Allontanarsi dal binario e arrivare alla macchina era stato appiccicoso: tra tutte le persone che ti premevano addosso per passare per prime attraverso la barriera e le innumerevoli famigliole felici riunite che si sbaciucchiavano, il tutto risultava effettivamente appiccicoso. Solo quando furono finalmente riusciti a riemergere anche loro nel mondo dei babbani, ma da quando così tante persone tornavano a casa per le vacanze di Natale?, James tirò finalmente un sospiro di sollievo. Sentiva di poter quasi respirare di nuovo. Anche la stazione normale era affollata certo, ma in modo diverso. James impiegò qualche minuto per capire cosa fosse cambiato: anche lì le persone ti prendevano contro e talvolta ti assestavano anche delle vigorose gomitate, non mancavano neppure gli sdolcinati ricongiungimenti familiari, ma lì, si rese conto quando riuscirono ad arrivare nell'aria della biglietteria antistante all'effettiva uscita, lì lui non era nessuno.
"Cerchiamo di non perderci appena usciamo di qui" stava dicendo Ted "Sono riuscito a parcheggiare solo a un paio di isolati di distanza. Quando sono arrivato c'era un traffico folle e le macchine erano appostate anche in tripla fila"
"Ma il baule pesa a doverlo portare a mano!" si lamentò Lily.
"Prossima volta impari a portarti meno cose a casa che tanto dobbiamo restarci solo due settimane" la rimbeccò Albus, escludendo così a priori la possibilità di trasportare anche il bagaglio della sorella.
James smise di prestare attenzione alle battute che i suoi fratelli si stavano scambiando e tornò a guardarsi intorno. Nessuno lo guardava fisso, nessuno lo indicava, constatò quasi con stupore. Prese un respiro a pieni polmoni, lì era solo uno dei tanti, era solo una faccia in un mare di ombre nere che strisciavano verso casa per le vacanze natalizie.
Quando uscì nella fredda sera londinese senza stelle si sentì a suo agio nel marasma generale di macchine che strombazzavano, luci abbaglianti di pubblicità natalizie e voci che si sovrapponevano. Lì nessuno l'avrebbe mai giudicato per quello che era o non era. Passò tutto il tragitto dalla stazione alla macchina, che si rivelò essere assai più lungo di due isolati per la disperazione di Lily, a sognare ad occhi aperti di poter restare lì a Londra a vivere. Aveva vissuto in quella città per più di metà della sua vita, eppure sentiva di non appartenerle. Avrebbe voluto poter dire che lui non tornava più ad Hogwarts a gennaio, che non gli interessava restare nel mondo magico, perché esattamente lì, nel mezzo di Caledonian Streat, lui James Sirius Potter non era assolutamente nessuno ma poteva diventare chiunque.
Il parcheggio di Teddy si rivelò essere anch'esso abbastanza abusivo, per quanto lui cercasse di negare era inesorabilmente in doppia fila. Si affrettarono a caricare i bagagli nel baule che si richiuse da solo con un solo tocco di Ted.
"Ma sei sicuro che non sia un po' truccata questa macchina?" gli domandò Albus mentre salivano in macchina. Era rimasto senza dubbio affascinato dalle ultime tecnologie babbane.
James salì nel posto davanti alla sinistra del guidatore facendo leva sulla sua maggiore età, toccarono dunque ad Albus e Lily i poco amati posti di dietro in cui dovevano convivere loro due e le varie gabbie degli animali. Da sempre cercavano di convincere Harry e Ginny a sistemare con la magia la macchina in modo da starci tutti comodamente, ma loro si rifiutavano in nome di brutte esperienza passate, preferendo piuttosto comprare ogni modello di automobile babbana che prometteva un inedito comfort.
Non passò molto da quando si era seduto nella macchina e Teddy aveva iniziato la complicata operazione di manovra a causa dell'eccessivo traffico, che la sensazione di benessere e di speranza di poco prima scomparve, lasciando posto al solito disagio con cui si trovava a vivere nel suo corpo, quasi che le sue carni fossero solo un involucro troppo stretto nel quale la sua anima era costretta a stare.
