II

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Quella mattina Antoinette fu protagonista di un'alba che portava dietro di sé le ombre di quella che fino a qualche ora fa era stata la sua esistenza da ragazza libera e spensierata.

Quella notte non aveva chiuso occhio, per quanto disperatamente avesse tentato, il sonno non aveva voluto concederle qualche ora di conforto, donandole con i sogni un mondo unicamente suo, senza imposizioni o obblighi, senza nessun uomo che che si sentisse in diritto di scegliere per la vita di un altro uomo.

Sarebbe voluta cadere in una realtà come quella, anche per un lasso di tempo molto breve se lo sarebbe fatto bastare e invece era lì, a piedi nudi, stretta nel proprio abbraccio, fasciata in una camicia da notte troppo sottile per proteggerla dalla brezza frizzante di quella mattina nascente.

Non conosceva il momento esatto in cui la sua vecchia vita si fosse incenerita, se quando aveva ricevuto quella notizia o alla fine di quell'alba, ma, come un fenice, da quelle ceneri stava attendendo di risorgere.

Si voleva godere quegli ultimi istanti nella propria casa amata, imprimere nella mente l'immagine di quella camera che sapeva non sarebbe mai stata più sua da quel giorno in poi.

Con lacrime salate a rigarle il viso turbato, Antoinette si voltò verso il letto sfatto, sulla toilette che sorreggeva le poche cose che le servivano per la cura dell'aspetto, si soffermò sui minimi dettagli, sugli stessi dettagli che prima di quel momento non aveva mai osservato con cotanto affetto.

Con un gesto quasi isterico della mano andò ad asciugare via quelle lacrime che era stanca di lasciar scorrere.

Avrebbe reagito, non si sarebbe fatta abbattere da quelle difficoltà, anche dinanzi alla prospettiva di diventare la concubina del Re doveva essere forte e affrontare la vita con grinta e forza di carattere.

Con gli occhi ancora gonfi dalle lacrime decise di vestirsi per fare un'abbondante colazione, pronta ad affrontare tutto quello che la vita aveva deciso di pararle davanti.

Un immenso cancello dorato si spalancò dinanzi ai suoi occhi stupiti per cossentire alla carozza di attraversare un lungo viale alberato, costeggiato da vasconi e fontane dalla bellezza regale.

Antoinette subito pensò che quel posto, d'ora in avanti, non sarebbe stato altro che una gabbia dorata capace di costringerla al suo interno senza una via di fuga all'orizzonte.

Gli occhi le si inumidirono nuovamente, tutto quello sfarzo intorno a lei non poteva mai regalarle la gioia di trovarsi alla corte del re, circondata com'era da un lusso che sotto di esso nascondeva intrighi ed orrori degni solo della reggia più bella di quel tempo.

Più si avvicinava a palazzo, al cospetto di quel sovrano di cui aveva visto solo nei ritratti e più un'ansia crescente le attanagliava le viscere impedendole di respirare in quel corsetto troppo stretto, a differenza degli abiti che usava indossare fino a poco prima.

Quell'acconciatura elaborata ebbe la forza di cerchiarle la nuca con un dolore fastidioso, si chiese come potesse presentarsi al cospetto del sovrano in quelle condizioni.

Un gemito accompagnò una smorfia di dolore che a Sophie non sfuggì.

«Vi sentite poco bene, mademoiselle

Chiese allarmata quella ragazza di appena diciotto anni, figlia di una fedele Annette che aveva allattato e cresciuto Antoinette come se fosse sua figlia dopo la prematura morte della povera madre.

Entrata così nelle grazie del monsieur Lavalle, Annette divenne ufficialmente parte integrante della servitù, si dedicava alla maggior parte dei compiti compreso quello di occuparsi della piccola Antoinette che oramai aveva visto in lei una figura importante, che di molto si avvicinava a quella di una probabile madre.

Solo poco dopo che Antoinette compii i cinque anni di vita, Annette diede alla luce una bella bambina che crebbe con un'educazione ben precisa: prendersi cura della Signorina Lavalle che più cresceva, e con lei Sophie, più aveva la neccessità di una figura femminile che l'aiutasse nelle sue stanze, per questo la fidata ragazza accettò di buon grado di seguire la propria padrona in quel viaggio tutto da scoprire.

«Come potrei stare bene Sophie, se son stata venduta al re come carne da macello?»

Sbottò la ragazza, esausta e nervosa per poter far caso alla durezza con cui aveva formulato quella risposta.

Sospirò rammaricata, dandosi della stupida per essersi fatta prendere da una collera ingiustificata, dopotutto tutte quelle disgrazie non erano merito della piccola Sophie che ora la guardava con occhi grandi e sconsolati.

Afferrandole la mano le sorrise colpevole.

«Sto bene mia cara, non angustiarti.»

Le disse soave, facendo ricomparire sul volto della giovane un sorriso timido.

«Ne sono lieta signorina.»

Fece, inchinando di poco la testa.

Il viaggio che Antoinette sperò essere giunto al termine continuò per qualche altro interminabile minuto, peggiorando il suo stato d'animo già abbastanza precario.

Decise di chiudere un po' gli occhi stanchi nell'attesa, finquando una vocina sottile non la raggiunse.

«Signorina, destatevi, ci siamo.»

Spalancò gli occhi inorridita, per quanto agognasse la fine del viaggio, ora aveva solo desiderio di scappare lontano da tutto quello, troppo spaventata per affrontare a testa alta quell'ennessimo ostacolo.

Strinse la mano della ragazza traendone forza da quel contatto e con un sospiro tremolante posò il primo passo su quella che sarebbe statala sua esistenza futura.

Fu condotta dinanzi ai sovrani e solo quando s'ebbe trovata dinanzi la pesante porta finemente decorata che la separava da quell'uomo dall'essenza divina, che Antoinette fu colta da un inspiegabile senso di tranquillità, niente più la spaventava e quella novità le dipinse sul viso il suo solito cipiglio combattivo.

Alzò il mento in segno di sfida mentre le due ante si aprivano cigolanti per accoglierla.

Con mani intrecciate sul ventre, in una postura nobiliare, Antoinette mosse qualche passo all'interno finché quel viso tanto amato dall'intera Francia non colpì sfacciatamente quello suo estasiato da tanta regalità e bellezza.

"Rimasi come annicchilito dalla maestà della sua persona e dallo splendore del suo fasto. Mai nulla di più maestoso aveva colpito il mio sguardo e di tutti gli uomini che avevo visto, egli mi parve il più degno di comandare...La sua aurea di grandezza incuteva timore e su tutti i volti vedevo impresso il rispetto.

Un suo sguardo era un ordine, e chi era abituato ad osservare il monarca lo capiva al volo...Aveva abituato coloro che gli stavano attorno a una sorta di adorazione; sembrava naturale essere ai suoi piedi."

Piccolo appunto: Questo romanzo, come ben vedete è ambietato nel periodo d'ascesa del re sole, alcuni personaggi ed eventi rispecchieranno quelli storici ma altri saranno frutto della mia fantasia.

Unirò le due cose tentando di dar vita ad un romanzo che spero possa essere leggibile e scorrevole.

Ungrazie a chi mi darà fiducia.

Una Rosa Alla Corte Di VersaillesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora