14. Il Distretto degli Istrionici

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Personality Disorders non è esattamente come mi aspettavo. Anche se sinceramente non so cosa mi aspettavo.

Somiglia molto a New York, credo. Anche se io non posso davvero saperlo, perché l'ho vista solo in cartolina.

Era una cartolina sgualcita, quasi come se venisse dal passato, e mi chiedevo sempre da quante mani fosse passata prima di arrivare a me.

Me l'aveva mandata mio padre. Appena due righe e mi sembrava di possedere un tesoro. Un tesoro che poi ho lasciato a sbiadire sul comodino nell'indifferenza.

Ma non importa più.

Gli altissimi grattacieli trafiggono il cielo con i loro mille occhi colorati, e mi ricordano quella città sconosciuta. Sento uno strano calore nel petto, come se fossi finalmente tornata a casa.

È strano, no?

Avere la sensazione di ricordare cose che non si sono mai sfiorate. Come se fossimo tutti all'oscuro di un grande segreto appeso alle nostre spalle. Come se fossimo qui una seconda volta nello stesso posto, senza ricordarlo veramente.

L'appariscenza di Priscilla sembra quasi sbiadire in quel vortice di clacson, schiamazzi, colori elettrici e odori diversi che ci investono.

Il furgoncino sfreccia tra i taxi verde limone, inchiodando ai semafori tutti rossi, mentre io osservo con lo stupore di un bambino le grandi schermate pubblicitarie in cui si rincorrono sguardi lascivi, flash, risate, trucco impeccabile e perdizione.

«Benvenute a Personality Disorders», dice Adore, richiudendo un piccolo specchietto nel palmo della sua mano. Ha appena ritoccato il rossetto e alza lo sguardo lentamente su di me, magnetica come sempre.

«È tutta così?», chiede Ambra, togliendosi la coperta tigrata di dosso e indossando di nuovo i tacchi di vernice nera.

«In che senso, handsome?», Adore inclina la testa appena da una parte, e d'improvviso mi pare un gatto con occhi lucenti.

«Intendo così confusionaria... credo», Ambra si alza in piedi ed è costretta ad abbassare leggermente il capo. Su quei trampoli è troppo alta per il soffitto di Priscilla.

«Oh, handsome! No! Questa è casa nostra, il Distretto degli Istrionici! Ma i quartieri della città sono molto diversi tra loro! Te ne accorgerai!», Adore coglie uno sguardo di Alaska, che le fa segno di aiutarla a chiudere il vestito. Ora indossa un bellissimo abito bordeaux, con un'ampia scollatura sulla schiena.

Cerco con lo sguardo Didì e ritrovo il vestito giallo canarino intento a confabulare con Zucchero, che di tanto in tanto inveisce contro i guidatori (anche se mi pare che sia lei a tagliare la strada a molti).

Mi sorprendo quando vedo che Picasso è tra le braccia di Dalila. Una risata incredula mi affiora alle labbra, e non posso fare a meno di intenerirmi. Forse è per lo sguardo terrorizzato della drag queen che cerca di allontanarsi dalle piccole manine del bambino, protese verso i suoi orecchini.

Quante cose ancora non so di lui? Com'è cresciuto quest'uomo nascosto dai sorrisi?

Una piccola fitta di smarrimento mi punge.

A volte mi sembra di sentirmi al sicuro con alcune persone, mi sembra di provare lo stesso senso di familiarità che ti avvolge caldo quando entri nella tua stanza: la riconosceresti anche solo dall'odore.

Poi invece mi pare improvvisamente di non sapere più chi mi sta accanto. È solo per un secondo. Il tempo di un'ombra che passa sul viso, uno sguardo trascinato altrove, un silenzio che dura troppo. E mi sento annebbiata dal fumo del tempo, come se ballassi con dei fantasmi che sospirano.

Ciscandra - Personality Disorders  || 2° LibroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora