Le lacrime continuavano impercettibilmente a percorrere le mie gote ormai rosse dalla rabbia, dalla vergogna e chissà cos'altro ancora.
Ero stata violata, non sapevo cosa fare, chi chiamare, avevo solo bisogno di chiudermi in me stessa e piangere, piangere a dirotto.
Ero corricata a terra con le gambe giunte al petto con il vano tentativo di coprire la mia nudità.
I miei vestiti erano sparsi a terra e un gemito di lamento uscì dalla mia bocca al solo pensiero di ciò che era successo poco fá.
Gattonai fino al divano dove trovai il mio cellulare, lo afferrai e digitali quel numero che ormai sapevo a memoria.
«giulyyy»
silenzio.
«giù?»
e ancora silenzio.
Un singhiozzio da parte mia ruppe quella strana atmosfera che si stava creando.
«giù, che succede?»
silenzio.
E poi un altro singhiozzo.
«i-io ho bisogno di...te»
La mia voce era roca forse rovinata dalle urla che erano uscite dalla mia bocca poco fa.
Un fastidioso biiiip mi avvisò del fatto che la mia migliore amica avesse appena chiuso la chiamata.
Continuai a piangere dondolandomi su me stessa.
Dei battiti nervosi sulla porta interruppero i miei singhiozzi strozzati, afferrai una coperta per coprire il mio corpo ancora nudo ed andai ad aprire la porta.
Appena la sagoma di Emily fece capolino da dietro la porta mi buttai tra le sue braccia.
Sentivo le lacrime calde segnarmi il volto ma in un certo senso mi sentivo protetta tra le braccia della mia migliore amica.
Nell'appartamento regnava un silenzio religioso che veniva interrotto ogni tanto dai miei singhiozzi strozzati.
Mi ero fatta una doccia bollente con il vano tentativo di sciogliere i nervi ed Emily mi aveva preparato un the caldo, non mi avevo fatto nessuna domanda, sapeva che le avrei raccontato tutto quando sarei stata pronta per farlo, e farmi domande di tutti i tipi non mi avrebbe di certo aiutata.
Emily mi sapeva capire come nessuno sapeva fare, non per altro era la mia migliore amica.
Passammo il resto della serata a guardare film è mangiare schifezze finché non ci addormentammo l'una tra le braccia dell'altra.
Venimmo svegliate dallo squillare del mio telefono, era mia madre voleva sapere come andavano le cose.
Avrei voluto dirle tutto, confessare ciò che era successo, dirle che mi mancava e che avevo bisogno di lei, ma non ci riuscii, avevo un rapporto un po' teso con mia madre, lei non era d'accordo con la mia decisione di andarmene di casa, diceva che a parer suo non ero ancora pronta e la cosa mi faceva male, e forse non perché pensavo che non si fidasse di me, bensì perché dentro di me sapevo con certezza che lei avesse ragione, non ero pronta, avevo ancora bisogno di lei, ma non volevo darle questa soddisfazione.
Le dissi di star bene, e forse era la bugia più grande che io avessi mai detto.
Non stavo bene, anzi, dire che non stavo bene era un eufemismo, io stavo di merda, e non solo per quello che era successo, la verità è che io stavo di merda da quando mi ero trasferita, in Italia avevo una vita... beh non bella ma per lo meno accettabile.
Vivevo una vita normale, senza troppi problemi, avevo pochi amici, ma abbastanza e anche troppi per me, a scuola andavo bene e mi divertivo, ero felice, mentre adesso non so nemmeno cosa vuol dire essere felice.
La mia vita era diventata un susseguirsi di catastrofi, vicende che mi stavano facendo sgretolare piano piano , avevo solo bisogno di calma, ma ancora non sapevo che quest'ultima era proprio dietro l'angolo.
Spiegai tutto ciò che era successo ad Emily senza trattenermi dallo scoppiare a piangere ogni due parole, ma non mi vergognavo, infondo era la mia migliore amica e sapevamo entrambe che avevo bisogno di sfogarmi.
Quel pomeriggio sarei dovuta andare al conservatorio e, mio malgrado, dovetti cacciare di casa la mia amica.
Mi truccai distrattamente con un po' di mascara un filo di eyeliner ed una quantità industriale di correttore sotto agli occhi per coprire le occhiaie.
Indossai un paio di jeans e una canotta ed uscii di casa.
Arrivai in perfetto orario, e quando entrai nell'aula diversi alunni erano gia seduti, il mio sguardo saettò da una parte all'altra della stanza alla ricerca di quei dannati occhi verdi.
Non trovando Harry mi rassegnai ed occupai un posto a sedere.
Dopo pochi minuti la stanza affondò nell'oscurità e la lavagna elettronica cominciò a proiettare diverse immagini.
Sentii qualcuno avvicinarsi, ma non ci feci caso e continuai a guardare il filmato, distolsi lo sguardo solo quando sentii una voce roca, ormai a me familiare, giungermi all'orecchio.
"Hey" sussurrò il mio interlocutore facendomi sobbalzare appena sentendo il calore del suo alito all'orecchio e facendomi intendere la poca distanza che ci separava.
Mi voltai leggermente e alzai la mano in segno di saluto, non essendo abbastanza stabile psicologicamente per poter parlare.
Il suo volto si illuminò da un grande sorriso, un sorriso di cui solo Harry era dotato a mio parere.
"I tuoi amici?" riuscii a sussurrare appena portandomi nuovamente verso il filmato.
Lui si sistemò meglio sul sedile, ma non rispose.
Finita la lezione raccattai le mie cose, e per mia sorpresa seguita da Harry, mi diressi verso l'uscita.
Il ragazzo dai capelli ricci si mise al mio fianco e con tono molto pacato mi invitò a prendere un caffè, declinati l'invito, non tanto per un motivo preciso ma per il semplice motivo per cui non conoscevo affatto quel ragazzo e andare persino con lui anche solo a prendere un caffè, mi sembrava una mossa azzardata.
"Almeno lascia che ti accompagni alla macchina" avvertii un attimo di titubanza nel suo tono ma accettai almeno questo.
"Sai, spero di legare con te, mi sembri una persona molto simpatica e affidabile", i lati della sua bocca si alzarono in un piccolo sorriso di timidezza e cominciò a torturarsi le mani.
Sorriso di ricambio, "anche a me piacerebbe" confessai.
con un gesto della mano salutai il ragazzo ed entrai nell'abitacolo della mia auto.***
SPAZIO AUTRICE
nuovo capitolo, perdonatemi per l'attesa ma con la scuola e tutto il resto ho avuto un po' di problemi.
Non ho ancora ricontrollato il capitolo ma lo farò al più presto
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FanfictionNon sapevo perché mi importasse così tanto di Harry che fino a qualche giorno fa era solo un perfetto sconosciuto, ma sentivo che qualcosa stava cambiando e la cosa non mi piaceva affatto.