Capitolo 6: La sparizione

280 10 1
                                        

Hermione osservò con interesse il dossier che aveva ricevuto quella mattina. Il primo foglio consisteva in un documento su cui torreggiava il logo del Ministero della Magia. Non era tanto diverso da decine di documenti che leggeva ogni giorno. Era uno dei tanti casi che arrivavano ogni giorno sulle scrivanie dell'Ufficio per l'Applicazione della Legge sulla Magia. Quel caso, però, era arrivato nel suo ufficio e nella sua scrivania, ovvero quella della vice-direttrice. In un primo momento non aveva capito perché avessero chiamato lei. Era un caso di sparizione, piuttosto strano certo, ma comunque non da scomodare un pezzo così grosso del Ministero già in fase preliminare. Poi capì. Quella sparizione avveniva a pochissime miglia da Hogwarts.
Si era allora seduta nel suo ufficio e aveva iniziato a esaminare attentamente il dossier. Un ragazzo sulla trentina era sparito improvvisamente dalla sua casa, che era stata trovata distrutta. Piatti e vetri rotti, sedie rovesciate, tavoli divelti. Eppure non sembrava opera di un animale, ed Hermione lo notò subito. Oltre ad avere un raggio di letture estremamente ampio, cosa che le permetteva di avere molte conoscenze in più della gran parte dei suoi coetanei, aveva avuto anche una lunga esperienza sul campo. Prima di approdare in quell'ufficio, si era trovata a svolgere un attento lavoro per il riconoscimento dei diritti degli elfi domestici e di altre creature magiche. A partire dalle sue dichiarazioni era scaturito un grosso scandalo e ogni attacco da una bestia magica avvenuto in quei mesi si era tramutato in un attacco nei suoi confronti dell'ala più conservatrice della comunità magica, ostile a qualsiasi concessione a chi era diverso da loro. Hermione allora si era messa a studiare la casistica di ogni caso, sviluppando una certa familiarità con le varie tipologie di aggressioni. Quella non sembrava simile a nessun animale di sua conoscenza, ma non era qualcosa di non visto. Gli sembrava una di quelle numerose scene del crimine che si vedevano sulla Gazzetta del Profeta nei suoi ultimi anni di scuola. Gli attacchi dei Mangiamorte ai loro oppositori. E ciò non le piaceva per nulla.
Passò il tempo ad analizzare tutti i documenti che erano lì presenti, senza curarsi dell'orario.
Un lieve bussare alla porta la fece rinsavire.
- Sì?
La chioma rossa di suo marito fece capolino da dietro la porta.
- Ah, Hermione, sei qua! A casa non ti trovavo...
Lei guardò l'orologio appeso sopra la porta e impallidì. Erano le sette meno un quarto e alle sette dovevano trovarsi da Harry per festeggiare il suo compleanno.
- Diavolo! - esclamò lei, sbattendo il plico di fogli sul tavolo, cosa che fece trasalire Ron.
- Ehm... tutto bene?
Lei rialzò lo sguardo verso di lui. Si era dimenticata che era lì.
- Ah... sì, scusa. Non ho guardato l'orario.
- Andiamo allora?
Lei annuì, chiudendo il fascicolo su cui aveva lavorato, per poi chiuderlo a chiave in un cassetto, nascosto da un doppio fondo. Era meglio essere prudenti, soprattutto con una spia del Maestro nel Ministero.
Prese con sé l'altra copia, che avrebbe consegnato a Harry. Sapeva che non poteva fare una cosa del genere, e l'istinto per l'assiduo rispetto delle regole era ancora fortemente radicato in lei, ma come aveva ormai fatto molte volte, lo ignorò.
- Ron.
Lui sorrise - Hermione, c'è qualcosa che ti turba, è abbastanza evidente.
Lei annuì - Tu sei nel tavolo che si occupa della sicurezza di Hogwats, vero?
Ron assentì.
- C'è questo nuovo caso a cui sto lavorando... potrebbe essere nulla, oppure qualcosa di molto oscuro.
- Ovvero?
- Una sparizione. La casa è distrutta e sembra proprio che non sia stata una bestia.
- Miseriaccia - mormorò Ron, facendole segno di entrare in uno dei caminetti - fammi avere tutto, domani inizierò subito a fare dei controlli. Ma ora sbrighiamoci, che se mia sorella è di cattivo umore e noi arriviamo tardi, rischiamo di non poter più indagare su nulla. Mi spiegherai meglio a tavola.

