VI

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Leggeri passi risuonarono nella stanza, si fecero sempre più vicini e il cuore di Antoinette andava a ritmo con essi.
Con occhi spalancati osservava il muro dirimpetto non avendo il coraggio di girare il capo per affrontare chiunque si fosse intrufolato nelle sue stanze a quell'ora tarda.
Sobbalzò quando sentì il materasso cedere sotto il peso di qualcuno e fu lì che tirò fuori la grinta sollevandosi di colpo e fronteggiare l'intruso.
Nella penombra della stanza, illuminata unicamente dai raggi dell'alta luna nel cielo poté osservare una sagoma dai lunghi capelli osservarla, non che ne avesse la certezza, ma la posizione in cui quest'ultimo si trovava le fece intendere di essere scrutata intensamente.
«Chi siete e cosa volete?»
Gemette in un sospiro spaventato.
Dall'altra parte non ne seguì risposta e ciò non fece altro che causare ancor più inquietudine nel suo animo.
Attese ancora qualche istante prima di scavalcare il talamo e potersi ergere sulle gambe, in un atteggiamento vigile.
«State tranquilla, madame, non vi verrà fatto alcun male.»
Quella voce la fece sussultare, ne riconobbe l'intonazione e subito il suo cuore fece una capriola.
«Ma... Maestà?!»
Bisbigliò incerta, sperando e pregando di essere in errore.
L'uomo sorrise, non riuscì a vederlo ma qualcosa le diceva che quella figura stava sorridendo sornione.
Con piedi incerti raggiunge una candela posta sulla toilette, fortunatamente ancora accesa anche se in procinto di morire da lì a poco.
Esitate accostò la fiamma a quel viso e quando quei lineamenti le vennero rilevati per poco il candeliere non le scivolò dalla mano tremante.
«Eravate bisognosa di prove, madame?»
Chiese sardonico giusto per il gusto di farlo, testando il terreno, provando a se stesso se avesse visto bene in passato per quanto riguardava lei.
«Che Vostra Altezza possa accettare le mie scuse, il mio non voleva essere un tentativo di offendere Sua Maestà, semplicemente ero molto scossa dall'improvvisa quanto inaspettata visita.»
Desolata per l'accaduto Antoinette abbassò immediatamente il capo in segno di riverenza e rimase in quella posizione per svariati minuti, cocente di vergogna.
«Non biasimatevi ora, voi non potevate sapere, avete dimostrato di avere senno.»
La compatì dolcemente l'uomo.
«Vi ringrazio, mon roi.»
Louis piegò impercettibilmente il capo in segno di approvazione, perché dopotutto Il Re amava quell'adorazione mista a paura nei propri confronti, tutto quel potere lo faceva sentire più forte di quanto già non lo fosse, dinanzi a tutto il popolo di Francia e dinanzi a Dio, colui che lo aveva scelto come sovrano assoluto della Francia.
«Venite, sedetevi, parlatemi un po' di voi.»
Scettica come poche volte la ragazza depositò il mozzone su un piano e raggiunse l'uomo comodamente seduto sul letto sgualcito.
Rigida si accomodò accanto a lui mantenendo sempre una certa distanza per questioni di rispetto.
Attese impaziente che il Re decidesse di fornirle qualche domanda ma ciò non accadde per cui aspetto, con le mani in grembo e due occhi puntati sul viso in penombra dell'uomo.
«Ditemi, vi sto mettendo in soggezione? Avvicinatevi, non ho la cattiva di mordere una donna, se non in contesti alquanto diversi da questo.»
Antoinette arrossì fino alla cima dei capelli e benedì le tenebre della notte, sue complici in quell'istante.
Quella del re era volutamente un'allussione di genere esplicito ma la donna non avrebbe mai permesso alla sua lingua biforcuta di provocare il suo re.
Incassò in silenzio e tacque, che era preferibilmente la cosa migliore da fare.
«Sono stato indelicato, vi ho messo in imbarazzo, perdonatemi madame.»
Così dicendo posò una sua mano su quelle intrecciate di Antoinette, lei subito sentì il calore di quella mano entrarle nella pelle, fin dentro le ossa, si sentì scottare ma non tentò di mettere ulteriori distanze, né di scivolate furtivamente da quel tocco fuori contesto.
Si ripeteva costantemente che colui che aveva di fronte era Sua Maestà in persona e un'offesa al Re era di diritto assoluto un tradimento alla corona.
Rabbrividì al sol pensiero.
Louis non mancò di apprendere quel dettaglio che subito le fu vicino, così vicino che la ragazza poté sentire sul viso il respiro caldo dell'uomo.
«State tremando, avete freddo?»
Chiese premuroso sfiorando con due dita una ciocca di capelli.
Ne tastò sotto di esse la morbidezza e prudente ne inalò la fragranza delicata.
«Sapete di buono, mia cara.»
La donna continuò a rimanere ferma, combattuta tra il desiderio di alzarsi e difendere la propria purezza o rimanere lì dov'era, in balia di quelle attenzioni e fu proprio in quel momento che le parole di suo padre riecheggirono tra le pareti della sua mente e tutto d'un tratto tutto le divenne cristallino, la vita e le speranze scivolarono dal proprio corpo lasciando dietro di esse un involucro vuoto.
Tutti i pezzi mancanti di un puzzle andavano a riunirsi a quello che Antoinette definiva un quadro incompleto.
Tutto combaciava alla perfezione: l'astio ingiustificato della Regina nei suoi confronti, quelle occhiate pregne di disprezzo, quell'umiliazione gratuita al suo arrivo, il suo ruolo a corte era ben mascherato da quello di dama di compagnia.
Ora la sua posizione in quella reggia era ben chiara: doveva essere la concubina del Re Sole.

