CAPITOLO 2

120 41 12
                                        

—Allora ? — Ellen ruppe il silenzio
— Non penso sia la cosa giusta da fare.—
— Io la mia scelta l'ho fatta. — disse distogliendo lo sguardo. Lui annuì piano.
— Non c'è modo di farti cambiare idea ? —
—No —
—Okay, vengo con te. — La guardò cercando di incastrare i loro sguardi come se facendolo avrebbe potuto cambiare qualcosa. Non era per niente convinto, Ellen lo sapeva. Eppure, per qualche motivo, non si è tirato indietro

                   ********3 mesi dopo***********

Ellen si svegliò prima del suono della sveglia quella mattina, era il fatidico giorno in cui la sua vita avrebbe preso, forse, la giusta piega. Rimase nel letto avvolta tra le coperte a fissare il soffitto fino a che la sveglia non ruppe il flusso dei suoi pensieri. Si alzò e un brivido le attraversò la spina dorsale, c'era particolarmente freddo quella mattina. Si vestì in fretta e andò a svegliare Bruce, che ovviamente dormiva ancora. Aspettò seduta sul letto ,mangiucchiandosi un po' le unghia per l'ansia, che l'amico si preparasse.
Stava per scadere il suo tempo bonus, aveva già compito la maggior età da due mesi, aveva a mala pena un mese per trovarsi una nuova sistemazione. Se per qualche motivo quella specie di selezione per l'accesso all ACP fosse andata male non sapeva cosa fare, non aveva un piano B.
— Andiamo ? — Chiese Bruce trascinandola via dal vortice di negatività in cui si era catapultata.
— Si. —
Percorsero il corridoio cercando di fare meno rumore possibile, ardua impresa dato che ad ogni passo le vecchie assai di legno del pavimento cigolavano come se si stessero lamentando per averle caricate di peso troppo presto quella mattina.
Volevano evitare di svegliare la governante, che destata prima del dovuto, probabilmente gli avrebbe fatto passare una brutta mezz'ora. Erano quasi fuori quando Bruce urtò il mobile situato all'entrata è una lampada cadde rumorosamente al suolo.
—Ma che cazzo Bruce. — sussurrò Ellen.
Il ragazzo fece per rispondere ma fu interrotto dal rumore del pavimento, le assi preannunciavano l'arrivo di qualcuno.
—Se la governante si è svegliata è un problema. — disse Bruce.
—Scappiamo —
— Cosa ? Si accorgerà che comunque manchiamo noi due —
— Si ma non sarà più un nostro problema —
Bruce scosse leggermente la testa, gli occhi incerti tradivano più timore che convinzione — Non puoi sapere se questa cosa riuscirà. Se non ci prendono non avremo più in posto in cui...—
Il rumore si faceva sempre più vicino così Ellen passò all'azione, lo afferrò per il polso senza lasciare che finisse con l'intenzione di trascinarlo via da lì ma una voce bloccò la sua azione sul nascere.
—Bruce, dove vai così presto ? —
Chiese il piccolo Chuck con gli occhi gonfi dal sonno e il suo vecchio pigiamino azzurro un po' strappato sulle maniche. Il bambino, particolarmente affezionato a Bruce, sapeva essere un vero rompiscatole. Di piccola statura, magro e ossuto, con spalle strette e ginocchia troppo grandi per i suoi sei anni. Capelli ricci e fin troppo lunghi gli ricadevano disordinati sugli occhioni grigi.
—Devo fare cose da grandi Chucky. — il bambino non sembrava convinto.
— Posso venire con te ? — chiese speranzoso.
Bruce si chinò per portarsi alla sua altezza, gli scompiglio i capelli affettuosamente — Purtroppo no, ora torna a dormire. —
Gli occhi del bambino si riempirono di lacrime e comincio a piangere.
— Cazzo Bruce fallo smettere ! sveglierà tutti ! —
Bruce le lanciò un occhiata
— Chuck ascolta, ascoltami. —
Il bambino lo guardò con le lacrime che gli rigavano il volto.
— Facciamo che se ora tu fai il bravo e vai a dormire io quando torno ti porto una sorpresa ? —
— Una sorpresa ? — ripetè  il bimbo tirando su con il naso
— Già una sorpresa —
— Me lo prometti? —
— Si, si, te lo prometto. Ora torna a dormire. -
Chuck annuì con forza e scappò verso la stanza dove dormiva.
I due amici uscirono da quella catapecchia già stanchi ancor prima che la giornata iniziasse.
Camminarono verso la sede dell'ACP in silenzio nella fredda Nowy guardando le prime luci dell'Alba che scacciavano l'oscurità dal cielo, colorandolo con stupende tonalità di arancione.
Le luci dei lampioni cominciavano a spegnersi e gli spazzaneve lavoravano per rendere le strade accessibili, qualche mendicante sistemava le proprie bancarelle sugli ampi  marciapiedi ai piedi dei maestosi grattaceli. Nessuno si metteva dinanzi alle casuole, di certo chi ci abitava non aveva soldi da spendere.
Un silenzio tombale dominava la grande città, non c'era musica, non c'erano le voci delle persone che di giorno riempivano le strade, solo il leggero ronzio degli spazzaneve. La notte e la mattina presto Nowy sembrava una città fantasma.
Ellen pensò a tante cose durante il tragitto. Aveva una strana sensazione...un presentimento. Qualcosa le diceva che stava facendo la cosa giusta, che avrebbe probabilmente trovato il suo destino.

EndoriDove le storie prendono vita. Scoprilo ora