Palazzo di Cragar, Oltremondo.
L'aria era densa e immobile, quasi intangibile. La sala d'allenamento era una vasta distesa di pietra nera, illuminata solo da fiaccole spettrali che bruciavano con una fiamma verdastra, proiettando ombre tremolanti sulle pareti.
Dalia si trovava al centro della stanza, il respiro già pesante. Di fronte a lei, Cragar era immobile, la sua figura alta e imponente sembrava fusa con l'oscurità circostante. Il dio non aveva ancora mosso un passo. Aveva affrontato più volte Marina per allenarsi, quella era una lezione di tutt'altra portata.
Suo padre si limitava a osservarla, le braccia incrociate dietro la schiena. Non c'era ostilità nel suo sguardo, solo calma. «Attacca,» disse infine, con la voce bassa e ferma.
Dalia serrò i denti. Era pronta. O almeno, così credeva.
Con un rapido balzo in avanti, affondò il bastone di metallo alla ricerca di un colpo verso il petto della divinità. Prima ancora di sfiorare il bersaglio, sentì il terreno sotto i piedi mutare. Una parete di roccia si sollevò tra loro, separandola dal dio oscuro e costringendola a fermarsi bruscamente.
«Troppo prevedibile,» la voce di Cragar riecheggiò oltre la barriera in tono ammonitorio.
Dalia si lanciò di lato, ma il pavimento si spezzò sotto di lei. In un istante, il terreno divenne un cumulo di macerie instabili, pronte a inghiottirla. La ragazza si spinse con tutte le sue forze verso una roccia più solida, evitando per un soffio di avere la peggio.
Respirò a fondo.
"La necessità momentanea è anticiparlo, dunque devo impormi di raggiungere una soluzione."
La ragazzina scattò di nuovo in avanti, questa volta cercando un approccio più rapido. Lanciò una serie di colpi mirati, ma nessuno raggiunse il suo obiettivo. L'aria vibrava, la terra nascosta al di sotto del pavimento rispondeva al richiamo silenzioso di Cragar e creava barriere che apparivano intorno a lei, obbligandola a restare sempre vigile.
Ogni sua mossa veniva neutralizzata prima ancora che potesse portarla a termine.
E lui era ancora fermo.
La frustrazione le bruciava sotto la pelle. Non importava quanto cercasse di colpire: il dio dell'oltretomba non aveva bisogno di muoversi. Il suo dominio sul metallo e sulla terra gli permetteva di controllare l'intero campo di battaglia con il minimo sforzo. La cosa peggiore era la consapevolezza che non la stesse prendendo seriamente.
Conosceva i poteri di suo padre. "E sono consapevole che non li sta sfruttando a suo ausilio. Si limita a farmi affrontare un duello contro l'intero ambiente. Per quale ragione agisce in tal modo? È umiliante."
«Non basta la forza fisica, Dalia,» commentò Cragar, con la stessa pacatezza di sempre. «Devi capire quando e come sfruttare il tuo vero potenziale.»
Il suo vero potenziale.
Il viaggio spettrale.
Era il punto principale dell'allenamento, la capacità di trasportarsi attraverso l'Inframondo, di svanire in un istante e riapparire altrove. Era un'abilità peculiare di tutti i figli di Cragr, che lei aveva sempre avuto, ma che non riusciva ancora a padroneggiare.
Una lancia di metallo si sollevò da terra. Dalia la notò solo un istante prima che venisse scagliata contro di lei.
Il suo cuore accelerò.
L'istinto la spinse ad attivare il viaggio spettrale.
Lo sentì fluire dentro di sé, la familiarità dell'oscurità che l'avvolgeva.
Ma poi, all'ultimo istante, qualcosa la fermò.
Fece un passo laterale, evitando l'attacco con una schivata tradizionale.
L'arma si fermò a mezz'aria e rimase sospesa.
Cragar inclinò la testa. «Perché hai desistito?»
Dalia si irrigidì. Non sapeva cosa rispondere.
«Potevi riuscirci, ma hai avuto paura. Lo stavi per fare,» il dio si avvicinò di un passo, con lo sguardo sempre imperturbabile. «Vedo quando attingi al tuo cammino, Dalia. So che hai captato il mana per utilizzare il viaggio spettrale.»
Lei distolse lo sguardo.
Cragar si fermò davanti a lei. «Temi il tuo stesso potere?»
La ragazza si morse il labbro inferiore. Non era paura, non esattamente. Era più un blocco mentale. Qualcosa la frenava, la tratteneva dall'usarlo con naturalezza.
Forse perché sapeva quanto fosse pericoloso, perché Shirei le aveva spiegato quanto fosse facile perdersi in esso.
Il dio rimase in silenzio per qualche secondo, poi sospirò. «Usalo adesso.»
Dalia sollevò lo sguardo.
«Trasportati alle mie spalle.»
La ragazza inspirò in silenzio. "Devo riuscirci."
Chiuse gli occhi e si lasciò andare. L'oscurità la avvolse immediatamente, come un abbraccio freddo e familiare. Sentì il proprio corpo dissolversi, diventare un'ombra nel mare tumultuoso, un sussurro che si muoveva nel vuoto.
Si ritrovò dall'altra parte, dietro Cragar.
Un brivido le percorse la schiena mentre riacquistava consistenza, i piedi che toccavano nuovamente il pavimento solido. Aveva funzionato.
Il dio oscuro si voltò, con un velato accenno di sorriso. «Come puoi vedere,» esordì, «ne sei perfettamente capace.»
La ragazzina annuì, ancora scossa dalla sensazione.
«Ora,» continuò il dio, «dovrai imparare a farlo in battaglia. Potrebbe salvarti la vita.»
Lo sapeva, ma metterlo in pratica era un'altra storia. «Capisco,» disse infine, la voce più sicura. «Grazie per l'insegnamento.»
Cragar la osservò per un momento, poi fece un cenno di assenso. «Vuoi riprendere l'allenamento?»
Dalia si passò una mano tra i capelli, cercando di rallentare il battito del cuore. Poi, con un piccolo sorriso, si rimise in posizione da combattimento. «La ringrazio, padre. Mi renderebbe molto felice.»
Il re dell'Oltremondo non se lo fece ripetere una seconda volta. Si voltò di lato e richiamò nuove armi dal terreno con un gesto della mano.
Il vero allenamento era appena cominciato.
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A Mask of Ideals and Truth
FantasySopravvivere. Una missione che tutti gli Stirpemista devono affrontare ogni giorno. Ma nell'Altrimondo, una dimensione parallela dove mostri e divinità mascherate si intrecciano al destino dei mortali, esistono dei luoghi protetti, nei cui confini è...