*


Ron ed Hermione furono gli ultimi due ad arrivare e la cena iniziò con una ventina di minuti di ritardo. Non che a Teddy non dispiacesse. Da buon osservatore com'era, gli piaceva passare del tempo ad analizzare le persone senza dover far conversazione. Eva, di fianco a lui, si sentiva terribilmente in imbarazzo, per esempio. L'unica volta che aveva parlato ad Harry Potter era stata quando era stata sorpresa fuori da Hogwarts insieme a Baston, mentre perquisivano una scena del crimine. Insomma, quella sera era stata invitata solo per non lasciarla da sola a casa Tonks, ed si sentiva evidentemente fuori luogo. Per fortuna Fred si era messo a parlare con lei e Baston di Quidditch e stava iniziando a sciogliersi.
Harry se ne stava in fondo al cortile di casa sua, a sussurrare parole dolci a Ginny, interrotti ogni tanto da qualcuno che si avvicinava per fargli gli auguri. Sembrava un po' pensoso, ma felice.
Victoire, invece, sembrava piuttosto triste. Stava parlando con sua cugina Molly, ma era evidente che stava cercando qualcun altro. Chissà chi, si chiese Teddy, interessato a districare quel mistero, ma fu distolto dai suoi pensieri dall'arrivo di Ron ed Hermione. Entrambi erano evidentemente felici di essere lì (Ron lo era particolarmente, soprattutto dopo aver visto sua sorella osservarlo con noncuranza, senza alcun segno di risentimento). Però, notò Teddy, entrambi sembravano abbastanza preoccupati. Non avevano addosso quella solita tensione che si creava tra di loro quando litigavano, ovvero molto spesso. Era qualcosa di diverso.
- Teddy! - disse una voce dietro di lui, facendolo sobbalzare.
Victoire gli stava facendo un sorriso radioso, che involontariamente fece aprire anche lui in un grosso sorriso.
- Ciao, Victoire! Come stai?
- Abbastanza bene, dai. Ti stavo giusto cercando.
Teddy sorrise ancora. Gli dava un inaspettato piacere sapere che la persona che Victoire ricercava tanto spasmodicamente era lui.
- Dimmi pure.
- Papà ha ottenuto dei biglietti per la Nazionale inglese di Quidditch il primo settembre, mi chiedevo se vorresti venire con noi a vederla.
Teddy fece una smorfia. Certo che voleva, ma c'era un problema...
- Verrei molto volentieri, ma quel giorno parte l'Espresso per Hogwarts...
La sua faccia si spense tutto d'un colpo, cosa che fece quasi sentire in colpa Teddy. Ma poi lei riprese colore e sorrise di nuovo - Va bene, tranquillo, sarà per un'altra volta. Tanto l'anno prossimo ci vedremo molto più spesso.
- Non vedo l'ora - le rispose, ricambiando il sorriso.
Lei si aprì in un sorriso ancora più aperto. Un tintinnio richiamò gli ospiti al tavolo e Ginny si alzò, il cucchiaio e il bicchiere ancora in mano.
- Come tutti immagino ben sappiate, oggi compie gli anni questo strano personaggio che mi è a fianco - disse, provocando qualche sorriso dalla platea.
- Tredici anni fa - continuò - per me fu un giorno davvero triste. Onestamente credevo che non lo avrei più rivisto. Mai avrei pensato che dal mio sogno, lui si sarebbe trasformato nel mio incubo.
Tutti scoppiarono a ridere, Harry compreso, che la spintonò scherzosamente.
- Mai fidarsi di un Weasley - disse, guardandola dolcemente.
- Detto da uno che parlava con i serpenti, girava sotto un mantello invisibile e si infiltrava di nascosto in tornei esclusivi - commentò ad alta voce George, facendo di nuovo ridere tutti.
Appena si riprese, Ginny ricominciò a parlare - Sono tre decenni che va in giro a risolvere danni, creandone di più grossi, per poi risolvere anche quelli. Harry, facci un discorso!
