Capitolo 2> Un semplice mago

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Alberi, solo alberi, era tutto ciò che si vedeva per miglia e miglia. Una foresta tropicale dalla bellezza che solo quel luogo nel sud poteva offrire.
Pappagalli, serpenti e altre creature di ogni tipo abitavano quel luogo.

Il cinguettio degli uccelli fu interrotto dallo scalpiccio di passi e dal rumore di foglie e rami calpestati da un animale in fuga.
Un uomo, rincorreva un cerbiatto per banchettare con le sue teneri carni.
Tutto fu veloce, egli pronunciò una litagna incompressibile e il cerbiatto cadde a terra inerme.
L'uomo si abbassò il cappuccio, ne uscì una chioma folta e bionda, come la neve baciata dai primi raggi del sole invernale.
Aveva gli occhi azzurri come il cielo e luminosi come stelle scese in terra,
I lineamenti erano marcati come quegli di un uomo e su di essi cresceva una barbetta rada tagliata a mo' di pizzetto.
Era vestito con una casacca in stoffa azzurra, stivali in pelle neri, e guanti neri, tutto con eleganti ricami d'oro.
Al dito portava un anello in argento con sopra raffigurato in zaffiro una colomba con in bocca un libro. Era lo stemma dei maghi.
Probabilmente stava procurando del cibo per i mercenari.
In quei tempi di guerra capitava spesso che i maghi svolgevano piccole commissioni per i mercenari dato che molti si trovavano al fronte.
"Con queste carni tenere mi spetta una fruttuosa ricompensa"
Pensò l'uomo soddisfatto mentre sfilava dalla sua cinghia il coltello da caccia.
Si avviò verso l'accampamento con le pelli in una mano e la carne nell'altra.
Un animale, simile a un puma bianco, attirato dall'odore del sangue attaccò l'uomo, che colto impreparato si vide costretto a scappare. Corse, corse come fece una volta sola in tutta la sua vita.
Una vita che vuole continuare,una vita che non vuole smettere.

La storia di un DaevaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora