Gennaio arrivò con una lentezza disarmante, e con questo intendo che anche la svolta nella mia vita arrivò con una lentezza disarmante. Stavo sempre lì, nel mio limbo, tra un giorno di pace e un giorno d'inferno. Non riuscivo a togliermi quegli occhi verdi dalla testa. Il mio migliore amico decise di prendere in mano la situazione e allargare la nostra cerchia di conoscenze: voleva farmi conoscere qualche altra bella ragazza in zona che potesse quanto meno vagamente distrarmi. Trovammo su Instagram il profilo di una ragazza che si proclamava "bisessuale" e il migliore amico decise bene di cogliere la palla al balzo e scriverle senza alcun tatto. Le disse "ciao, sei lesbica?", e lei le rispose di conseguenza con un secco "no, bisessuale, ma se ti interessa ho un'amica lesbica". Non so come, ne perché, ma il giorno dopo mi ritrovai seduta sullo schienale di una panchina, con il mio amico, ad aspettare impazientemente di incontrare la suddetta bisessuale, seguita a ruota da quella che doveva essere la mia preda. Ricordo che vidi in lontananza queste tre ragazze, tutte più basse di me. Si avvicinarono e io scesi, con fare molto da dura, coi piedi per terra, squadrandole e farfugliando commenti sulla loro ridotta altezza. Non sapevo chi fosse chi. Il mio sguardo fu però attirato come automaticamente da quella con i capelli lisci, lunghi e neri. Fu un attimo che me la ritrovai davanti: non seppi più cosa dire finché non vidi la sua mano tendersi come per stringere la mia. Dissi il mio nome e pronunciai uno stentato "piacere di conoscerti", aspettando con ansia di sentire la sua voce. Ricordo perfettamente cosa sentii dentro di me quando disse "Ciao, mi chiamo Giulia". La terra sotto ai miei piedi sembrò scomparire per un attimo quando realizzai che aveva lo stesso nome della ragazza che cercavo di dimenticare ormai da mesi. Mi girai verso Ignazio, confusa, in pieno panico, desiderosa di scomparire. Lui sembrò capire e spostò l'attenzione interamente su di lui, chiedendo alle tre ragazze di andare a fare un giro al parchetto vicino. La guardavo insistentemente: c'era qualcosa di lei che mi piaceva, che mi aveva colpito all'istante. Quando iniziammo a parlare dei più svariati argomenti per conoscerci meglio, però, dovetti ammettere a me stessa che quel culetto e quel modo di fare da stronza misteriosa avevano davvero fatto breccia all'interno del mio cuore, come se fosse stato di burro, e per una volta, dopo tutti quegli anni, la Giulia dagli occhi verdi non aveva sfiorato neanche lontanamente l'anticamera del mio cervello.
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