Il festeggiato si alzò e baciò sulla guancia la moglie.
- Allora, ho parlato molte volte in vita mia in pubblico, ma questa volta mi mancano le parole. Improvviserò.
Fece un pausa, da buon oratore come era diventato.
- A quanto pare ho davvero trent'anni. Un po' movimentati, questo è certo, pieni di delusioni, profondi dolori e grande stress. Ma ho avuto voi. Da quel giorno in cui Hagrid mi venne a prendere la mia vita è cambiata in meglio, anche se questo miglioramento l'ho pagato a caro prezzo.
Hagrid si soffiò il naso rumorosamente.
- Voi, che stasera siete qui, avete reso la vita di un gracile bambino che viveva in uno sgabuzzino una magia. Vi chiedo anche di onorare chi oggi non è qui con noi. I miei genitori, Sirius, Remus, Tonks, Fred e anche Piton (anche se non credo avrebbe partecipato volentieri a questa festa). Se oggi siamo qui a festeggiare è anche per il loro sacrificio. Grazie! E ora mangiamo tutto e speriamo che non sia avvelenato, visto che alcune cose le ho preparate con le mie mani!
Tutti si misero ad applaudire. A Teddy piaceva come parlava Harry, ma era sempre una ferita aperta sentirlo parlare dei suoi genitori. Gli erano state raccontate storie su di loro, come era ovvio, ma lui non smaniava per conoscerli ancora di più. Tenerli lontano da lui era un'ottima strategia per tenere lontano il dolore.
Fu distolto dai suoi pensieri da un pesante sbuffo di fianco a lui. Eva stava nuovamente subendo le petulanti attenzioni di Baston. Non che fossero irrispettose, ma erano sicuramente pedanti, in quanto iniziava a parlarle e continuava per ore.
- Ted, tu che ne pensi? - gli chiese lei, cercando di coinvolgerlo nella discussione.
- Riguardo a cosa?
- Le capacità a insegnare di Dawlish.
Sapeva che quello era un argomento spinoso. Baston faceva spesso, troppo spesso l'idiota, ma mai quando parlava o si trovava di fronte a Dawlish. In quei casi diventata irriconoscibile, freddo come il ghiaccio e silenzioso. La madre di Baston, infatti, era stata arrestata proprio da Dawlish, con l'accusa di essere una Nata Babbana. Se non fosse stato per Baston senior, che aveva assaltato insieme ad altri ribelli la carovana durante il trasporto, probabilmente sarebbe stata condannata al bacio del Dissennatore da quell'orrido tribunale che giudicava il sangue dei maghi.
- Credo che abbia un passato pesante, questo è certo, ma immagino sia pentito. Come insegnante è abbastanza bravo, anche se penso che sia un po' troppo duro, in certi casi.
Eva annuì, convintamente d'accordo, mentre Baston storse il naso, ma non aggiunse nulla. Per quanto lo odiasse e gli parlasse tranquillamente dietro, si capiva benissimo che, in fondo in fondo, sapeva che non era un cattivo insegnante. Andava molto bene in Difesa contro le Arti Oscure, e non solo perché non voleva dare l'impressione a Dawlish di essere inferiore a lui. Gli piaceva la materia.
Finito quel breve discorso Eva e Baston tornarono a parlare da soli. Nonostante la ragazza si mostrava abbastanza scocciata, Teddy aveva iniziato a notare che in realtà non stava mai molto lontana da lui. Cosa abbastanza strana, visto la pedanteria con cui le stava addosso Baston. Insomma, se qualcuno si fosse comportato così con lui, lui lo avrebbe evitato, e aveva un carattere ben più tollerante di quello di Eva. Sorrise pensando a quella strana coppia, così diversa del carattere ma con un affiatamento molto profondo.
Gli ricordava quello di Ron, Hermione ed Harry. E fu proprio loro che guardò, per trovarli seduti al gli uni a fianco agli altri a borbottare silenziosamente.

