Capitolo uno

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Mi vestii distrattamente con un paio di jeans neri e una camicetta bianca e mi diressi in cucina per prepararmi una bella tazza di caffè, la spinta adatta per una lunga giornata di lavoro.
Fui costretta a fare tutto di corsa se non volevo arrivare in ritardo per l'ennesima volta perciò, dopo aver bevuto il caffè mi diressi velocemente in bagno ed applicai un po' di mascara sulle mie ciglia che a dirla tutta erano già abbastanza lunghe e del correttore per coprire le mie perenni occhiaie sotto agli occhi.
Presi la borsa e salutai Camilla, il mio gatto, mi chiusi la porta alle spalle e scesi velocemente le scale senza nemmeno curarmi di tutto il rumore che stavo facendo.
Frugai nervosamente le mani nella mia borsa alla disperata ricerca delle chiavi della mia macchina, finalmente le trovai e riuscii ad aprire senza troppi problemi lo sportello della mia auto.
Arrivai a lavoro in ritardo di soli cinque minuti, e nessuno sembrava farci caso, perciò mi annodai il grembiule in vita e mi diressi verso un tavolo che aspettava un cameriere che prendesse loro le ordinazioni.
"salve, cosa desiderate?" annunciai fermandomi di fianco al tavolo e sfoggiando un grosso sorriso sul mio volto "si salve, due muffin al cioccolato e una ciambella con tanta glassa" annotai tutto sul mio block notes, annuii distrattamente e mi allontanai dal tavolo portando la comanda in cucina.
Era giovedì mattina ma il locale era stranamente pieno di gente, e la giornata passò velocemente.
All'una e mezza il mio turno finii e potei tornare a casa giusto in tempo per farmi una doccia, prepararmi ed andare in conservatorio per frequentare i miei corsi.
Faceva particolarmente caldo quel giorno e un afa terrificante mi sorprese appena uscii dal locale.
Arrivata finalmente davanti al portone del mio palazzo, salii freneticamente le scale rischiando più volte di inciampare data la mia scarsa coordinazione, aprii la porta del mio appartamento e mi ci buttai letteralmente all'interno.
Scalciai via le scarpe e andai in bagno dove, dopo essermi tolta i vestiti, mi infilai nel box doccia e accesi il getto freddo dell'acqua.
Cercai di finire la doccia in meno tempo possibile, così uscii dal box e coprii il mio corpo da un semplice asciugamano lilla, mi asciugai distrattamente i capelli ed uscii dal bagno dirigendomi verso la mia camera da letto.
Presi dell'armadio una gonna nera e una magliettina molto leggera così da non avere il rischio di schiattare dal caldo in mezzo alla strada.
Optai per utilizzare i pochi minuti rimasti per bermi un caffè, e dopo essermene scolata un'enorme tazza, uscii dal mio appartamento.
Il conservatorio non distava molto da casa mia ma decisi ugualmente di prendere la mia auto.
Arrivai con un leggero anticipo, così da poter occupare i posti migliori.
Dopo qualche minuto l'aula era già piena di gente ed anche il professore fece ingresso con un grande sorriso stampato sul volto e cominciò a spiegare freneticamente senza darmi nemmeno il tempo di scrivere qualsiasi tipo di appunto.
Dopo circa una mezz'oretta passata a spiegare, il prof. Melendez ci fece cantare a turno una delle nostre canzoni, era la mia parte preferita della lezione perché in un certo senso riuscivo a capire cosa passava per la testa ai miei compagni, ero convinta che in qualche modo le persone scrivessero di se stessi nelle proprie canzoni e la cosa mi allettava alquanto.
Quando la lezione finii, raccattai tutte le mie cose e, nonostante avessi cercato di fare più in fretta possibile, fui l'ultima a lasciare l'aula.
"Ei scusa, ma in questa aula non ci dovrebbe essere il corso di musica?" mi domandò una voce roca proveniente dalla mia destra, mi voltai notando un gruppetto di circa 5 ragazzi, "si dovrebbe, ma ormai è finita" ammisi corrugando la fronte, uno dei ragazzi borbottò qualcosa per poi allungarmi la mano "ah comunque io sono Harry" afferrai la mano e la strinsi delicatamente "piacere, io sono Giulia".
Sorrisi ai 5 ragazzi e mi allontanai per poi dirigermi verso la mia auto.
Accesi il motore e sfrecciai lungo le strade di Los Angeles pensando costantemente al ragazzo che avevo appena conosciuto, i suoi occhi verdi mi avevano colpita parecchio e non riuscivo a togliermeli dalla mente.
Una volta arrivata al mio appartamento mi buttai letteralmente sul mio divano ed accesi la tv in cerca di qualcosa che potesse soddisfare i miei gusti.
Camilla si stese sulla mia pancia e, come spesso accadeva, mi addormentai in quella scomoda posizione e con la televisione ancora accesa.

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SPAZIO AUTRICE
non è molto lungo ed è anche abbastanza noioso ma essendo il primo capitolo non poteva succedere nulla di troppo eclatante.

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