La mia testa funziona in modo strano, e più cerco di comprendermi più non so come agire in merito.
Ho tanti aspetti e modi di fare che si oppongono, ma che rimangono comunque entrambi costantemente presenti.
Spesso sono in situazioni in cui mi capita di scegliere tra due opzioni, ma la verità è che spesso so già che non starei bene indipendentemente dall'opzione che scelgo.
I miei familiari, parenti, dicono che ho un "talento", dicono che sono l'unica insieme a mia nonna che sa disegnare.
Vi sbagliate tutti, io non so disegnare.
Io so capire dove sbaglio, cosa sbaglio, come sbaglio, il tutto mentre sto sbagliando, a volte anche prima.
Ciò non vuol dire che questo mi permette poi di correggere subito prendendo sempre la strada giusta, ma questa è una cosa che le persone faticano a capire.
Io spiego molti dei miei modi di fare con una citazione che mi rispecchia particolarmente, "imparo sbagliando", ma le persone fraintendono pensando che io per capire una cosa debba per forza sbagliare.
Le persone capiscono quello che vogliono loro, e io sto pian piano perdendo la voglia di ripetere la citazione.
Quasi quasi li lascio pensare cosa vogliono, in fondo non sono obbligata a dare spiegazioni.
Tornando al discorso iniziale, agli aspetti opposti del mio carattere che convivono, forse devo fare degli esempi per farmi capire.
Io odio tardare o saltare appuntamenti, ho sempre paura di perdermi cose importanti, di mancare di rispetto a qualcuno che ha perso tempo ad aspettarmi e mi sento terribilmente in colpa a far preoccupare qualcuno della mia assenza.
Allo stesso tempo però, la consapevolezza di aver sbagliato qualcosa, di non averlo fatto o di averlo fatto male, indipendentemente da cosa sia, mi terrorizza al punto da farmi temere la vista con la persona che mi ha chiesto di farlo.
Per quanto banale sia la cosa, la paura che mi affligge è la stessa e io davvero non ne posso più.
C'erano volte in cui da piccola mi chiedevano di disegnare delle cose complesse e davano ironicamente una scadenza.
Era solo un disegno
Un fottutissimo disegno.
Perché andavo in panico se non ce lo avevo fatto bene per quel giorno? Perché saltavo scuola e mi chiudevo in camera per paura di uscire e incontrarli per strada?
Tuttavia, dicendo questo si potrebbe dire che scappo dai problemi.
Non dico che non sia vero, anzi, è il palese ritratto della realtà.
Ma quando scappo da un mio problema alla fine me ne creo uno nuovo, spesso più grande di quello iniziale.
È un vizio, una paura che ho da quando sono piccola. Ma finché si tratta di piccole responsabilità come un disegno anche le reazioni erano minime.
Al massimo finivo per piangere.
Col tempo, con la crescita e con gli adulti che sempre di più sembrano un mondo non più tanto lontano, anche le reazioni stanno diventando incontrollabili.
Tempo fa mi venivano attacchi di panico, ora non saprei dire se sono peggiorata o migliorata. Quando succede mi manca costantemente il respiro, qualsiasi cosa stia facendo, faccio fatica a dormire e ho i nervi perennemente tesi.
Mamma se ne accorge, mi chiede sempre come sto e raramente ottiene risposta, al massimo ci scherzo su.
Se ne accorgono anche i miei compagni di classe, e i professori, a volte mi capita di pensare come giustificano nella loro testa le volte in cui mi capita di stare assente per crolli.
Mi capita spesso di pensarci, a ciò che pensano loro.
Penso che mi farebbe paura scoprire effettivamente cosa pensano di me
Devo fargli pena, dovrò sembrare la ragazzina problematica o quella depressa per moda.
Può essere che la pensino così, e io non posso andare a mettere i pezzettini di skotch lì dove pensano male, in fondo non riesco neanche a dargli loro spiegazioni.
La classe che ho quest'anno è la migliore che io possa desiderare, non voglio deluderli.
A dirla tutta non voglio deludere neanche me, ma questo è forse un passo troppo grande per il momento.
Poi ci sono momenti come questo, in cui ho bisogno di vomitare flussi di coscenza su un foglio digitale su cui riesco a scrivere alle 3 di notte, con la camera totalmente buia.
Sono semplici ricadute, in cui mi sento particolarmente male, senza un apparente motivo.
Sembra che mi infilzino una lama spaventosamente larga nel petto, sembra che lo facciano lentamente, quasi a prendersi con calma tutti questi minuti di agonia.
Il respiro diventa man mano più rarefatto e divento particolarmente debole.
Riesco ancora a muovere ogni arto alla perfezione, divento debole di volontà. Rimango quasi paralizzata al materasso.
Non mi sento agitata o impaurita, sento solo vuoto e la sensazione di cadere.
È fastidioso.