*


- Vicino a Hogwarts? - chiese Harry, guardando preoccupato i suoi due amici.
Hermione annuì, mentre Ron osservava il vuoto in silenzio.
- Terrificante... In tredici anni di servizio non avevo più visto scene del genere...
Harry teneva sulle gambe il fascicolo che gli aveva dato Hermione, mentre Ginny guardava interessata le fotografie.
- Credo sia il caso di farlo presenta alla McGranitt.
Hermione fece segno con la testa verso la professoressa, che sembrava divertirsi con George Weasley e Hagrid.
- Puoi aspettare ancora qualche giorno. Più che altro metti in allarme gli Auror e il Ministro. Probabilmente Keats sa qualcosa di più.
- Keats come al solito se ne sta sbattendo della nostra privacy - mormorò Ron.
- Vero - convenne Harry - ero riuscito abbastanza a domarlo l'anno scorso, ma, dopo tutto quel casino del mio commissariamento, è tornato a gestire le informazioni come vuole lui.
- Dovremmo stargli più con il fiato sul collo - sostenne Hermione - ma Kingsley lo coccola come uno dei suoi pupilli.
Harry annuì. James Keats era un uomo molto pericoloso, anche se dalla parte del bene. Faceva ciò che faceva per un bene superiore, un bene con cui Harry concordava, ma il metodo con cui ci arrivava non tanto.
- Il problema è che le sue informazioni farebbero comodo.
- Ma così lo informeremmo su ciò a cui stiamo indagando - disse Hermione, poco convinta.
- Tutti i documenti che girano al Ministero sono sicuramente letti da James Keats, figuriamoci un caso di sparizione vicino a Hogwarts. Avrà già fatto aprire le orecchie a tutti i suoi uccellini. Forse vi consentirà qualche informazione. Ovviamente è meglio che prima vagliate tutte le altre strade, se gli chiederete aiuto lui userà tutto ciò che è in suo potere per infiltrarsi dentro l'indagine.
Ron sbuffò - Io onestamente non capisco perché per forza dovevi farti commissariare. Certo, hai rimesso insieme l'Ordine, ma non hai fatto nulla che non potessi fare continuando a lavorare.
Harry si strinse nelle spalle - Dovevo riprendermi. Quando, sotto il tuo controllo, entrano in una scuola e ti ammazzano i tuoi uomini è sempre difficile.
E difficile lo era davvero. Per quanto ormai evitasse di pensarci, il senso di colpa restava. Era il suo compleanno, i suoi trent'anni, ma quanta gente era già morta per lui in quel lasso di tempo? Troppa. Non poteva più permettere altre morti legate al suo nome. Era troppo per una singola persona.
Per questo doveva escludere Ron ed Hermione da quell'indagine. Per questo si era fatto commissariare. Avrebbe indagato da solo, cercando di lasciare fuori pericolo il più ampio numero di persone possibili. L'unica persona che non poteva non coinvolgere era Jim Irons.
Il ragazzo era molto bravo. Scrupoloso, intelligente e coraggioso. Forse era vero che poi non c'era tanta differenza tra Grifondoro e Serpeverde. Jim Irons gli assomigliava molto. E per questo sapeva che avrebbe dovuto coinvolgerlo. Come faceva a saperlo? Perché se gli avessero chiesto all'Harry di tredici anni di prima di controllare una persona e questa persona avesse disobbedito a fin di bene, lui non lo avrebbe denunciato, ma avrebbe fatto di tutto per aiutarlo, anche se l'altro non l'avesse voluto.

Angolo dell'autore


Eccomi di nuovo. Ho finito di scrivere questo nuovo capitolo, ditemi cosa ne pensate! Ovviamente questi capitoli sono di passaggio, quindi in questa fase lancerò molti spunti ma pochi reali scossoni narrativi. Spero di poter aggiornare a breve! 

Davide  

Ted Lupin e il Potter ClubDove le storie prendono vita. Scoprilo ora