«Leggo nel vostro viso comprensione, siete spaventata da tali rivelazioni?»
La donna girò gli occhi sul viso poco illuminato dell'uomo e con la gola secca cercò di formulare una domanda che ne uscì dalla base della gola più come una specie di grugnito.
«Come dite, maestà?»
Nel mentre Louis continuava a giocherellare con una ciocca ondulata, un altra curva nella bocca andò a deformargli il volto.
«Non siete stupida e neanche io lo sono, come avete capito voi, io medesimo ho compreso quello che avete realizzato voi. E vi domando percui, quali sono i vostri sentimenti dinanzi alla prospettiva di diventare una delle mie amanti, Antoinette?»
Strascicò quella domanda con voce talmente sensuale che si sentì mancare, la forza come la voce l'avevano abbandonata a sé stessa ma capì di dover fornire una risposta perlomeno.
«I desideri di sua maestà per me sono un'ordine, tutto ciò che vorrà il mio re, per me sarà un onore donarglielo.»
Era soddisfatto di quella risposta, lo capiva lei e come poteva non esserlo, lui era il Re e tutto ciò che Sua Maestà voleva, Sua Maestà prendeva, senza se e senza ma.
Antoinette lo sapeva benissimo, ribellarsi per correre incontro ad una fine dolorosa non le conveniva molto, piegare la testa e accettare il suo destino era la scelta più saggia da fare, non era la prima e non sarebbe stata l'unica a trovarsi protagonista di un evento così “spiacevole”.
Avrebbe affrontato anche quello con forza d'animo e testa alta.
«Siete incantevole, madame, lasciatemelo dire.»
Le carezze dell'uomo divennero man mano più lascive e profonde, mai Antoinette si era ritrovata soggiogata da tocchi così invadenti ma a tratti piacevoli.
Le mani del Re si spostarono verso l'apertura della camicetta, lì dove i suoi seni nudi s'alzavano sotto il suo respiro pesante.
La baciò, posò discretamente la bocca sulla sua assaporandone la secchezza delle labbra, quando quei delicati baci si tramutarono in qualcosa di più aggressivo le spinse una mano sul petto adagiandola sotto di lui.
Antoinette chiuse gli occhi, stavano dando inizio alle danze e lei avrebbe danzato sotto quella che definiva una pioggia di sciagure.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Aug 14, 2020 ⏰

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