Gocce. Tremolanti gocce d'acqua, con fragile tenacia, stavano sospese sulle punte delle dita di Jeny, in attesa di lasciarsi definitivamente ricadere nella vasca.
I suoi occhi, dilatati dal calore, scrutavano dentro quelle bizzarre fessure, che rimpicciolivano e rendevano liscio e morbido tutto ciò che veniva osservato attraverso la loro lente deformante.
La porta pareva una minuscola sentinella, al di là della quale un mondo riposava, tacitamente speranzoso di essere scoperto e percorso.
La chiave era smarrita da qualche parte, chiusa forse in un cassetto dimenticato, o sotto all'ultimo strato della propria coscienza...
Un giorno, o meglio, una notte (poiché è solo di notte che abbassiamo le difese e siamo a contatto con le parti più vere, e per questo celate, di noi stessi) Jeny avrebbe trovato il coraggio di scendere nei propri inferi, affondare le mani nella melma odorante, e trarne la spada affilata e lucente: quella che spezza la stretta catena degli eventi, la fitta rete delle umiliazioni, la lunga galleria - densa di buio e nebbia - delle ingiustizie.
Il tempo era un neonato, in attesa di maturare mani abbastanza forti per compiere la propria vendetta.
Jeny sentì le narici dilatarsi nell'effluvio di quel vapore che, mentre sembrava nascondere le cose visibili, rivelava - chiare e nitide - altre, non visibili ma ben più importanti. Almeno per lei. Per la sua mente denutrita e, perciò, ancora più affamata, d'amore.
Amore. Parole. Parole. Parole: scrigni d'attenzione, veicoli vagabondi che ci portano qualcosa di fondamentale... Veicoli dirottati, contenuto non giunto a destinazione. Solo un involucro vuoto mi è arrivato...
Chi si è preso beffe di me?
Non ho avuto paura del labirinto... O forse sì? Mi ero persa...
Ma ho trovato...
Qualcosa in fondo...
Un pezzo storto, che non voglio vedere...
Eppure mi serve...
Io sono...
Non ho avuto paura...
Anzi, ho paura di essere davvero...
Quel pezzo...
Jeny rimase nell'acqua per più di un'ora, durante la quale non guardò mai l'orologio che campeggiava sulla parete davanti a lei.
Pian piano i suoi pensieri fecero spazio a una sensazione ovattata di piacevole straniamento.
Un momentaneo commiato da sé...
O, piuttosto, una visita alla vera sé: a quel pezzo che non tiene...
Il rintocco delle 20:00 innescò lo scatto delle sue pupille, come svegliandole da un rotondo, eppure affilato, torpore.
Il contatto dei piedi con il freddo pavimento la riportò, un tassello per volta, alla realtà. O, forse, l'allontanò dall'autentica realtà, quella fonda e cogente, che si annida fra le fenditure dell'essere?
Jeny entrò in salotto sospirando, con indosso solo l'accappatoio e un paio di pantofole.
Osservò il divano dove suo padre era rimasto sprofondato per quasi un giorno intero. Era vuoto. Evidentemente aveva deciso di uscire per cena. Senza neppure avvisarla. Poco importava. I suoi rapporti con lui si stavano sempre più diradando, e il gelo avanzava a passi rapidi e costanti.
Decise o, meglio, prese atto che quello era un buon momento per proseguire la nuova storia che aveva iniziato da una decina di giorni.
Per tutto il fine settimana avrebbe dovuto lavorare, perciò aveva intenzione di approfittare dei pochi attimi di totale libertà che aveva a disposizione.
Solitudine, silenzio e nero pece dentro sé. Le condizioni ideali, che per lei erano un valido terreno di partenza per un momento magico, ma assolutamente reale.
Trasse dal cassetto i fogli ricolmi di scritte incompresibili, appunti di grandezza infinitesimale ai margini, minuscoli pezzi di carta tagliati e incollati ovunque, segni e simboli... Soffiò via un po' di polvere che si era depositata sulla superficie e si mise a sedere sulla seggiola di legno, accanto alla finestra.
Socchiuse gli occhi, concentrandosi.
Era piccola quando aveva cominciato a sperimentare un nuovo modo di scrivere le storie. Mentre le sue compagne di classe erano innamorate di Cenerentola, della sua bontà d'animo, e sognavano di incontrare, un giorno, un principe come quello che era toccato in sorte alla dolce protagonista, Jeny si divertiva a invertire gli schemi di ogni fiaba: è così che sulle sue pagine Cenerentola diventava una terribile assassina, che non attendeva né scarpe né zucche incantate a salvarla dal suo destino, e si rendeva giustizia da sé per i torti incassati sin dall'infanzia. Armata di fucile inseguiva attraverso i boschi le due sorellastre e la matrigna, i cui corpi venivano ritrovati tutti appesi agli alberi e senza neppure un grammo di interiora.
Una volta la maestra d'italiano aveva sgridato Jeny per la sua crudezza, ma in realtà nei temi a scuola lei era stata sempre ben attenta, almeno per tutta la durata delle elementari, a non far trapelare quel suo gusto così singolare. Era la sua compagna di banco ad aver sbirciato nei quadernetti che teneva nella cartella e, dopo aver letto alcune fiabe siffatte, si era messa a piangere e a vomitare. Così la maestra l'aveva presa a compassione e aveva finito per rimproverare Jeny, che da allora nutriva un certo disprezzo per tutti gli insegnanti.
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Trappole d'inchiostro
Mystery / Thriller✒️ Di cosa può essere capace una tranquilla ragazzina cresciuta in uno sperduto paesino dell'Arkansas? Quali pensieri, soffocanti come serpenti che si attorcigliano, si nascondono in fondo alla mente e fermentano dentro al cuore di Jeny, in attesa d...