Nei sedili posteriori Albus e Lily avevano ricominciato a battibeccare, probabilmente per chi dovesse tenere sulle gambe il gigantesco gufo dei Albus, che tubava profondamente contribuendo al frastuono circostante. James sapeva che a un certo punto del viaggio l'animale sarebbe inevitabilmente finito sul suo grembo e che lui non avrebbe avuto la forza né la voglia di lamentarsi.
Finalmente Teddy era riuscito a immettersi sulla carreggiata e ora guidava a scatti tamburellando le dita sul volante in direzione Grimmauld Place 12. Aveva acceso la radio su una qualche emittente babbana: James non poteva sopportare quella musica, la trovava perfino fastidiosa. Parlavano troppo veloce e sempre con lo stesso tono quei cantanti, non si capiva neppure cosa stessero dicendo, le uniche parole distinguibili erano collegate alla sfera sessuale e tremendamente volgari. Sentiva un brivido di seccatura risalirgli fino alle punte delle dita e offuscargli la mente, come se gli stesse montando un attacco di rabbia, abbassò così un poco il volume, ma non abbastanza perché quella sensazione di malessere scomparisse.
Teddy sembrò leggere in quel suo gesto un desiderio di parlare. "Come mai così silenzioso questa sera James? Non sarai mica stanco? Lo sai che dopo cena mi devi mettere al corrente di tutto quello che ti è successo in questi mesi! Nelle lettere non dici mai nulla, solo io ti racconto le cose!"
"Lo so lo so" cercò di scusarsi apparendo comunque disinvolto James "Ma lo sai che mi sento a disagio a scrivere le cose in una lettera. Le scrivo, poi le rileggo perché ho perso il segno, e le rileggo ancora alla fine: mi sembra di star raccontando dieci volte le cose e finiscono per annoiare anche me. Così mi convinco che se le trovo io noiose, tu ti annoieresti a morte a leggerle..."
"Lo so come sei fatto amico mio" ridacchiò il ragazzo "Non devi scusarti. A patto che tu abbia delle buone novelle con cui allietarmi la serata, ovvio!"
Il problema era questo, pensò James, il problema era proprio che lui non aveva proprio nulla da raccontare.
"Allora non ti anticipo nulla, che poi se no rovino il resoconto" mentì.
"Jaaaaames" ululò da dietro Lily "Tieniti il gufo di Albus tu che qui non ci stiamo. Albus è ingrassato è siamo ancora più stretti del solito" piagnucolò "Ed evidentemente ha messo all'ingrasso anche il suo ibrido tra Ippogrifo e orso" aggiunse con tono tragico indicando il gigantesco animale del fratello.
"Sono diventato più grosso" puntualizzò immediatamente Albus, probabilmente solo per il gusto di contraddire la sorella "Non sono ingrassato"
"Prossima volta se proprio io devo stare dietro voglio Jamie di fianco e tu e il tuo maledetto gufo davanti lontani da me, che non ne posso più di stare schiacciata contro il finestrino."
Senza neppure replicare James accettò la gabbia che la sorella con un sorriso di sollevazione e gratitudine gli stava porgendo. Si poggiò il gufo sulle gambe e cercò di accarezzargli la testa, ma quello per poco con gli morse un dito. Provò di nuovo, più per evitare lo sguardo che Teddy gli stava rivolgendo di sottecchi che per altro.
"James lo sai..." aveva iniziato a dire Teddy, ma James lo interruppe prima che potesse finire la frase. Lui lo sapeva dove voleva arrivare a parare il fratellastro, ma non voleva che fosse l'ennesima persona che parlasse di quello. Le parole di Lily erano state chiare, tutti in macchina avevano colto il significato tanto che ora sembrava che tutti stessero trattenendo il respiro. E Ted non se le era fatte scappare, le aveva colte e filtrate: ciò che rimaneva era che lui era esile e occupava meno spazio del normale.
