•Capitolo 5•Il mar Rosso dentro

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Gemma

"Che bei glutei che ha Michele!" Mi sussurra Clara, mentre io cerco di ascoltare la lezione sull'amore platonico. Non vedevo l'ora di sentir parlare di questa cosa strana chiamata amore platonico, un amore che non ha nulla a che vedere con la dimensione passionale, vista come una cosa di basso livello.

"Che bella faccia di merda che ha Michele." Le rispondo cercando di non alzare la voce. Mi viene da ridere, ma non vorrei fare una brutta figura davanti al professore scoppiandogli a ridere in faccia.

Gemma, concentrati.
La filosofia.

Tra qualche ora rivedrò Andrea!

Improvvisamente il mio cervello fuoriesce dalle quattro mura dell'aula e va direttamente nel mondo dei sogni, il mondo dove mi creo le peggio serie TV a centinaia di stagioni. Addio Gemma, la connessione col mondo reale è andata letteralmente a farsi benedire.

Cosa succederà quando lo vedrò?
Come mi dovrò comportare quando sarà davanti a me?
Devo essere acida e distaccata o devo essere cordiale?
Ho trovato l'amore della mia vita?
Nel dubbio vado in bagno, la mia pancia chiede pietà: non avrei dovuto bere quella tazza di latte stamattina. Il latte ha sempre uno strano effetto sul mio stomaco.

"Professore, posso andare in bagno?" Chiedo alzando la mano.

Blocca improvvisamente il suo discorso -che non stavo più seguendo da un quarto d'ora abbondante- e mi guarda "Gemma, non si va in bagno alla prima ora."

"Non mi sento bene." Mormoro. Sento tutti gli occhi puntati su di me e di sicuro il mio viso sarà andato a fuoco. Che avete tutti da guardarmi? Tornate a dormire su quei banchi lerci e malandati come il vostro cervello.

Seriamente. Perché mi guardano in un modo stranissimo stamattina? Non ho mica qualcosa di strano sulla faccia.

"Vai e torna subito, attenta a non affondare nel gabinetto!" Per fortuna il professore mi lascia andare. È una cosa buona stare simpatica ai prof.

Esco vittoriosa dalla mia classe e corro verso il bagno. Dopo aver messo innumerevoli fazzoletti sull'orlo del gabinetto mi siedo e finalmente capisco perché tutti mi stavano guardando male: i miei jeans e le mie mutandine sono pieni di sangue. Una macchia rossastra e gigante ricopre il tutto e io rimango sconvolta.

Perché tutte a me?
Tra poco devo anche incontrare il mio futuro marito, non posso andare in giro completamente piena di sangue!
Ora che faccio?
Vorrei avere qualche superpotere in grado di farmi sparire da qui all'istante.

Idea!

Dopo essermi abbottonata i jeans, mi tolgo la felpa e la allaccio intorno alla vita, in modo che nessuno noti niente.
Sono un genio e sono fiera di essermi salvata da questa situazione, dovrebbero farmi una statua con tanto di scritta Gemma, colei che ebbe combattuto nel mar Rosso per salvare la sua reputazione.

Esco dal bagno tutta contenta e, con tutto il coraggio del mondo ritorno in classe.

E se Andrea vede che mi sono sporcata?

Scaccio dalla testa questo pensiero orribile e ritorno dalla mia compagna di banco. La prima ora è ormai giunta al termine e tutti stanno già tirando fuori i libri per la prossima.

"Gemma, ti guardavano tutti." Mi dice Clara, dispiaciuta.

"Cosa ci posso fare se non me ne sono accorta?"

"Come fai a non accorgertene?"

"Pensavo che il mal di pancia fosse dovuto al latte!"

"Certo che sei proprio scema."

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