Erano passati almeno due giorni da quando Saura e lo scheletro si erano rivolti la parola l'ultima volta. O almeno, da quando avevano intrapreso un vero e proprio discorso : in quel tempo, solo Tempus parlava, o per introdurre cosa aveva preparato per il determinato pasto, o per chiederle qualche informazione sugli umani (ma senza successo). Non aveva mai accennato o chiesto se aveva giá preso una decisione riguardo alla proposta che lui le aveva fatto.
In compenso però, lei non aveva mai smesso di pensarci. Un vortice di domande le frullava in testa : "Posso fidarmi di lui?" "Dovrei eliminarlo appena riprendo le armi o risparmiarlo per sfruttarlo?" e soprattutto "Che cosa intendeva dire con - Non funzionerá - ?".
<< Ma certo che funzionerá >> disse a voce alta e decisa, nella stanza vuota << Lui crede che avrá la mia pietá ... ma si sbaglia, perchè sará proprio lui che mi porterá a compiere la mia missione, la liberazione degli Umani, la nostra Vendetta! >>.
Si udì uno schiocco sonoro provenire dal caminetto sbilenco. La ragazza voltò in fretta lo sguardo verso la fonte del rumore, e rimase immobile per alcuni istanti prima di avvicinarsi e controllare. Scoprì che una mattonella si era scostata dalle altre, risultando ora removibile.
Con cautela, rimosse la pietra e scoprì che nascondeva una cavitá assai piccola, dove era contenuto un solo, polveroso oggetto.
Saura prese quello che sembrava un anello dorato, e ripulendolo con un dito, svelò uno splendido smeraldo di forma triangolare incastonato in cima ad esso. Altre tre piccole pietre verde scuro a forma di petalo erano rivolte verso il centro del triangolo, ognuna tangente un lato di esso.
Lei se lo rigirava tra le mani, non sapendo bene perchè un monile così prezioso si trovava nascosto in un simile posto.
Convinta che lo avrebbe potuto vendere una volta tornata in superficie, lo mise nella tasca della giacca, e risistemò al suo posto la mattonella.
La mattina seguente era decisa a dare la sua risposta allo scheletro, che puntualmente, entrò bussando per portarle la colazione.
Questa volta era stata lei a parlare per prima, bloccandolo : << Ho preso la mia decisione : verrò con te >> disse freddamente, guardandolo nelle orbite nere, sguardo che lui sostenenne, mentre un sorriso si faceva largo sotto al suo 'naso'.
<< Molto bene >> iniziò << partiremo domani mattina >>.
<< Partiremo immediatamente, se non ti dispiace >> continuò lei, in tono autoritario, facendo scomparire il sorrisetto dello scheletro << ho giá perso fin troppo tempo qui >>.
<< In tal caso, vado a predere il tuo...equipaggiamento >> disse velocemente, e scomparve al di lá della porta, per poi riemergere poco dopo con la cintura dove era rinfoderata l'arma della ragazza.
Quando uscirono dalla baracca erano ancora nelle caverne viste precedentemente, dove l'aria umida e il freddo non erano estranei a Saura, che non potè fare a meno di rabbrividire sotto la sua giacca leggera.
Tempus, che non aveva (ovviamente) problemi con quelle basse temperature, vedendola tremare, le offrì il suo giaccone verde smeraldo, che lei rifiutò con sdegno.
<< Ti dico solo che dove andremo ora sará molto più freddò >> la ammonì lui ridacchiando << tra poco saremo alle porte del cosiddetto 'Bosco di inverno' >>.
Infatti, ben presto la temperatura si abbassò, e la neve candida sostituì la pietra dura e scivolosa delle caverne.
Ad un certo punto, su di loro si aprì una volta immensa, come se si fossero introdotti in una caverna infinitamente più grande, il soffitto così elevato che assomigliava al firmamento notturno ma senza stelle o Luna.
