Quando Harry si svegliò, il sole era già alto nel cielo. Aprì gli occhi e una sensazione di calma si fece largo in lui, si passò una mano tra i capelli e con uno sforzo quasi sovraumano, si fece forza sulle braccia e si alzò. Restò cinque minuti seduto sul letto a fissare il vuoto, poi riuscì a trovare anche la forza di volontà per scendere al piano di sotto, controllare se i suoi erano ancora lì e magari fare colazione. Ovviamente il piano inferiore era deserto, nessuno dei due genitori e nessun bigliettino. Con ancora il sonno che lo soggiogava, mangiò qualcosa e decise di chiamare Maxine. Compose il numero di casa sua e mentre mangiucchiava una voce maschile gli rispose <<Parla Hoshiko, con chi parlo?>>. Harry non ricordò l'ultima volta che sentì la voce dell'uomo così ferma e sicura, e un sorrisino comparve sul suo volto <<Buongiorno Signor Mori, sono Harry. Mi chiedevo se Maxine fosse in casa.>>. Dall'altra parte sentì alcuni rumori e poi il Signor Mori rispose <<Mi dispiace ragazzo, Maxine è uscita da un bel po'. Se non sbaglio aveva detto di andare da Alex-san.>>; Harry si sporse per vedere l'orario sull'orologio, e si accorse che era quasi ora di pranzo. <<Diamine, non mi ero accorto dell'orario. Comunque grazie mille Signor Mori, è stato bello sentirla.>> <<Di nulla Harry-kun, anche per me è sempre un piacere. Un'ultima cosa... per favore prenditi cura di mia figlia Harry-kun.>>, Harry rimase spiazzato e rimase in silenzio per qualche momento. <<Certo Signor Mori, lo farò.>>. Detto questo, il ragazzo corse in camera e si preparò.
In meno di mezz'ora, Harry stava già suonando il campanello della casa di Alex. Il vialetto era vuoto, Lucas era fuori per fortuna; Harry non avrebbe saputo come comportarsi con il padre di Alex, da un paio di anni era diventato un vero pezzo di merda. Suonò il campanello un paio di volte, ma nessuna delle due ragazze si fece viva alla porta. Era impossibile che fossero uscite, riusciva a sentire dei rumori provenire dall'interno; controllò sotto lo zerbino ma niente chiave, così Harry decise di fare alla vecchia maniera. Girò attorno alla casa fino ad arrivare vicino ad un albero su cui una volta c'era una casetta, la loro casetta. Guardò meglio l'albero, e poi iniziò ad arrampicarsi; l'aveva fatto talmente di quelle volte in vita sua che poteva anche chiudere gli occhi e continuare a salire. Arrivato al secondo piano, fece un piccolo salto e si ritrovo sul davanzale di una finestra, doveva passare a quella affianco. Esaminò il prato sottostante e, con cautela, fece un altro balzo e si ritrovò su di un altro davanzale. C'erano delle tendine bianche che offuscavano un po' la sua visuale, tuttavia Harry riuscì a scorgere due figure snelle distese sul letto. Alla sua destra vi era un balcone, vi ci saltò sopra e busso piano sui vetri. Maxine fu la prima ad accorgersi di lui, si alzò dal letto e lo fissò con un sorrisino sbilenco. Le fece un cenno con la mano e le chiese di aprire. A Maxine si affiancò anche Alex, rimasero lì a fissarlo. Harry le pregò ancora di farlo entrare, Alex ridendo lo fece entrare. <<Grazie mille eh>> <<Di nulla tesoro>> Max gli fece un occhiolino e si distese di nuovo sul letto, Alex invece stava cambiando il vinile, non con pochi problemi. <<Dovresti seriamente comprare una radio, perdi troppo tempo con il giradischi.>> <<Lo so Hazz, però ci sono affezionata. E poi è molto vintage...>> Alex disse le ultime parole ammiccando. Harry si fermò a guardare le varie foto appese alla parete; c'erano foto di suo fratello, una foto con suo padre e sua madre, foto con lui e un paio con Maxine. Harry era così grato per la loro amicizia, Alex la conosceva da sempre, Max invece l'avevano trovata per caso in un bar, come un cagnolino abbandonato. Assieme erano come la Santissima Trinità, ovviamente la versione depravata. <<Allora, di cosa stavate parlando? Sembrava qualcosa di serio...>> le due ragazze si guardarono a vicenda negli occhi ridacchiando <<Cosa non vi fidate di me?>> lo sguardo del ragazzo si fece sempre più esterrefatto <<Andiamo ragazze sono io!>> seguirono altri risolini <<Non ci credo... cosa sta succedendo qui eh?>>. Alex decise di mettere fine all'agonia del ragazzo <<Io e Max... Max ed io stavamo pensando ad una cosa...>> disse le ultime parole ammiccando, un pensiero subito balzò nella sua testa, la sua bocca si spalancò, proprio come i suoi occhi <<Volete fare una cosa a...>> Max non lo fece finire <<No! Che porco! Io ed Alex vogliamo trovarci un lavoro.>>. Harry non lo diede a vedere, ma una piccola parte di lui era un po' delusa; <<Ah...bene. A cosa avevate pensato?>>. Alex fece spallucce e Max sospirò <<Beh, avevamo pensato di andare a Downtown, lì ci sono molti ristoranti e bar.>> <<Se volete vi ci accompagno anche ora, non ho nulla da fare.>> <<Perfetto allora, devo solo cambiarmi va bene?