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Leila

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Parole generate: CARICA, GUARDIANO, ROSA, PERPLESSO, CASTELLO, RIBELLE, CUCCHIAIO, 1723, CORRENTE, VENDETTA

Leila era la principessa del regno di Gül. Da sempre aveva un carattere ribelle e testardo; proprio per questo motivo i suoi genitori l'avevano allontanata dal loro regno. Credevano che affidarle una piccola parte delle loro terre sarebbe bastato per placare la sua voglia di conquista. In realtà, Leila aspettava solamente il momento perfetto per attaccare il regno dei suoi genitori e regnare da sola.
La mattina del grande giorno era splendida: l'aria era fresca, ma non umida. Leila era più che sicura che sarebbe riuscita a combattere al meglio.
Si diresse verso la grande sala riservata ai pasti. Si accomodò su una sedia e i servi giunsero immediatamente per servirle la colazione migliore, impiattata dentro una ciotola di ceramica decorata a mano, affiancata dal suo cucchiaio preferito: era fatto di oro zecchino, e vi era il disegno di una rosa. Era il suo simbolo distintivo. Tutto ciò che possedeva aveva quel marchio: le spade, le armature, le bandiere del suo castello e tanto altro ancora.
Il guardiano di fiducia le si avvicinò. «Buongiorno, mia principessa» la salutò. «Oggi riuscirete nel vostro intento, e la vostra vendetta verrà ricordato nei secoli avvenire.»
«Hai detto bene» disse poggiando sul tavolo la ciotola vuota. «Oggi è il mio giorno. Nessuno lo rovinerà.» Leila si alzò e, seguita dal guardiano, si accertarono che tutto fosse pronto. Percorsero i corridoi parlando del piano d'attacco che avevano stabilito assieme ai soldati più saggi. Uno di questi, si era recato dalla principessa ed il suo guardiano.
«Mi cercavate, principessa Leila?» chiese arrivando davanti a loro.
«Sì.» Fece gesto di entrare in una stanza li vicino.
Tutti e tre si sedettero attorno al tavolo sul quale vi era posta la mappa dell'intero regno dei genitori di Leila.
«Da nord-ovest avanzeranno le truppe A e B» spiegò la principessa indicando la cartina. «Ad est le truppe C, D ed E. Infine, noi tre e le restanti truppe, tutte verso nord-est, la parte più protetta del regno.»
«Perfetto» disse il guardiano. «Siamo sicuramente superiori numericamente, e anche le nostre armi sono le migliori.»
«A proposito» continuò Leila. «Di quanti uomini disponiamo, esattamente?»
«Quindici volte 1723» rispose prontamente il soldato. Vide lo sguardo perplesso del guardiano e vide la principessa fare strani conti con le dita, e dunque precisò: «25845 uomini, ecco.»
«Ottimo» disse Leila. «Allora siamo pronti. Fai preparare tutti,» disse rivolgendosi al soldato «e di' loro che è tempo di andare alla carica!»

Dopo poco, tutti i soldati erano pronte e già marciavano verso la direzione stabilita.
Leila, affiancata dal suo guardiano di fiducia da un lato e dal soldato saggio dall'altro, intravedeva già la città che avrebbero conquistato da lì a poco. Sorrise e disse: «Ci siamo!»
Il soldato si girò dunque verso gli altri e ripeté: «Ci siamo! Ora correte
«Aspetta!» gridò Leila fermando tutti gli altri soldati, e fermando anche il proprio cavallo. «Hai detto 'correte', o sbaglio?»
«S-sì» affermò timoroso il soldato. «Voi avete dato il segnale, e io l'ho dato a loro.»
«Sì, ma non lo vedi?»
Il guardiano si avvicinò al cavallo fermo della principessa, e lanciò un'occhiataccia al soldato confuso.
«Vedo cosa?»
«Hai detto 'correte' e questa parola si è evidenziata, ma non è una parola chiave. La parola chiave era 'corrente'.»
«...Oh. Io, ecco, ho letto male...» spiegò mortificato.
«Be', ormai hai rovinato tutto!» Si rivolse agli altri soldati. «Ritirata! Missione fallita!»
Il guardiano proseguì accanto alla principessa, cercando di rincuorarla. «Su, forza, non fate così. Troveremo un altro soldato su cui fare affidamento, e voi riuscirete nel vostro obiettivo.»
«E come?» piagnucolò.
«Prima o poi ci approprieremo di altre dieci parole chiave, e poi conquisteremo il regno dei vostri genitori. È una promessa.»

Fine...?

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