La prima cosa che mi colpisce: l'odore caldo dell'estate inoltrata.
Un vento lento porta il profumo del fieno e dell'erba bagnata. Poi, ecco esplodere il giallo dei campi di grano che si perdono a vista d'occhio. Solo una piccola isola di terra bruna li interrompe. E lì sopra che si erge con braccia magre un salice piangente.
Le nuvole si rincorrono con una velocità impressionante in un cielo grigio che pare sporco. Alcuni stormi di rondini volteggiano in aria, tracciando ampie volte che si gonfiano come respiri.
Percorriamo in silenzio una strada non lastricata che si snoda pigra tra i campi. Forse siamo un po' storditi dalla forte luce che ci circonda dopo la Foresta delle Allucinazioni.
Scintilla cammina al mio fianco. Quando sono uscita dalla casa di Narciso mi pare quasi di aver visto una sorta di sollievo sciogliersi nei suoi occhi accesi.
Mi accuccio per abbracciare il lupo.
Ancora non ho ben capito perché mi sia stato affidato, ma in un certo senso, sento che custodisce una parte di me neonata: una animalità selvaggia che va preservata per sentire la vita più fedelmente.
«Candies! Deduco che la nostra prossima tappa sia quella?», Dalila lo dice piena di entusiasmo e non capisco perché, dato che stagliato contro l'orizzonte ci aspetta lo stesso hotel rosso scuro, che cadeva a pezzi anche nella visione.
Forse la drag queen è così felice perché anche le cose più piccole sembrano straordinarie dopo aver vagato per tanto tempo nell'oscurità.
«Carino», dico, osservando Giglio Cangiante che mi sorpassa con in braccio il frammento-bambino di Brian. Non ho ancora chiesto loro se abbia un nome.
Continuo a camminare sollevando gli occhi sulla struttura fatiscente che si avvicina a ogni passo. Non è un grande hotel, più che altro è davvero alto e stretto. Il tetto è mezzo crollato e le ringhiere dei balconi sono divorate dalla ruggine. Molte imposte, dipinte di un verde ormai scrostato, sono chiuse o accostate. Per terra, accanto all'entrata, c'è una lamiera. Sopra una scritta tracciata con dello spray rosso dice: Hotel degli Inutilizzati.
Quando arriviamo davanti alla porta dell'albergo mi rendo conto che Ambra non è con noi.
Mi volto e la vedo camminare lentamente, come se mettere un piede davanti all'altro le costasse uno sforzo immane. Così torno indietro di qualche passo per avvicinarmi titubante alla bionda che con mia grande sorpresa si appoggia alla mia spalla.
«Ambra...»
«Tranquilla. Ho solo bisogno di fermarmi un attimo», dice mordendosi le labbra secche.
«Ok», dico prendendole il braccio per sorreggerla. È tremendamente pallida e leggerissima. Sembra quasi un aquilone fatto di pelle sottile.
Il cuore-lupo resta dietro di noi guardingo anche quando riprendiamo a camminare.
Dalila si sistema un attimo il vestito prima di bussare al portoncino verde scuro. Un numero quattro, stranamente lucente, è posto appena sopra a uno stretto spioncino.
Ad aprirci la porta è un uomo vestito di nero, truccato pesantemente, rossetto rosso messo male sulla bocca sottile e capelli scuri cotonatissimi e sporchi. Non dice nulla. Ci sorride timido e tenendo la porta aperta ci invita ad entrare.
«Grazie, darling. Finalmente un galantuomo!», sospira Dalila sorridendogli mentre si massaggia il collo, «Veniamo da lontano e siamo stanchi morti. Possiamo fermarci qui?»
«Non è a lui che dovete chiedere», dice una voce femminile dietro di lui.
Quando i miei occhi si abituano all'oscurità riesco a mettere a fuoco diversi dettagli.
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Ciscandra - Personality Disorders || 2° Libro
FantasiE dopo il Mondo Bipolare? Dove conduce quella misteriosa porta sul nulla che Ciscandra ha appena aperto? Sei pronto a scoprire perché nel piccolo paesino di Dissociation le case hanno tutte le pareti piene di cassetti colorati? E se ti dicessi che è...
