Guerra e pace

5 1 0
                                        

Mi sono allontanato dal caos, dal formicaio, dal confine e ho preso la via delle montagne, ho camminato diversi giorni, forse addirittura mesi, pensavo di trovare qualcosa di meglio, ma mi sono ritrovato in un pozzo profondo e oscuro chiamato guerra. La prima volta che ho sentito uno sparo mi sono sentito terribilmente male, era solo un suono lontano, ma mi scosse e mi fece molta paura, una sensazione che sembravo quasi aver dimenticato per via della mia non vita; corsi a vedere cosa stesse succedendo e mi trovai in mezzo ad uno scontro a fuoco tra quelli che sembravano cittadini normali e militari: si sparavano con una furia disumana nascosti dietro ai muri. Gridavano, si insultavano, si ferivano e gridavano più forte; una volta ho sentito nominare la parola "Inferno" da una persona e ho capito che parlava di qualcosa di molto brutto, non penso ci fosse una parola più adatta per descrivere quello che stavo vedendo. In mezzo alle due fazioni stavo venendo trapassato da una quantità indescrivibile di colpi da entrambe le parti e mi sono chiesto: "Se mi vedessero qui in mezzo smetterebbero di spararsi?", una persona saltò fuori dal suo nascondiglio e iniziò a correre disperato e rassegnato verso l'altra fazione... Crollò dopo che un colpo oltrepassò la mia testa e si fermò con uno schianto nella sua. L'istinto mi fece abbassare verso di lui, la mia umanità me lo fece toccare, ma quando la mia mano lo oltrepassò i sentimenti si impadronirono di me: piansi, gridai, implorai di smettere, che quest'uomo era morto e che qualcuno doveva dargli una degna sepoltura perché aveva avuto paura fino all'ultimo secondo, ma ha trovato coraggio nella rassegnazione alla morte, ma niente sembrava davvero andare oltre le mie labbra... Ero stato impotente in vita e sconfitto dalla malattia e adesso ero impotente nella mia non vita, sconfitto dalla crudeltà di un mondo a cui non appartenevo più. La violenza intorno a me non si fermava e sentii delle grida imploranti dalla fazione che aveva ucciso quest'uomo: mi alzai e vuoto, freddo, mi diressi verso la richiesta d'aiuto; un uomo piangeva e chiamava un nome, ormai di lui era rimasta solo la metà superiore del corpo, ho capito che stava morendo e con l'ultimo respiro stava chiamando una persona importante per lui. Non c'era differenza, ovunque mi girassi il risultato era lo stesso: uomini senza motivo si stavano sacrificando e si stavano uccidendo con una ferocia che non gli apparteneva per compiacere qualcuno che gridava più forte di loro. La rabbia sparì e lasciò il posto alla pietà, alla compassione... Non potevo salvare questi poveri uomini, non potevo fare nulla per evitare che si uccidessero, potevo solo guardarli morire e provare pena per i loro poveri cadaveri, ma non ho dimenticato il nome che ha chiamato il soldato. Dopo diverse ora di conflitto le due parti trascinarono i sopravvissuti verso le rispettive basi, nessuno aveva l'espressione di chi ha vinto qualcosa, seguii la fazione del soldato del nome, non mi serviva sapere il suo, non serviva più a nessuno, ma volevo incontrare la persona che stava dall'altra parte della sua richiesta d'aiuto e dopo pochi giorni mi imbarcai insieme al cadavere su un aereo diverso da quello su cui ero salito prima, in questo le uniche emozioni che si leggevano erano tristezza e dolore. Quando atterrammo seguii un signore che si recava a dare la notizia della morte alle persone care al soldato: dopo aver visto i genitori si recò dalla persona che chiamava il soldato e ho capito quali sono davvero le implicazioni della guerra. La ragazza cedette dapprima senza dire nulla, sembrava privata di ogni forza vitale e poi esplose in un pianto a dirotto... le sue grida erano atroci e a nulla valsero gli sforzi delle persone che accorsero per consolarla, semplicemente si era rotto qualcosa dentro di lei che non poteva essere riparato. Una volta ho visto gli ingranaggi che fanno funzionare gli orologi, essi girano in sintonia e se solo uno di loro si rompe l'orologio si ferma e bisogna sostituirne il pezzo rotto. Gli umani credono che il cuore sia il centro delle loro emozioni, ma uno scienziato ha spiegato che in realtà è il cervello il centro delle nostre emozioni, nonostante la spiegazione convincente la ragazza si teneva una mano sul petto, stretta a cuore in preda ad un dolore atroce. Quando tutti se ne andarono lei rimase da sola in casa stesa sul letto con le lacrime agli occhi... Generalmente non voglio invadere l'intimità delle persone e seguirle in giro come uno stalker, ma per qualche motivo non riuscii a staccarmi da lei, sentii che un sentimento molto forte la stava abbandonando e si riversava in me, ero diventato il contenitore delle emozioni di questa ragazza. Si alzò dal letto, si diresse in bagno, non volevo seguirla, ma lo feci, prese delle pillole e una bottiglia d'alcool, avevo già visto questa scena dal ragazzo morto di overdose e impotente iniziai a prepararmi a ciò che veniva dopo... Volevo andarmene e allontanarmi da tutto quello: "Perché questo mondo le ha dovuto portare via tutto? Non meritava di essere felice? Non esiste una giustizia in questo mondo?" pregavo con tutto me stesso che non lo facesse, ma senza vacillare si versò l'alcool e iniziò ad ingerire pastiglie dopo poco iniziò a bere... Pian piano le forze la stavano abbandonando e mi misi a sedere vicino a lei, le misi una mano sulle gambe e la guardai pieno di tristezza, ma i suoi occhi non avevano tristezza, solo rassegnazione... Fu in quel momento che per un interminabile attimo sorrise, mi guardò dritto negli occhi e disse: "Solo così sarò di nuovo con lui". Istintivamente cercai di abbracciarla con tutte le mie forze, ma le mie braccia le passarono oltre, oltre il suo cuore, poi cadde passandomi oltre e si accasciò per terra, emise gli ultimi respiri in maniera serena, ebbi la sensazione che niente se non questo avrebbe potuto darle la pace che aveva perso, la speranza in un dopo con la persona che ama. Dopo pochi giorni che non ho mai lasciato la ragazza c'è stato il funerale, gli umani hanno bisogno di salutare i loro morti in posti chiamati chiese in cui si rivolgono ad un certo "Dio" perché li aiuti nella vita e li perdoni per i peccati... A quanto pare questo personaggio amministra la giustizia divina e le annesse punizioni giudicando gli esseri umani in base alle loro azioni. A quanto pare gli umani credono quasi tutti agli spiriti, o meglio, all'anima, ma io non ho ancora mai visto qualcuno che mi somigliasse e sono convinto che se anche Dio abbia giudicato le anime dei due innamorati non era lì mentre lui la chiamava e mentre lei cercava la speranza nella morte. Dopo il funerale alcune persone sembravano avere un'aria più serena, come se fosse cambiato davvero qualcosa, come se fossero loro quelli che avevano bisogno di sentirsi a posto con le loro coscienze, come se i due morti avessero bisogno di questo rito e dell'approvazione di qualcuno per ritrovarsi dopo... In preda alla collera ho scoperto l'ipocrisia. Seguii il corteo funebre fino al luogo della sepoltura dei due innamorati e restai lì qualche mese a guardia di due tombe che si promettevano di tenerli insieme, ma che è ciò che li ha separati. Li salutai un'ultima volta, non sapevo se sarei mai tornato, ma portavo dentro di me la speranza che stessero guardando la mia stessa alba abbracciati e felici.

In questo paese succedono molte cose strane, si alternano molti climi diversi e molte usanze diverse, ma certe cose non cambiano ovunque io vada, fu così che mi ritrovai dopo lungo vagare in una città piena di luci e di suoni a ripetizione. Ero stordito da tutto ciò dopo solo un paio d'ore ed in più in questa città le persone erano ancora più bizzarre che in altri posti. Entrai in un bar pieno di macchinette e di persone sedute davanti ad esse, solo dopo capii che era un casinò, mi sedetti e persi la cognizione del tempo, pur senza giocare. Uscii da lì a notte fonda, ma la moltitudine di luci non mi dava l'impressione che fosse davvero notte, alzai la testa per guardare il cielo notturno, ma pur senza che ci fosse una nuvola non vedevo una singola stella ero molto triste. Non alzavo mai la testa a guardare il cielo perché non volevo perdermi ciò che mi succedeva intorno in ogni momento, ma stavo venendo a noia dei divertimenti creati dagli umani. Ero interessato all'animo e ai sentimenti che li spingevano, ma troppo spesso essi diventavano piatti in questo mondo, se riversi l'oceano in un pozzo non andrà comunque più in profondità del fondo stesso, esso uscirà, si spargerà per terra e si accontenterà di essere assorbito da ciò che gli sta intorno. Mi avvicinai ad una donna che vendeva il proprio corpo, ne avevo già viste nelle diverse città, non avendo bisogno di dormire la vita notturna ed i suoi vizi non erano un mistero per me, la osservai, sembrava piatta nell'animo, interessata solo ad arrivare al mattino con qualche soldo in tasca, ma non avevo intenzione di denigrarne le scelte, senza soldi non si vive e vendere sesso era meglio che vendere morte, almeno nessuno si faceva male. La ragazza sembrava davvero avere un viso candido come la neve, nonostante tutto trasudava innocenza e forse questa era proprio la motivazione del suo successo, diversi uomini la portarono via durante la notte e la riportarono qui ed ogni volta lei sembrava un poco più triste. All'alba, quando le prime formiche iniziarono ad affollare le strade si diresse verso casa e la seguii, entrai con lei in una casa che dall'esterno aveva un ché di fatiscente, ma una volta dentro il suo appartamento era molto pulito ed in ordine, sentii il pianto di una bambina, lei si avviò come se non fosse stata in piedi tutta la notte e diede il cambio alla baby-sitter. Difficilmente avevo assistito ad una tale manifestazione di amore da parte di qualcuno, ma anche tra le madri, lei ne superava parecchie: nonostante la notte in bianco si sedette e cullò la bambina per ore senza mai stancarsi, inutile dire che mi girai dall'altra parte quando allattava, il rispetto degli spazi altrui (per quanto possibile per me) era un principio fondante. Era una delle scene migliori a cui avessi assistito da quando ero in non vita, il sole entrava dolce dalle finestre e le baciava entrambe in viso, lei stringeva la bambina teneramente e la bambina aveva un viso sereno, si addormentarono insieme dopo poco. Mi ricordo abbastanza bene com'è stata la mia breve vita, ma sono convinto che solo adesso in non vita ho sentito il vero amore di una madre, una che sacrifica sé stessa per il bene della figlia, mia madre purtroppo da quando ha scoperto che ero malato non è mai riuscita superarlo e nei suoi abbracci c'era sempre una tristezza che ho capito solo di recente. Avrei volentieri dormito con loro, ma quello era oltrepassare il limite per me e le lasciai al loro sonno. Uscii con calma e ripresi la mia strada: decisi che avevo bisogno di una pausa dalle città e da tutto ciò che erano gli umani, così presi la via delle montagne in lontananza, sarebbe stata una lunga, ma piacevole, passeggiata.  

Anima erranteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora