BONUS 10. SEI UNO STIRPEMISTA, SORPRESA!

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La taverna era quasi deserta a quell'ora. Solo il ticchettio distante dell'acqua contro i pali, qualche voce sommessa che filtrava dalle calli e il suono regolare degli oggetti che Niccolò sistemava dietro il bancone. Il legno consumato sotto le dita, l'odore di sale e vino che impregnava l'aria, tutto aveva un che di familiare, ripetitivo, sicuro.

"Devo fare in fretta, altrimenti non riuscirò a incontrare l'illustre Medici!"

Sollevò una cassa, posandola con cura vicino alla porta laterale. Aveva il volto stanco, le maniche rimboccate e uno sguardo che vagava altrove, oltre il vetro appannato delle finestre, come se aspettasse con il pensiero di poter cogliere il famoso uomo mentre interrompeva la messa tenuta da Lyra Morosini.

"Chissà cosa farà la Santa delle Maree... nemmeno il Doge potrà proteggerla."

La sua attenzione fu catturata da un fruscio.

Non quello del vento, né dell'acqua.

Un suono diverso, come se l'ombra presente nel locale avesse appena cambiato forma. Niccolò si irrigidì, la mano che correva al fianco, dove teneva nascosta una modesta daga.

Fu allora che vide qualcosa muoversi nell'angolo più scuro della sala.

Una sagoma indistinta, come se le tenebre avessero preso a camminare sulle proprie gambe.

Un uomo — no, non un uomo. Qualcosa che assomigliava solo vagamente a uno di loro.

Sbatté le palpebre e, quando le riaprì, tutto sembrava essere tornato normale.

"Sarà stata la mia immaginazione, ultimamente sto chiedendo troppo al mio corpo."

Poi la creatura spuntò dal soffitto a testa in giù e lo ammonì: «Mi vedi e questa è la tua reazione?»

Gli occhi di Reno brillavano di un riflesso innaturale, due fenditure verdognole nella massa fluida e nera che costituiva il suo corpo. Non faceva alcun rumore mentre si muoveva, eppure la stanza sembrava essere diventata più fredda.

«Bel posticino, ricordavo bene,» mormorò, la voce alta e roca, come se venisse da un luogo senza aria. «Un po' tranquillo per i miei gusti.»

Niccolò si lanciò all'indietro, la mano ora saldamente sull'impugnatura dell'arma.

«Chi diavolo sei?» gridò. «Un demone?»

Reno inclinò la testa, divertito. «Vicino abbastanza. Ma non sono qui per spaventarti, bello mio.»

Un sorriso appena accennato attraversò le sue labbra scure, se si potevano definire con quel nome.

«Ok, un po' speravo che mi riconoscessi, ma non importa. Sono Reno. Sono un Tenebrae, non un demone. Sono qui per parlarti, visto che una certa persona ha bisogno di te. Ti dice niente il nome... Shirei?»

Niccolò strinse i denti, facendo scorrere lo sguardo dalla figura di Reno alla porta. Era abituato alle stranezze di Venezia, agli sguardi furtivi che gli venivano rifilati quando diceva di aver visto un mostro, ma era la prima volta che si trovava a intrattenere un discorso con uno di loro.

"È follia."

La creatura scomparve e si manifestò dinanzi a lui poco più avanti. «Allora, ci siamo? Dobbiamo fare in fretta.»

«Non so chi tu sia né cosa voglia da me,» il pollice passò rapido sul manico della lama. «Se sei un emissario dell'Inferno, puoi tornartene indietro da dove sei venuto.»

Reno sospirò, le spalle fatte d'ombra che si alzarono e ricaddero come se fosse stanco.

«Sempre con la religione in testa, voi rinascimentali,» la voce gli si fece più tagliente, un accenno di impazienza sotto il tono ironico. «Non sono il demonio e non mi interessa la tua anima. Sono qui per conto del boss.»

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