Capitolo 1

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Il generale camminava con passo deciso lungo il corridoio, l'unico rumore che si riusciva a sentire erano le sue scarpe lungo tutto il corridoio e le luci al neon che ogni tanto lampeggiavano ad intermittenza sopra la sua testa, nonostante il suo sguardo e la posa fiera maturati in anni e anni di servizio e persone sotto al suo comando se si faceva attenzione, per chi lo conosceva, si poteva intuire -ma solo di sfuggita- una leggera preoccupazione nel suo sguardo, quello sguardo, che aveva fatto impallidire e tremare di paura generazioni intere di cadetti ora era posato sulla porta del lungo corridoio, che mai, negli anni che aveva passato in quel buncher, gli era sembrato così lungo.

Pian piano la porta blindata si avvicinava e un rivolo di sudore gli bagnava la fronte, nonostante non fosse uno a cui piaceva sottostare agli ordini ma, anzi, li dava per abitudine da anni quella mattina avrebbe voluto non essere lui l'amministratore di quel progetto top secret, anzi, gli capitava di fare questi pensieri ogni volta che doveva andare a trovare quello scienziato, gli metteva inquietudine e una certa ansia doverci parlare, emozioni che non si addicevano per niente ad un tipo freddo e calcolatore come lui, la porta era sempre più vicina, e si riusciva a vedere una luce fuoriuscire dalla porta socchiusa, ma dopo tutto, era lui il capo e il responsabile di quel progetto tutti i meriti e le disfatte ricadevano sulle sue spalle non di quelle dello scienziato,non poteva permettersi titubazioni.
Lo scienziato ,Jason, era difficile da contenere anche per i suoi superiori, avevano messo lui a capo del progetto sapendo come era riuscito-nei suoi anni migliori- a domare certi soggetti, ma quella mente era pazza e geniale allo stesso tempo, e lui non riusciva a stare dietro ai suoi discorsi.

Eccola... La porta si ergeva difronte a lui, fredda e imponente quasi come se lo volesse sfidare dicendogli " guarda, sono già aperta, hai il coraggio di entrare?!"
Insomma... Lui era uno dei soldati più valorosi che fossero nati in quel secolo, come poteva una semplice porta farlo anche solo rallentare!!? La afferrò con decisione -il metallo era freddo, così freddo che quasi bruciava- e la aprì di scatto, un rumore orribile si riversò nell'aria, il rumore di una vecchia porta che sembra non fosse mai stata oliata in tutta la sua esistenza, la stanza era impolverata e scura, le uniche luci erano quelle del display della macchina al centro della stanza e di una lampada sulla scrivania, stracolma di scartoffie e ampolle, che si riversavano anche nel pavimento della stanza, nella scrivania c'era anche un uomo che dormiva -o che era svenuto dalla stanchezza- dipendeva dai casi ma visto che non era sulla sua brandina molto probabilmente la seconda, al colonnello gli balenò l'idea di tornare più tardi... MA CHE STAVA PENSANDO!!! Si riportò vicino alla porta e premette gli interruttori delle luci del laboratorio, si avvicinò al corpo riverso nella scrivania che non si era accorto minimamente del cambio di luce, e avvicinandosi sentì aumentare una puzza, che fosse morto e quello fosse il cadavere in decomposizione?

Il generale si avvicinò cautamente al presunto cadavere.
Purtroppo o per fortuna, non fu come aveva pensato poteva vedere la schiena alzarsi e abbassarsi, segno che respirava ancora, l'uomo necessitava solo di una bella doccia e di un buon cambio d'abiti.

<<Dottore, dottore si svegli>> disse scorlandolo con forza
<<AHHHHHH VA TUTTO A FUCO VA TUTTO A FUOCO>> il dottore si ridestò mettendosi ad urlare come un pazzo e sputando nel frattempo addosso al colonnello << Oh, ma sei solo tu Philip, Jason si era spaventato per questo brusco risveglio, di solito l'assistente di Jason non lo sveglia, a meno che non sia qualcosa di importante, e tu non vieni quasi mai, come mai codesta vista? Sei venuto per caso per un po' di the, ce n'è uno nero buonissimo, Jason deve fartelo assaggiare!!!>> e sgusciò via dalla presa ferrea del colonnello per recarsi in un piccolo angolo del laboratorio dove c'era un fornelletto
<<No, non voglio il suo the, e sono il generale Smith, per lei dottor Jason Cromwell>> disse togliendosi la saliva dalla faccia, il suo modo di parlare-sopratutto in terza persona- lo metteva sempre a disagio, perché nonostante Jason fosse un neo laureato prodigio di appena vent'anni, certe volte gli pareva di parlare con un uomo più vecchio di lui, che con i suoi sessantacinque anni si avvicinava a una bene accetta pensione.

IRREVERSIBLEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora