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«No Jungkook, io ho sempre avuto bisogno di te!»

«Ah sì? Allora spiegami perché te ne sei andato!»
Jungkook urlò, la voce rotta dal dolore. Le sue mani tremavano e le lacrime gli rigavano il volto senza sosta. «Ero solo un bambino, Taehyung! Solo un fottuto bambino!»

Quelle parole esplosero nella stanza come un tuono. La tensione che da giorni li soffocava, ora era diventata tempesta. Entrambi lo sapevano: prima o poi, quella bolla sarebbe esplosa. E ora i frammenti taglienti delle loro verità non dette stavano lacerando ogni cosa.

«Jungkook, ti prego, lasciami parl–»

«NO! Se devi riempirmi di altre bugie, risparmiamele. Tu non c'eri. Tu non sai cosa ho passato! Non hai idea di quanto abbia fatto male. Quando ho scoperto che eri in ospedale, mi è crollato il mondo addosso. Come poteva essere possibile? Un attimo prima eri tornato... e quello dopo di nuovo... via. Come sempre.»

Gli occhi di Jungkook erano pieni di disperazione, rabbia e amore. Un miscuglio troppo potente per essere contenuto.

Taehyung non disse nulla. Fece solo una cosa. Lo afferrò con entrambe le mani e lo baciò.

Un bacio tremante, urgente, pieno di tutte le parole mai dette. Voleva trasmettergli tutto in quel momento: la paura, il rimorso, l'amore mai svanito. Non ti ho mai odiato, Jungkook. Ti ho sempre amato.

Jungkook rimase immobile, spiazzato. Ma bastò sentire il calore di quelle labbra, quella scossa viva che gli attraversò la pelle, per lasciarsi andare. Lo ricambiò. Gli cinse i fianchi con forza, attirandolo a sé, come se volesse ancorarlo alla realtà, impedirgli di scappare ancora.

Le emozioni esplosero tutte insieme. Si sentiva libero, leggero, come se un peso enorme si fosse dissolto all'improvviso.
Taehyung aveva le mani calde sul suo viso, lo accarezzava piano, asciugandogli le lacrime una ad una con i pollici. Le dita tremavano, ma il tocco era dolce, reverente, come se avesse paura di romperlo.

Il maggiore intensificò il bacio, cercando l'accesso alla bocca del più giovane, che glielo concesse senza pensarci.
Le loro lingue iniziarono a rincorrersi in una danza lenta e famelica, si cercavano, si intrecciavano, si appartenevano. C'era bisogno in quel gesto, ma anche conforto, casa.

Jungkook aprì gli occhi per un attimo. Davanti a sé, una visione che lo lasciò senza fiato: Taehyung con i capelli arruffati, le guance arrossate e gli occhi chiusi in un'espressione quasi fragile. Una bellezza che mozzava il fiato, eterea, reale.
Gli sembrava impossibile che quella creatura fosse sua. Eppure lo era sempre stata.

Si baciarono ancora, fino a che l'aria mancò. Si separarono solo per respirare, con il fiato corto, le labbra gonfie, arrossate, e gli occhi pieni di tutto ciò che non riuscivano ancora a dire.

Taehyung provò a parlare, con un filo di voce. «Io...»

Ma Jungkook lo fermò posando due dita sulle sue labbra.
«Non dire niente, Tae. Ho capito tutto.»

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