>> Alex era già nella cabina armadio e Harry annuì solamente per abitudine; Alex uscì dalla cabina armadio con in mano un vestito e solamente con la biancheria indosso, Max la guardò sorridente mentre le faceva dei complimenti sul reggiseno e cose così, Harry invece la guardò di sottecchi anche se era perfettamente autorizzato a guardarla, anzi, la sua amica era ormai abituata al suo sguardo che le tracciava il corpo dalla testa ai piedi. Harry la guardò ancora mentre il vestitino a pois le scendeva sul corpo minuto, prima sulle spalle magre, poi sul seno alto e proporzionato, sui fianchi pieni di smagliature ed infine sulle corte gambe piene di piccole cicatrici. Quando Alex fu pronta e Max prese in prestito una sua maglietta, i tre furono pronti per andare alla ricerca di un lavoro. <<Harry non hai mai pensato di trovarti un lavoro?>> dal sedile posteriore Alex stava comodamente sdraiata mentre si mangiucchiava le unghie, Harry le riservò un'occhiataccia come a voler dire "sei impazzita?". <<Sto bene così grazie, ho già mio padre che mi comanda a bacchetta a casa, non ho bisogno di un altro datore di lavoro psicopatico.>> <<Okay calmo, stavo solo domando.>> Alex ridacchio dolcemente, al suono della sua risata anche lui ridacchio, calmandosi un po'. Passarono il resto del tragitto canticchiando delle vecchie canzoni dei Black Sabbath e scherzando occasionalmente su qualsiasi cose gli venisse in mente. Arrivati a Downtown i tre presero una cola e iniziarono la loro ricerca, ben presto scoprirono che trovare un lavoro era tutt'altro che un gioco da ragazzi: chi voleva ragazze disposte a servire tavoli con solo dei costumi addosso, chi voleva delle ragazze che sapessero parlare almeno due lingue...uno strazio! Passarono di fronte a negozi che avevano l'aria di essere solo per gente abbastanza ricca da permettersi tre Ferrari e neanche si fermarono, di sicuro in posti come quelli non assumevano ragazze come loro! Dopo quasi due ore, Alex e Max trovarono un posticino che poteva fare a caso loro: era una piccola tavola calda che aveva uno spiazzale anteriore enorme, con file di tavoli e posti in cui si potevano parcheggiare le auto e mangiare al volo le pietanze. Era primo pomeriggio e i posti all'interno erano ancora pieni, infatti le due ragazze aspettarono un bel po' prima di poter parlare con il proprietario; quest'ultimo si rivelò essere un piccolo uomo sulla sessantina con occhi vispi e una vociona. <<Buon pomeriggio signore, io sono Alex e questa è la mia amica Maxine e stiamo cercando un lavoro, siamo entrambe maggiorenni e disposte a lavorare anche durante la settimana...>> Alex partì convinta, quando però vide lo sguardo dell'uomo, le sue parole andarono scemando. <<Sapete andare sui pattini?>> il proprietario le guardò con curiosità, Max ed Alex si guardarono di sottecchi, quasi spaventate dall'uomo, e dopo uno sguardo consapevole Max parlò <<Io non so pattinare, però la mia amica sì.>>; guardando la scena dall'esterno, ad Harry tornarono in mente i tempi della scuola quando lui ed Alex facevano a turno per parlare con gli insegnanti e pensò che dopo tutto alcune cose rimanevano sempre uguali. <<Allora faremo così: inizierete con una settimana di prova, tu riccia servirai all'esterno con i pattini, mentre tu ti occuperai dell'interno. Ci sono poche cose che dovete sapere per lavorare qui: il mio nome, il nome di mia moglie e dovete saper sorridere nonostante i clienti si comportino da teste di cazzo. Riguardo il primo punto, piacere mi chiamo Albert e non datemi del lei; mia moglie invece si chiama Beatrice. Ora voi due signorine dovete dirmi solamente due cose, età e misure così posso farvi fare le divise. Non appena saranno pronte potrete iniziare, nel frattempo vi conviene impratichirvi con i vassoi e le stoviglie...vi voglio cariche!>> <<Grazie mille Albert, non si preoccupi siamo molto cariche per questo lavoro, è proprio quello di cui avevamo bisogno.>>. Dopo aver dato tutte le informazioni necessarie i tre si avviarono verso l'esterno, le due ragazze si affrettarono lasciando indietro Harry, quest'ultimo le osservava mentre parlottavano fitte e si stringevano forti: sembravano davvero felici, e a quel pensiero anche Harry fu felice. <<Muoviti lumacone, stiamo aspettando solo te!>> Alex stava urlando a squarciagola mentre Max rideva rumorosamente, Harry affrettò il passo e le raggiunse con due falcate si mise al centro, prese Alex da un lato e Max dall'altro e iniziarono a camminare assieme più spensierati che mai. Mentre andavano alla macchina, sempre abbracciati, Harry si voltò leggermente e vide un barbone parecchio malconcio che ad una seconda occhiata scoprì essere morto, e anche da un bel po'. Harry si rigirò e guardò davanti a sé, tornando a fischiettare. Nella macchina diretti al solito bar, mentre i festeggiamenti per il nuovo lavoro andavano avanti, Harry ripensò a quel barbone e pensò che doveva andare così, la vita era fatta così: vivi e lascia vivere e, talvolta, lascia morire. Mentre una persona andava avanti e conquistava un altro piccolo pezzo di felicità, un'altra persona ne perdeva altrettanta fino a consumarla, fino a morire con tutta la disperazione che questo mondo poteva offrire.
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1987
Novela JuvenilGli anni 80, selvaggi, caotici, imprevedibili ed a volte pericolosi. Tre amici che negli anni 80 ci sono dentro fino al collo, e che per non affogare dovranno fare di tutto. Alex: come una moneta che ha due facce, da una parte una ragazza dolce e a...
