capitolo cinque

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Mi ricordavo poco o niente della serata precedente e questa mattina mi ero svegliata con due enormi occhiaie sotto agli occhi ed un forte mal di testa, così, dopo essermi presa una tachipirina ed aver applicato una quantità industriale di correttore sotto ai miei occhi, mi ero vestita con un paio di leggins neri ed un maglioncino leggero ed ero uscita di casa per andare a lavoro.
Non faceva caldo quella mattina e mi maledii mentalmente per non aver portato con me la mia giacca in pelle.
Arrivai in anticipo, così decisi di fermarmi dallo Starbucks più vicino per prendermi una quantità eccessiva di caffè macchiato nonostante lo avessi già bevuto prima di uscire di casa.
Pagai la mia bevanda alla cassa e mi diressi verso il locale dove lavoravo per infilarmi la divisa e cominciare a servire gli svariati clienti che occupavano i tavoli.
Era domenica perciò avevo solo poche ore di lavoro ma nel pomeriggio sarei dovuta andare a recuperare la mia auto dal meccanico, perciò quando finii il mio turno mi incamminai per le vie di Los Angeles fermandomi ad un chiosco di hot dog e pagandone uno che mangiai durante il tragitto che portava dal meccanico.
Dopo aver camminato parecchio tempo arrivai finalmente all'officina dove si trovava la mia auto così per potermela riprendere e ricominciare ad usarla costantemente come facevo fino a pochi giorni fa.
Arrivai a casa senza molti sforzi grazie alla mia punto bianca a cui ero affezionata, non so nemmeno per quale motivo, ma era come se fossimo legate da un nastro invisibile che non ci lasciasse stare troppo distanti per troppo tempo.
Salii distrattamente le scale dell'edificio ed entrai nel mio appartamento dove un piacevole calore mi avvolse.
Dopo aver scalciato via le scarpe ed essermi messa una tuta mi buttai sul divano aspettando che la cioccolata che avevo messo sui fornelli si preparasse alla perfezione.
Attesi pochi minuti e poi mi versai la bevanda calda dentro una tazza bianca.
Mi buttai nuovamente sul divano e scolai la bevanda bollente in men che non si dica mentre facevo zapping dei canali alla tv per cercare qualcosa di interessante, quando sentii qualcuno bussare alla mia porta.
Nonostante non aspettassi visite, mi precipitati ad aprire.
"ma che diamine..." mi lasciai sfuggire non appena la chioma riccia di Frederick fece capolino da dietro la porta.
Ricordavo vagamente ciò che era successo la sera precedente con lui, ma non riuscivo a capacitarmi del fatto che ora fosse fuori dalla porta del mio appartamento.
Dovetti sbattere più volte le palpebre per autoconvincermi che non fosse tutto un dannatissimo sogno.
Un sacco di domande si fecero spazio nella mia mente.
Un brivido mi percorse la schiena, ma non era un brivido di piacere, era più di inquietudine, ansia e forse molto altro, come faceva a sapere che quella era proprio la porta del mio appartamento?
Di sicuro non stava passando per quella strada mentre scrutava attentamente i nomi scritti sui tasti dei vari citofoni, e non solo perché solo un pazzo psicopatico farebbe una cosa del genere, ma anche perché la via dove si trovava il mio appartamento era molto lontana dal centro di Los Angeles ed era sempre molto deserta.
Mi aveva seguita? Può essere.
È una cosa normale? No, assolutamente no.
Forse si era fatto strane idee riguardo alla serata precedente ma era l'alcol a parlare al mio posto e di sicuro non gli avrei mai permesso di baciarmi se solo fossi stata lucida.
Continuai a fissarlo con la bocca spalancata non riuscendo a credere ai miei occhi.
Lui mi scrutava con i suoi occhi azzurri che teneva sempre leggermente socchiusi dando un aria misteriosa persino al suo sguardo.
Un sorriso malizioso si fece spazio sul suo voto mentre mi scrutava attentamente.
Si fece più vicino, e di istinto indietreggiai.
Con la sua mano destra afferrò il mio polso e azzerò la distanza che ci separava strattonato verso di lui.
Dovetti alzare leggermente la testa per poterlo guardare negli occhi, notando in essi un barlume di non so cosa mentre un sorriso malizioso si allargata sul suo volto.
Cercai inutilmente di scansarmi dalla sua presa e come risposta afferrò anche l'altro mio polso.
Mi trascinò violentemente verso di lui, facendo aderire i nostri corpi.
Strinse con forza i miei polsi facendomi storcere il naso dal dolore. Tentai nuovamente di liberarmi dalla sua presa, ma invano.
«non hai più via d'uscita» sussurrò al mio orecchio, rimasi pietrificata sentendo quelle parole mentre la paura si impadronì completamente del mio corpo facendo raggelare ogni mio singolo muscolo.
Mi si formò un enorme groppo in gola e non riuscii più a trattenere le lacrime che segnarono impercettibilmente il mio volto, cadendo sempre più velocemente una dietro l'altra.
Il ragazzo entrò completamente dentro al mio appartamento chiudendosi la porta alle spalle.
Una sua mano mi afferrò la vita facendo scivolare la sua mano dentro la mia felpa.
Cercai di liberarmi, ma lui mi spinse sempre più vicina a lui.
La sua mano raggiunse il mio seno per poi sfilarmi la felpa, le lacrime scesero più velocemente, mentre tentavo inutilmente di coprire il mio seno con le braccia.
Le sua mani arrivarono pesanti sulle mie braccia e le tolsero con violenza da sopra il mio seno.
«non c'è bisogno che ti compri, sei bellissima» la sua voce roca mi arrivò pungente alle orecchie e i miei singhiozzi si fecero più forti.
Le sue mani arrivato ai miei pantaloni e con non poca agilità il ragazzo dagli occhi azzurri me li tolse di dosso, seguiti dagli slip.
Mi accasciai per terra cercando di coprire la mia nudità, ma fu tutto dannatamente inutile.
un ghigno beffardo si allargò sul suo volto, mentre le sue risatine maliziose si sentivano a malapena, contrastati dai miei singhiozzi strozzati.
In poco la sua intimità andò a contatto con la mia, e appena mi penetrò un urlo di disperazione seppur strozzato dai singhiozzi e dalle lacrime fuoriuscì dalla mia bocca.
«è inutile che urli, tanto nessuno ti può sentire» la sua voce arrivava ovattata alle mie orecchie mentre dei gemiti di lamento uscivano dalla mia bocca.
Gli unici rumori che riempivano la stanza erano le mie urla strozzatte ed i miei singhiozzi.

***
SPAZIO AUTRICE:
due cose soltanto:
questa capito le è tipo lunghissimo ma non potevo spezzarlo e due perdonatemi se non c'è un prestavolto per Frederick ma in pratica è una persona che conosco personalmente e quindi boh

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