Una foresta ghiacciata si estendeva maestosa davanti a loro, attraversata da un piccolo sentiero tracciato da poche sporadiche impronte.
Gli alberi scintillavano, ricreando una sorta di luce soffusa che si diffondeva in ogni dove.
L'unica fonte di luce, oltre alla lanterna che aveva Tempus con sè, erano dei funghi luminosi.
Questi, a differenza di quelli precedentemente visti, erano di colore azzurro o blu, la cui luce era aumentata dal riflesso degli alberi ghiacciati.
Alcune domande ora le sorsero spontanee : 'A che profonditá erano? Come poteva esserci neve sotto terra? E come riusciva a resistere a quella pressione?'
Aveva la tentazione di chiederlo allo scheletro, ma l'odio che provava per i Mostri superava perfino la sua curiositá.
<< Dove stiamo andando esattamente? >> chiese lei ad un tratto, fermandosi a qualche passo dallo scheletro, che la precedeva.
<< Beh, questa è la strada più veloce per la capitale, Belthoria >> iniziò lui << che è a un giorno di cammino da qui. >> e riprese a camminare.
'Era la veritá? O la stava imbrogliando?' queste domande rimersero come erbacce nella mente della ragazza, che continuò a tenersi a distanza dallo scheletro.
Il viaggio proseguiva lentamente, e con difficoltá, dato che aveva iniziato a nevicare (con sorpresa di Saura), e la strada battuta dai mostri tra i funghi era ormai irriconoscibile.
<< Cosa ti ha fatto cambiare idea? >> Chiese Tempus ad un tratto, guardando la ragazza alle sue spalle.
Lei non rispose subito, sorpresa dalla domanda, ma dopo poco si riprese :
<< Dovevo sapere >>.
Ora lo scheletro sembrava confuso.
<< Sapere..?>>
<< Si. Cosa intendevi dire con : 'non funzionerá' ?>>
Tempus fece un sospiro.
<< So...che non hai cambiato la tua idea, ancora >> iniziò lui << vuoi ucciderci. Tutti. Ma anche se fai questo, non otterrai quello che vuoi. La Vendetta non vi restituirá niente. È un sentimento pericoloso, che vi fará estinguere comunque. So quello che ti hanno detto, che siamo stati noi Mostri a rubarvi il potere. Noi a condannarvi. Ma avete fatto tutto con le vostre mani, fin dal principio >>
si fermò, e guardò la ragazza negli occhi
<< ma tu. Su di te non si sono sbagliati. Tu puoi davvero cambiare qualcosa. Puoi fare la differenza, salvarci tutti, perchè tu sei più ...>> la sua voce si affievolì, fino a diventare un sussurro << ... come noi, sotto certi aspetti >>.
<< Come...osi >> inziò lentamente lei << Come osi dire che io sono più simile a voi che alla mia specie? Alla mia famiglia ?>> la sua voce ora era quasi un urlo di rabbia, intento a trapassare lo scheletro da parte a parte.
<< Che ... che io sia ...un mostro >> concluse lei, ora quasi parlando a se stessa.
Rimasero per qualche secondo a guardarsi, gli occhi pieni di disgusto e rancore di lei in quelli tristi e delusi di lui.
Intanto, una brezza gelida aveva preso a soffiare tra gli alberi cristallizzati, facendo svolazzare gli abiti dei due viaggiatori immobili nella neve.
Un rumore di rami spezzati bruscamente frustò l'aria, inquinando i sospiri del vento, e prima che uno dei due compagni potesse dire o fare altro, un ruggito irruppe nell'aria come un tuono.
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Anothertale
أدب الهواةDopo una sanguinosa guerra, due entitá fondamentali del pianeta, Umani e Mostri, decidono di separare le loro strade : i secondi si ritirano a vivere pacificamente nel sottosuolo, protetti da una Barriera che impedisce agli uomini di cuore impuro d...
