Capitolo 3: un disastroso inizio

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Che Ron avesse passato tutta la vita a sentirsi inferiori agli altri era cosa abbastanza risaputa. Ancora a distanza di anni sentiva che il suo contributo durante la seconda guerra magica era stato estremamente marginale rispetto a quello di sua moglie e di Harry. Eppure veniva glorificato in egual modo. Nessuno si ricordava che lui li aveva abbandonati e se ne era tornato a casa. Nessuno a parte lui.
Non era stato un pessimo Auror, questo poteva concederselo, ma neanche era stato così bravo come tutti gli dicevano.
Non voleva più che la vita fosse stressante come nei suoi anni di scuola. Voleva alzarsi ogni mattina, baciare sua moglie e i suoi figli, andare a lavorare con suo fratello, andare a trovare i suoi genitori e uscire con gli amici. Voleva godersi con calma quegli attimi di felicità, senza dover ogni volta avere un groppo in gola pensando che sarebbero stati gli ultimi. Harry, invece, era molto diverso. Nato e cresciuto come il Prescelto, colui che guidava la resistenza contro il Signore Oscuro, colui che lo aveva ucciso, era sempre stato indirizzato a combattere il male. La sua motivazione era molto più profonda di quella che poteva provare Ron. Harry non era interessato solo a combatterlo, ma anche a comprenderlo e cercare di estirparlo alla radice. Ron era anche ormai convinto che Harry non credesse nel male assoluto, ma piuttosto che determinate condizioni avevano portato Voldemort a essere quello che era. Lui voleva eliminare tutte quelle situazioni di marginalità che creavano disparità e rabbia e, infine, il male. Il suo lavoro di Auror non era arrestare e fermare attacchi, ma anche capire cosa era ciò che nella società non funzionava e bisognava cambiare.
Per questo, mentre lui era tornato a lavorare con George, Harry era rimasto ed era diventato il capo dell'Ufficio. Ora, però, aveva bisogno d lui. Di nuovo.
Harry aveva voluto lui a capo dell'Ufficio quando lui si sarebbe allontanato. Quando glielo aveva proposto Ron era stato molto titubante. Non era sicuro. Non lo era neanche in quel momento, a dirla tutta, ma alla fine si era trovato costretto ad accettare. Una cosa aveva imparato dalla sua gioventù: mai tirarsi indietro quando un amico era in difficoltà. Soprattutto se quell'amico era Harry Potter, un personaggio tutt'altro che semplice, con una certa ossessione per mettersi in pericolo. Anche per questo aveva accettato, per tenerlo d'occhio e per evitare che si ficcasse ancora una volta nei guai.
Sapeva che stava ripetendo gli stessi dubbi che aveva confidato a Hermione dopo la seduta, ma non riusciva in alcun modo a farseli passare.
- Cos'è? Hai litigato di nuovo con Hermione? - disse la voce di un assonnato George, quando questi arrivò in negozio. Ron lo aspettava dalle cinque del mattino.
- No, perché?
- Sono le sei e mezza del mattino. E tu sei qui con una faccia da funerale. Immagino che tu abbia dormito qui.
- No, purtroppo no.
George impallidì - Purtroppo? Che vuoi dire? Le è successo qualcosa? E' successo qualcosa ai ragazzi?
Ron scosse la testa.
- E allora qual è il problema?
- Lascio il negozio per un po'.
Il fratello lo guardò interrogativamente.
- Hai presente la seduta del Wizengamot di due giorni fa?
George annuì - Quelli per decidere le sorti di Harry. Come sai, sono tornato ieri notte dalla Germania e non sono riuscito a informarmi.
- Harry si è fatto commissariare per occuparsi a tempo pieno dell'Ordine e del Maestro.
- Lasciando un posto cruciale in Ministero, sapendo che c'è una spia?
- Io sono stato nominato commissario, oggi devo prendere servizio. Per questo devo lasciare il negozio.
George si fermò un attimo frastornato, per poi incominciare a ridere a crepapelle.
- Tu?! Tu a capo degli Auror?! Oddio mio, oggi per i Mangiamorte è Natale.
Ron si sentì come se avesse ricevuto un'Avada Kedavra nello stomaco. Fu talmente scosso che neanche arrossì. Si sentì morire.
- Non c'erano altre possibilità?! - disse con una voce piatta. George, intanto, continuava a ridere.
- Dovevate proprio essere disperati per far ricadere la scelta su di te! Rispolvererai la spilla da prefetto?
- La stavo giusto cercando ieri - rispose, in un timido tentativo di autoironia per cercare di cambiare argomento.
- Hai già pensato a quanti punti toglierai ai fratelli Carrow?
Ron cercò di fare un nuovo sorriso. Fare l'arrabbiato non gli sarebbe servito a molto con suo fratello, anzi, lo avrebbe fatto divertire ancora di più.
Dopo un'altra decina di minuti di risate e battutine, George capì che forse aveva toccato il tasto sbagliato, cambiando modo di porsi: la pietà. Altro modo odioso
Guardando la scena in modo oggettivo si sarebbe tranquillamente capito che quella non era pietà, anzi, George aveva capito che aveva fatto dei danni e voleva far capire al fratello che stava solo scherzando, mentre invece credeva fermamente che il fratello fosse la persona giusta al posto giusto. Ma Ron, ovviamente, capiva solo quello che voleva capire.
- Comunque, ridendo e scherzando, sono sicuro che ce la farai. Insomma, lo hai già fatto e sei stato molto bravo, non devi sicuro preoccuparti più di tanto. Poi collaborerai a stretto contatto con Hermione, dovresti essere felice.
Ed ecco che toccava il secondo punto dolente. Hermione. Sua moglie lavorava spesso a stretto contatto con Harry, a cui Ron si sentiva estremamente inferiore. Aveva paura che, mostrandosi mediocre come era, sua moglie lo avrebbe visto in modo differente. Cercò di sorridere, ma uscì solo un ghigno sbilenco.
- Beh, allora io vado.
- Andrà bene - rispose George, tirandogli una pacca
- Speriamo...

Ted Lupin e il Potter ClubDove le storie prendono vita. Scoprilo ora