"Non dirmi che vuoi parlarmi anche tu della partita Serpeverde-Corvonero e della spettacolare presa che ha fatto Scorpius Hyperion Malfoy!" sparò James, cercando di deviare argomento, senza molti risultati.
"No James, lo sai che non è quello di cui voglio parlare" commentò Teddy seccato, e James seppe immediatamente che l'aveva fatto arrabbiare "Non facciamo così noi, non ci nascondiamo le cose. Tu sai sempre tutto di te, e io non so mai nulla di te. Mi scrivi da mesi tutte le settimane che va tutto bene, che mangia normalmente, che ci stai provando e poi quando sei davanti a me per la prima volta dopo mesi, puff sei irriconoscibile"
Come si permetteva di parlare di quelle cose con quel tono davanti ai suoi fratelli che, anche se facevano finta di non ascoltare, era sicuro stesso origliando la conversazione? Anche James iniziò ad innervosirsi.
"Non so cosa dirti Teddy. Io sono sempre uguale. Sto come stavo a fine agosto e non mi è successo nulla di che durante questi mesi a parte essermi ammalato a inizio ottobre e aver passato due notti in infermeria per un'infezione intestinale. Se non ti dico nulla è perché non c'è nulla da sapere. E poi è la verità: io sto bene."
Teddy sterzò malamente mentre imboccava la destra.
"Siamo quasi arrivati" commentò Albus da dietro rivolto a nessuno in particolare "Quel negozio vende i migliori maglioni di tutta Londra"
Nessuno parlò più, neppure Lily aprì bocca per lamentarsi della confusione che facevano il gufo di Albus e la musica babbana alla radio. James da parte sua si sentiva avvolto nel silenzio, come se si trovasse all'interno di una bolla che lasciava tutta la realtà fuori. Non capiva perché la prima cosa che Teddy dopo non averlo visto per mesi aveva da dirgli era quella. Lui non era irriconoscibile, lui era assolutamente lo stesso di quando era partito a settembre. Anzi, se possibile era peggio di quel James, perché durante l'estate lui si era sentito vivo all'interno il suo corpo, mentre ora quello era solo come un peso che era obbligato a trascinarsi dietro e che odiava ogni secondo di più.
Si sentì quasi offeso dal silenzio di tutti, di Teddy per primo. Avrebbe voluto che gli urlasse addosso forse, oppure che con il suo tono arrabbiato gli riversasse addosso insulti e parole d'odio, sì voleva proprio che lo denigrasse, che si prendesse gioco di lui mentre i suoi lineamenti si trasformavano e diventavano quelli di uno dei modelli che comparivano sulle pubblicità luminose appese in ogni dove. Ma invece era rimasto in silenzio, chiudendo piuttosto James nelle urla che gli venivano da dentro e che lo schiacciavano.
Guardò fuori dal finestrino le case scure che scorrevano a lato della strada. Avrebbe voluto saltare giù dalla macchina, gli sarebbe andata bene una qualsiasi di quelle abitazioni, purché potesse ricominciare da capo la sua vita, lontano dagli occhi accusatori con cui ora Teddy scrutava rabbioso un semaforo che tardava a diventare verde, con cui Albus lo fissava ogni volta che entrava in Sala Grande e aveva cura di dargli le spalle, con cui Lily faceva finta di nulla pur di non ammettere che la sua famiglia non era perfetta come pensavano tutti quelli che si accalcavano intorno a lei nei corridoi.
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Corpi di carta pesta
FanfictionFamosi. Deboli. Tormentati. Distrutti. Questi sono James Sirius Potter e Scorpius Malfoy. Che possano guarirsi le ferite a vicenda Una storia di insicurezza e ansia, odio e disprezzo di sé. Ma è anche una storia di amicizia e di relazioni salvifich...
