che si stanno accumulando nei suoi occhi.
-Bambine perchè non andiamo a guardare la tv?- chiede Jessie a Sonya e Lea, che hanno guardato la scena continuando a mangiare le loro fragole in silenzio.
Annuiscono entrambe e Jessie si alza dando un bacio sulla guancia a mamma, per poi fare una carezza a papà per dargli conforto.
Papà Blaine resta con noi, forse per dare conforto agli altri due, o forse perchè non ha le forze per muoversi da quella sedia. Il suo sguardo è perso, triste, anche nei suoi occhi potrei vedere tutti i momenti insieme a quel ragazzo.
-Era l'amore della mia vita. - dice di nuovo mamma rompendo quel silenzio ormai diventato imbarazzante. -Lo amavo con tutta me stessa. Era tutto per me. È stato il mio primo vero amore, la mia prima volta, il primo che mi ha amata per la ragazzina bassina ed ebrea, che rompeva le scatole a tutti e che metteva i bastoni tra le ruote anche alla sua migliore amica per raggiungere i suoi sogni. Rinunciò a tutto per me, e io rinunciai a lui per me. Il giorno del nostro matrimonio, mi mise su un treno e mi mandò qui, a New York. Qui, dove poi lo tradii, e dove ci lasciammo una volta e per sempre. Speravo di tornare con lui, sapevo che ce l'avremmo fatta, che avremmo superato anche quell'ostacolo, come sempre avevamo fatto, ed eravamo anche sulla via buona, quando quel maledetto giorno...- si ferma per prendere fiato. Le lacrime hanno iniziato a scendere, copiose sul suo viso, colando tutto il trucco, e facendo contornare quegli occhi da cerbiatto di un rosso intenso, dovuto alle lacrime.- Dio, quel maledetto giorno. Mi ricordo come se fosse ieri, era sabato, 13 luglio 2013, Carole mi chiama in lacrime. Non c'è più, mi dice. Non capivo, non volevo capire. Sapevo che parlava di lui, Kurt era qui con me. Mi dicendi passargli tuo padre, lo faccio. Vedo la sua faccia, inizia a piangere, e si va a sedere. Capisco a pieno la frase di Carole. Non ci voglio credere. Mi rifiuto di crederci. Dopo un pò stacca la telefonata, e mi abbraccia. Scoppiamo entrambi e credo sia stato il giorno più brutto della mia vita. Ancora peggio è stato avvisare tutti i nostri amici e il professor Shue. Jessie non era con me, era lontano da qui e da Lima. Non sapevo dov'era e poco mi importava di lui in quel momento. Volevo solo vedere un'ultima volta l'amore della mia vita.- mentre parla vedo i miei papà piangere e prendere la mano a mamma.
-Era il mio eroe, e tutt'ora lo è. Mi ha salvato da tante di quelle botte che non ti immagini. A scuola ci prendevano in giro.- dice guardando papà Blaine.-Sai all'inizio eravamo tutti nemici. C'erano le etichette: i popolari e i non popolari. Lui era il quarterback, io e mamma non eravamo nessuno. Quel Glee club, quel gruppo ci ha fatti unire e diventare una cosa. Per me era solo un modello da non seguire, poi diventò mio fratello. Mio padre e sua madre si sposarono ed eccoci, una famiglia al completo. I primi tempi era difficile, non mi accettava davanti agli altri, poi imparò a non vergognarsi di me. Ricordi Rach? Born this way?- chiede a mamma che tra le lacrime annuisce.-Quando tua madre mi passò il telefono con Carole dall'altra parte, lei mi passò mio padre. Lui me lo disse. Fu la cosa più straziante, avevo già perso mia madre, e ora avevo perso mio fratello. Non feci altro che piangere per settimane. Tua madre si fece forza più o meno e non pianse quanto piansi io. Ma sapevo che si teneva tutto dentro, io la conoscevo e la conosco, lo sapevo. Era mio fratello, ma per lei era l'amore, il primo amore. Immaginai come potesse essere doloroso per lei. Non sapevo che fare, le stavo vicino, ma più di tanto non riuscivo a fare. Ci facemmo forza a vicenda. Poi arrivò il funerale. Lì crollai, e lei ancora di più. Il terzo giorno più brutto della mia vita. Ormai sono passati più di quindici anni, non fa male come una volta, ma fa male lo stesso.- dice infine papà.
Mi ritrovo con il viso bagnato dalle lacrime, e non resisto, mi alzo e abbraccio mamma, più forte che posso. Poi vado da papà e faccio lo stesso.
-Siediti.- dice mamma, asciugandosi una lacrima solitaria sulla sua guancia.-Abbiamo scelto il tuo nome per lui, sapevamo che saresti stato degno di quel nome, e che in fondo anche se non lo conoscevi o non hai il suo sangue, tu, sei come lui, hai l'anima buona come lui. Non farci ricrede e ora che sai la sua storia, o almeno le nostre versioni della sua storia, rendilo e rendici orgogliosi del nome che porti. Ti vogliamo bene.- dice baciandomi la fronte per poi dirigersi al piano di sopra.
Di sicuro non deluderò le loro aspettative. Sarà esattamente come lui, e anche lui da li su sarà orgoglioso di me.
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Message 17
Sono anni che non ti scrivo, e credo che questa sia l'ultima volta che lo faccio.
Gli ho raccontato la tua storia, la nostra storia. Voleva sapere, e dovevamo dirglielo. Sono sicura che porterà il tuo nome con orgoglio. Sarà degno di quel nome, del tuo nome.
Lo sai che ti amo, e che ti penso sempre.
Ti amo amore mio.
Ciao.
FINE
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Missing half of me// Finchel
FanfictionDopo la dura perdita del suo amato, Rachel Berry riesce a sfondare a Broadway come aveva sempre sognato, sposa un uomo brillante e di altrettanto successo. Ma nonostante la sua vita sia piena, il suo cuore no. A distanza di anni scrive ancora a que...
