Parte terza

6 0 0
                                        


5 Diretta altrove

Dall'aeroporto londinese di Heathrow decollo il volo BA0874 diretto a Mosca.

Mosca, Russia.

Libera dallo studio, scelsi di trascorrere alcune ore del pomeriggio tra le strade del centro storico. La Via Arbat era tra le mie destinazioni predilette; mescolarmi con l'andamento spensierato dei turisti occidentali mi faceva immaginare di trovarmi in una città lontana, ma optai per i Grandi Magazzini Gum. Nella magnificenza del centro commerciale per antonomasia, ero solita spendere molto tempo oltre che rubli. La mia innata esterofilia, erudita da corpose letture, mi conduceva a immergermi nel fascino dei bazar; quanti mondi convivevano tra le scansie di quei negozietti! A volte indossavo delle giacche in lana di lama provenienti dal Perù, e con le dita percorrevo i disegni geometrici che s'intrecciavano in allegre cromature. Non facevo parecchia fatica a immaginarmi in un remoto paese andino, dove le tessitrici filavano la lana con eccelsa maestranza. E che dire della musica occidentale suonata al flauto di Pan! Poi volgevo lo sguardo a oriente, e mi lasciavo sedurre dagli abiti eccentrici delle danzatrici egiziane, e se la commessa era distratta, mi dilettavo con i cimbali o battevo qualche colpo ritmato sulle darbuke in esposizione. Intenta a passeggiare in galleria, catturata dai colori e dalle esposizioni in vetrina, non mi accorsi che qualcuno mi stava tallonando già da un pezzo. Prima aveva mantenuto un andamento distaccato, poi, si era avvicinato pian piano fino a raggiungermi per braccarmi il passaggio. – Ira? Che cosa ci fai qui?- Le domandai, non appena la vidi materializzarsi di fronte ai miei occhi. Irina aveva il fiato corto e un inarrestabile tremulo alle ginocchia. Indossava un cappellino viola dal quale sfuggivano due o tre ciocche castane. A tratti barcollava, e con i guanti rosa si sfregava le gote, come se ciò potesse cancellarle dal volto il tormento che l'attanagliava, ma dal profondo dei suoi occhi verde acqua traspariva la stanchezza per una notte trascorsa a delirare.

– Posso parlarti? – Mi chiese con affanno.

– Certo. - Replicai, esibendo volutamente la mia disponibilità, affinché lei non fosse reticente.

- Sveta, ti seguo da quando sei uscita dal Majakovskij, lungo la strada, sull'autobus, fino ad arrivare qui. Scusami, io non volevo violare la tua privacy, desideravo soltanto parlarti. -

- Va bene, ma potevi anche farlo prima che uscissi da scuola, in questo modo evitavi di fare un giro inutile.

- No! – Incalzò lei con un guizzo nervoso. - No, al Majakovskij non potevo farlo, lui mi sorveglia sempre. - Guardai Irina con espressione interrogativa, ancora una volta le sue parole apparivano enigmatiche.

- Chi ti sorveglia? Ira, io vorrei tanto aiutarti, ma se tu non mi lasci intendere qual è il problema non so cosa fare. –

- Pensi che io sia pazza, non è così? - Mi chiese tra le lacrime. Il suo tono era affranto, per nulla provocatorio. – Non mi stupirebbe, tutti lo pensano di me. -

- Non io. - Ribattei decisa. La ragazza condusse bruscamente le mani ai capelli, trepidando si pentì di ciò che stava facendo.

- Cos'è che devi dirmi? Puoi fidarti di me, qualsiasi cosa sia, resterà comunque un segreto, te lo prometto. -

- Non posso dirtelo. Non posso dirlo a nessuno! Devo andare... - Lesta come una lepre, Irina si dileguò e sparì in mezzo alla folla.

– Irina! Aspetta un momento, dove vai? – Le gridai mentre la vedevo confondersi fra le persone. – Magari ti posso aiutare. - Tutto inutile, ancora una volta il turbamento che crucciava la mia compagna rimase un enigma.

Il boeing 767 jet proveniente da Londra si abbasava di quota gradualmente preparandosi a toccare il suolo russo. La pista innevata dell'aeroporto Domodedovo si avvicinava sempre più.

Melting SnowLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora