Louis era in cerca di un dominatore, un uomo mascolino e forte che gli avrebbe fatto perdere la testa semplice sovrastandolo.
Il tipo di persona che avrebbe voluto fottutamente divorare.
La musica jazz accarezzava dolcemente l'atmosfera mentre il liscio si guardava intorno con aria interrogativa ed un sopracciglio alzato.
Non ricordava precisamente chi lo avesse detto, ma aveva sentito dire che il jazz aiutava a lasciarsi andare al proprio istinto.
Ne era certo, solo due cose potevano contare: il sesso, in tutte le sue forme, con bei ragazzi, e la musica di New Orleans e di Miles Davis.
Bevve un ultimo sorso del suo drink, poi i suoi occhi si posarono su una figura alta e possente.
Un uomo di tutto punto, vestito con uno smoking vecchio stampo, grandi anelli argentati sulle dita delle mani incredibilmente attraenti.
La pelle più bianca che avesse mai visto, si chiedeva se fosse anche morbida al tatto.
Si chiedeva se mordendola si sarebbe arrossata, come ci si sarebbe sentiti ad avere i polsi stretti in quelle mani, come sarebbe stato inalare il suo odore, sentirlo gemere, strattonarlo per i lunghi ricci di liquirizia.
Louis aveva scelto la sua preda.
Non lo aveva mai visto da quelle parti, perciò doveva sicuramente essere l'uomo di cui Angela gli aveva parlato.
Improvvisamente giunse la necessità così sconsiderata e stupida di voler sentire il suo seme colare tra le pareti della sua gola.
Provare la sensazione di essere scottato dalle sue bellissime, lunghe e affusolate dita tra le sue membra.
La passione conferisce dimensioni a ciò che non ne ha, erige un'ombra simile ad un mostro, pecca contro il vero peso degli esseri e delle cose.
Potrebbe essere descritta come il concetto astratto di inferno.
Ti affascina e per una volta scava nel tuo corpo invece che nel tuo cuore.
Louis decise di alzarsi, avviandosi verso quell'uomo.
<<Piacere, io sono il Signor Tomlison>>
Tese la mano, che venne ricambiata con una stretta fin troppo forte e decisa.
<<Styles>>
<<Mi pare di non averla mai vista nei dintorni>>
<<Oh, infatti sono venuto da Londra solo per una breve vacanza e ho deciso di dare un'occhiata a quella che tutti chiamano 'la città delle scommesse e delle belle donne'>>
<<Mi fa piacere conoscere nuove persone.
Detesto voltarmi e vedere sempre le stesse coppie che non fanno altro di parlare di borsa, investimenti e televisione, è davvero una noia>>
<<A dire il vero ho sempre preferito il cinema>>
<<La penso allo stesso modo.
Posso offrirle qualcosa da bere?>>
<<Certamente Signor Tomlison, c'è sempre spazio per un buon vecchio Americano>>
Rise con fare signorile ed educato, seguito da Louis.
Attraversano la sala, avviandosi al bancone degli alcolici, sedendosi uno accanto all'altro.
<<Cosa stava dicendo per quanto riguarda il cinema Styles?>>
<<Ho come l'impressione che la televisione stia rovinando il mondo del cinema.
Le dee di Hollywood hanno venduto i loro baci per migliaia di dollari e la loro anima per pochi centesimi e ora tutto potrebbe finire.
Non è bizzarro?>>
<<Immagino che lo sia, ma non so cosa dire, a furia di vivere a Las Vegas ho imparato a non esprimere mai la mia reale opinione.
Si limitano ad insegnarti che se vuoi sopravvivere devi sorridere, annuire e tenere sempre il portafogli all'altezza del petto per proteggerti dai proiettili.
Mi sono sempre chiesto come sarebbe vivere a Londra>>
<<Non è nulla di che in realtà>>
Il Signor Styles interruppe per un attimo il discorso che stava per intraprendere, portando il calice di vetro alle morbide labbra, oggetto del desiderio di Louis.
<<Si pensa alla vita frenetica, quando poi ci si rende conto che non è altro che un susseguirsi di giorni senza alba o tramonto, fatti di cieli grigi e piovosi che finiscono per sembrare immacolati.
Non è una sopresa il fatto che siamo solo passeggeri di un mondo costruito sulla finzione.
Tutta la storia dell’umanità ci ha condotto qui.
Ironicamente, ci siamo creati da soli. La Natura ci punisce da allora>>
Louis si stava annoiando, non aveva più voglia di ascoltare quei discorsi contorti e privi di senso, perciò decise di posare una mano sulla spalla del dottore e alzare la posta in gioco.
<<Posso dedurre che sia venuto a Las Vegas per giocare, non per parlare, perciò mi chiedevo se mi volesse concedermi una partita a poker>>
La preda era quasi nella gabbia.
<<Certamente Tomlinson, come posso dirle di no?>> sorrise ampliamente, concentrando lo sguardo sul più basso.
<<C'è solo una cosa...>>
Louis deglutí, assottigliando gli occhi e fingendosi dubbioso.
<<Non ho alcuna intenzione di scommettere denaro Signor Styles>>
Il riccio si fece improvvisamente confuso.
<<Vuole per caso scommettre su dei gioielli?
Perché se é questo che vuole non posso accontentarla>>
<<In realtà sto cercando di proporre qualcosa di differente dal solito.
Se vincerò, saro io a decidere cosa pretendere da lei, in caso contrario sarà lei a farlo.
So che può sembrare azzardato ma ci pensi...
Quante altre occasioni avrà di venire nella città del gioco?
Forza, mi dimostri che lei è un vero uomo e che non ha paura di nulla>>
<<Io...ehm>>
<<Styles?>>
<<Accetto>>
Un ghigno furbo si fece spazio sulla bocca del più basso.
Aveva già vinto.
Il poker è un gioco di carte che si gioca con i semi francesi, è considerato d'azzardo, ma ha un peso determinante l'abilità del giocatore. Ha sempre intrigato e ispirato tutti coloro con la passione per la sfida, la vincita, il guadagno immediato.
Un gioco per chi ha i soldi che cadono dalle tasche o per chi non ha nemmeno quelle.
Ciò che conta non è di disporre di buone o di cattive carte, ma di saper giocare con quelle cattive.
Nella vita, come nel poker, il rischio va affrontato, non evitato.
E a Louis piaceva giocare, ma soprattutto vincere.
Perché privarsi dell'unica fonte di soddisfazione che si può avere quando tutti noi viviamo in una manciata di tipi di particelle elementari, che vibrano e fluttuano in continuazione fra l’esistere e il non esistere, pullulano nello spazio anche quando sembra non ci sia nulla, combinandosi stupidamente assieme all’infinito?
Fare della propria vita una monotona, merdosa, trama di un vecchio libro abbandonato non era nei piani di quel giovane imprenditore dai capelli lisci, e sembrava quasi che tutti lo avessero capito.
Beh, tutti apparte Styles.
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The maneater
FanfictionLas Vegas, 1956. Le pareti s'intingono di rosso assorbendo la passione liquida che inonda la stanza come il sangue di Dio. La luce si dissolve in un sinistro bagliore, facendo inginocchiare le ombre dalle forme ectomorfe al cospetto degli uomini avv...
