Ti sedetti al mio fianco, stendendoti sul prato «Il cielo è così bello stasera» mi dicesti.
Io non ti risposi e continuai a fumare la mia sigaretta «Dovresti smetterla, quelle cose ti fanno male» roteai gli occhi.
Non fu la prima volta che mi dicesti una cosa del genere «tsk» la mia unica risposta, le mie uniche parole «non sto scherzando! Ti rovini i polmoni!» eri davvero un ragazzino insopportabile, Jimin.
Sempre a fare il paladino della giustizia, come i bambini. Non capisco, non capisco proprio cosa vidi in te.
Sapevo però, di essere maledettamente perso per te.
Continuai a non risponderti al ché ti adirasti, alzandoti e strappandomi la sigaretta dalle mani per poi portartela alle labbra.
Spalancai gli occhi «Che cazzo fai?! Ridammela!» proprio tu, quello che odiava il fumo, aveva appena fatto un tiro dalla mia—e ripeto mia—sigaretta.
«Se devi ucciderti non ti permetto di farlo da solo» sbottasti «che schifo come fai a fumare questa roba?» buttasti la sigaretta per terra, spegnendola col piede.
«Questi pantaloni ti ingrassano» ti dissi, non seppi neanche perché.
Ti girasti a guardarmi, le lacrime che minacciavano di scendere dai tuoi occhi.
Sapevo quanto il tuo fisico fosse il tuo punto debole e mi maledii mentalmente per la mia lingua tagliente.
«Scusa io-» «Non importa» mi bloccasti sul nascere, asciugandoti le lacrime scese con le maniche del maglione e facesti qualcosa che mai mi sarei aspettato in quel contesto.
Mi baciasti sulla guancia «'Notte Yoongi» ti alzasti, lasciandomi nuovamente solo e completamente scioccato dalla tua precedente azione.
Completamente ignaro di cosa scatenasti dentro di me.
Maledetto te e il giorno in cui ti incontrai, Park Jimin.
***
Il mattino seguente ti incontrai sulla strada per andare a scuola «Buongiorno, hyung» sorridesti e il mio cuore perse un battito.
Se mi chiedessero cos'è per me il paradiso, nonostante io non creda in Dio, gli risponderei che tu, tu Park Jimin sei il mio paradiso.
«'Giorno» risposi in modo freddo, come sempre. A volte odiavo questo lato del mio carattere ma sapevo per certo che per non farti sospettare nulla dovevo mantenere questo tono e questi modi.
Sapevo che ci stavi male, ma non potevo proprio permettermi di farti scoprire qualcosa, mi avresti odiato.
«Hai portato ciò che ti avevo chiesto? Sai che il prof mi ammazza altrimenti» deglutii, lo avevo dimenticato. «No, io- Scusa.» mi sentii così in colpa...
«Non importa» e continuasti a sorridere. «Dovresti smetterla» mi guardasti confuso, non capendo e, come un codardo, scappai via.
Non per molto, dato che avrei dovuto affrontarti all'uscita da scuola.
***
Mi calai il cappuccio della felpa sulla testa, per passare inosservato. Magari non avrei dovuto affrontarti.
«Yoongi hyung!» la tua voce mi chiamó e tentai di non fermarmi ma c'è una cosa che ho imparato, io non so resisterti, Park Jimin.
Così, mi fermai «Jimin...» non volevo guardarti, non ne avevo il coraggio.
«Hyung oggi sei strano,» ti guardai e il mio cuore si spezzó un poco. L'espressione triste dipinta sul tuo viso, per colpa mia.
Ma tu, come sempre mi perdonasti «Non importa» dicesti , e sentii il sangue ribollirmi nelle vene.
Non facevo altro che innamorarmi ancora di più di te. Cazzo Jimin, mi fotti il cervello.
***
Quel pomeriggio decidemmo di studiare insieme.
Io seduto sul mio letto, tu alla mia scrivania. «Hyung, mi aiuti?» dicesti con la voce che ricordava quella di un bambino.
«Dimmi, Chim» «Non riesco a risolvere questo problema» mettesti un broncio che per la ventesima volta in quella giornata mi fece perdere qualche battito.
«Dammi» presi il tuo libro tra le mani, ma nel farlo strappai la pagina. «Cazzo, scusa, scusa...Non volevo» mi guardasti, sorridendo.
Potevo immaginare le tue successive parole.
«Non importa» Ecco. Lo avevi detto, per la seconda volta in quella giornata.
Sbottai, non potevo più sopportarlo.
«Smettila! Smettila di essere così buono con me! Non fai altro che peggiorare la situazione, non capisci?» «Hyung...»
Anche tu rimanesti sorpreso dalla mia reazione.
«n-non capisco...cosa ho fatto?» eri sul punto di piangere.
«No, no cazzo, non piangere, ehi, Chim, guardami...» incatenasti i tuoi occhi nei miei, quegli occhi...
Solo guardandoti negli occhi mi innamorai, la prima volta che ti vidi.
«Yoongi-hyung...» «Jiminie...» eravamo sempre più vicini, riuscivo a sentire il tuo respiro sulle mie labbra e lo facesti.
Prendesti l'iniziativa, fiondandoti sulle mie labbra.
All'inizio restai interdetto dal tuo gesto, ma poi ricambiai immediatamente.
Le tue labbra erano morbide.
Allacciasti le tue braccia sul mio collo, mentre io ti cinsi i fianchi e continuammo a baciarci.
Ci staccammo per riprendere fiato, le labbra di entrambi erano rosse e gonfie.
«Ti amo, Jimin» spalancasti gli occhi, iniziando a colpirmi ripetutamente sul petto e, per un momento, pensai di aver fatto una cazzata.
Poi, però, ti accasciasti sul mio petto, cominciando a piangere e tra i singhiozzi mi dicesti «C-che aspettavi a dirmelo, stupido...» «Cosa?» non potevo crederci.
«Sei proprio cieco, hyung. Non ti sei mai accorto del modo in cui ti guardo?» risposi di no.
Sospirasti «Beh...ti amo anch'io» e ci baciammo di nuovo.
Passammo il resto del pomeriggio a coccolarci e io, non posso che essere l'uomo più felice del mondo.
Ti amo, Park Jimin.
***
È corta come tutto quello che scrivo, si, scusate per eventuali errori non sono bravissima a scrivere :(
Non è nulla di particolare, mi è venuta in mente mentre ascoltavo first love 👉🏻👈🏻 e volevo scrivere qualcosa di soft, quindi ecco qui 🥰
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