Due anni dopo.
«Allora, anche voi desiderate ardentemente vivere?»
Marina sorrise al cantastorie e annuì con determinazione.
Il Parco dei Gigli era, come sempre, gremito di giovani ragazzi e ragazze intenti a fare del loro meglio per comprendere i doni ricevuti alla nascita. Nonostante l'apparente silenzio, attorno al fuoco vi era un gran trambusto causato dalla curiosità dei nuovi arrivati.
Uno dei più grandi era intento nel raccontare loro di come tutto ebbe inizio. Nonostante la tipica fatica degli adolescenti a mantenere l'attenzione, la maggior parte dei presenti pendeva dalla bocca di quel cantastorie improvvisato. Il ragazzo, quasi sulla trentina, con i capelli castani e gli occhi color nocciola, si inumidì le labbra prima di cominciare.
«Dunque... finiamola con i monologhi filosofici. C'è un'altra storia che mi piacerebbe accennarvi questa sera» disse con un ampio sorriso. «Conoscete il mito di Tebribe?»
Nessuno dei presenti fornì una risposta, al contrario alcuni scossero perfino la testa in segno di negazione. Marina sorrise e tornò a fissare il cantastorie.
«Tebribe è l'essere primordiale da cui tutto è nato. Si narra che fosse solo, nella più piena oscurità del nulla» ci fu una breve pausa. «Eppure trovò una maschera. Era curioso, vedeva i fori per gli occhi. Capì di poterla indossare e lo fece. Poi, dopo un po', cominciò a muoversi e danzare in totale libertà. Dovevate vedere com'era felice, non riusciva a smettere di ridere per la gioia, si stava divertendo ed era evidente.»
Il castano ebbe piacere nel vedere il suo pubblico spalancare gli occhi, dopodiché puntò il suo sguardo sulle fiamme crepitanti.
«Si rese conto di non essere in compagnia, ma non smise di roteare su sé stesso. Fu in quel momento che cominciò la danza della creazione. Con un movimento, generò un terreno solido su cui volteggiare. Nacque così la terra.»
I nuovi arrivati sembrarono aver capito dove intendesse andare a parare. Lentamente alcuni compagni presenti da più tempo si avvicinarono con dei tamburi e cominciarono a suonarli. Un ritmo di rapidità crescente che si sintonizzò presto con il battito cardiaco del pubblico.
Il cantastorie proseguì. «Non poteva esserci terreno dappertutto. C'era bisogno di molto altro, del cielo, per esempio. Ecco che, con un semplice passo, lo creò dal nulla! Poi, ebbe bisogno di dissetarsi. Un passo...» imitò il movimento e mosse le mani verso l'esterno, come a spingere qualcosa verso di loro. «Ecco che creò il mare! A seguire il sole, la luna e le stelle! La natura, gli animali e quant'altro.»
Una ragazzina dalla folla, sui nove anni circa, si alzò in piedi. Marina la sentì chiedere: «Come Dio?»
Il cantastorie fece una leggera smorfia prima di sedersi nuovamente, sorrise alla sua interlocutrice con gentilezza.
«Tebribe è l'essere primordiale, di certo non un semplice dio!» rispose beffardo.
«Fatto sta... a un certo punto, si stancò di danzare. Decise, quindi, di prendersi una pausa. Pensò di rifugiarsi in un luogo lontano dalla luce per poter finalmente riposare e così fece. Fine della storia.»
Avendo concluso il suo breve racconto, il giovane cantastorie si alzò in piedi con l'intenzione di andarsene. Prima che potesse farlo, però, venne chiamato dalla stessa ragazza che lo aveva interrotto in precedenza.
«E poi cosa è successo?»
«Ah volete che continui? Pensavo che questo bastasse.»
«Sì!» rispose Marina assieme al coro di nuovi arrivati.
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A Mask of Ideals and Truth
FantasySopravvivere. Una missione che tutti gli Stirpemista devono affrontare ogni giorno. Ma nell'Altrimondo, una dimensione parallela dove mostri e divinità mascherate si intrecciano al destino dei mortali, esistono dei luoghi protetti, nei cui confini è...
