1. Smash and Entrance.

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​«La vita non è che un grande tendone da circo: c'è chi è nato per camminare sul filo teso senza mai guardare in basso, e chi è destinato a fare la parte del clown, sorridendo mentre il mondo ride di lui.»

​I finestrini neri del furgone bloccavano qualsiasi visuale del mondo esterno, lasciando Maya immersa in un'atmosfera cupa e claustrofobica.

​Al volante c'era Zack, anche se definirlo concentrato sarebbe stato un insulto alla decenza. Aveva l'aria perennemente da scemo, lo sguardo distratto e un atteggiamento che sembrava urlare quanto poco gli importasse di tutto ciò che lo circondava. Per quanto ne sapeva lui, Maya era solo l'ennesima matricola qualunque, una faccia nuova da scaricare alla Rouge Freakshow Academy, senza minimamente immaginare che fosse la sorella di Charlie.

​Accanto a lui, Chris continuava a giocherellare nervosamente con le mani, lanciando occhiate preoccupate a Zack e alla strada.

​Un'attitudine fin troppo rilassata, la sua. Bastò un attimo di distrazione di troppo, una sterzata calcolata male o uno sguardo di troppo allo specchietto, perché il furgone perdesse completamente il controllo. Un sobbalzo, le gomme che stridettero sull'asfalto e...CRASH...

​Il furgone finì dritto contro la facciata di una banca situata proprio nei pressi dell'accademia, centrando in pieno l'ingresso con un tonfo sordo che fece tremare i finestrini oscurati.

​Lo spettacolo alla Rouge Freakshow Academy non era ancora iniziato ufficialmente, ma il botto d'apertura era stato decisamente servito.

Dal cofano del furgone, ormai incastrato a metà tra la porta automatica e la reception della banca, continuava a salire una leggera nebbiolina di vapore, mentre il clacson rimasto bloccato emetteva un fischio sordo e lamentoso.
All'interno dell'abitacolo per qualche secondo regnò il silenzio più totale. Poi, qualcuno si mosse.

Zack fu il primo a staccarsi dal volante. Si raddrizzò con la calma di chi aveva appena parcheggiato male a un autogrill, si passò una mano tra i capelli scompigliati e si girò verso i passeggeri con un sorrisetto ebete dipinto in faccia, come se non avesse appena distrutto il patrimonio di un istituto di credito. Ma lo sappiamo, a lui non importava affatto, l'importante era aver parcheggiato il furgone con un perfetto tocco di classe.
"Beh... direi che siamo arrivati prima del previsto, no?" esclamò, allargando le braccia con nonchalance, incurante dei pezzi di vetro antisfondamento che gli piovevano ancora addosso dal cruscotto.

Dal sedile posteriore, Charlie si sporse in avanti, appoggiando i gomiti sullo schienale del guidatore con un'aria stranamente compiaciuta. Diede una pacca amichevole sulla spalla di Zack, fissando la scena oltre il parabrezza distrutto.
"Bel parcheggio, Zack. Poteva andare peggio, ma potevi beccare il bancomat e farci guadagnare qualcosa." esclamò Charlie, con un sorriso sornione.

Zack rise di gusto, allargando ancora di più quel ghigno da ebete. Fu in quel preciso istante che il suo sguardo si spostò leggermente, finendo per posarsi su Maya, seduta composta proprio di fianco a suo fratello, socchiuse gli occhi, studiandola per un secondo di troppo. "Aspetta un attimo... tu non sei la tipica matricola spaventata che si mette a piangere, vero? Hai la stessa faccia da culo di questo qui." aggiunse indicando Charlie con il pollice. "Non è che per caso..." indicò entrambi, senza però finire la frase.

Chris, rannicchiato sul sedile anteriore, trattenne il fiato, chiudendo gli occhi per un secondo come a voler pregare tutti gli angeli possibili di salvarli da quel viaggio infernale.

Maya non batté ciglio. Né un sussulto, né una smorfia di spavento. Mentre Zack la fissava in attesa di una reazione, lei si limitò a slacciarsi la cintura di sicurezza con calma assoluta.
​Ignorando completamente la conversazione, allungò una mano verso la maniglia, spinse la portiera laterale del furgone e scese direttamente tra i vetri in frantumi della banca. Le sue scarpe calpestarono i frammenti di cristallo con un suono secco, quasi ritmico, mentre si guardava intorno con la stessa indifferenza di chi stesse scendendo da un autobus per fare una passeggiata al parco. La sua aria enigmatica e distaccata rese di colpo l'atmosfera nell'abitacolo più pesante.

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