Mi risveglio in Paradiso

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Era così bello dormire.

Quando ero immortale dormire non aveva così tanta importanza, insomma non serviva, soprattutto a me che ero la dea della luna.

Per una volta presi tutto il tempo necessario per stiracchiarmi e crogiolarmi pigramente nel morbido lenzuolo che mi avvolgeva.

Mi trovavo in una casetta di legno, non molto grande ma arredata in modo molto funzionale, sembrava una cosa provvisoria. I raggi del sole entravano da una finestra posta sopra al letto sulla quale mi trovavo.

Ma esattamente, dov'è che mi trovavo?

Fino a quel momento non ci avevo pensato. Ricordo solo che la sera prima entrai in una locanda e un uomo mi sfidò. Odio gli uomini che sottovalutano le donne. Però... Non ricordo assolutamente niente.

Mi alzai barcollando e avvertì un improvviso mal di testa. Sarei voluta tornare a letto ma dovevo capire dove ero, con chi e soprattutto cos'era successo la sera prima.

- Li mortacci tua Nemesi, giuro che se mi hai portato sfortuna... -

Borbottai mentre uscivo dalla casetta, per poi ritrovarmi davanti una scena bellissima: una donna dai capelli rossi legati in una treccia morbida, sui venticinque anni, stava dando da mangiare a un falco. L'animale era aggrappato al suo braccio, coperto da un guantone di cuoio per proteggerlo dagli artigli.

La donna canticchiava un motivetto allegro. Non faci caso alle parole, la mia attenzione fu attirata dal suo fisico. Le spalle possenti e l'altezza smisurata tipica dei paesi del nord. Le braccia e le gambe erano muscolose ma conservavano comunque una certa femminilità. Le forme ampie, il vitino stretto, le caviglie sottili, non aveva mai visto figura più armoniosa e allo stesso tempo imponente come lei.

Quando ebbe finito di mangiare, il falco si inchinò per poi volare via. Lei si voltò verso di me. Non so se rimasi più colpita dal gesto dell'animale o dalla rude bellezza del volto della rossa. Il nasino sottile, una striscia appena accennata di lentiggini che andava da una guancia all'altra, le labbra rosee molto carnose e due occhi da mozzare il fiato. Erano verdi, ma non un verde qualunque, quel verde delle foreste in piena primavera, con un accenno di giallo di quando il sole tramonta. Alcune ciocche di capelli le ricadevano sulla fronte ma sembravano non darle fastidio.
Mi chiesi se non fosse una dea.

- Oh ma buongiorno principessa -

Mi disse ironica. Il suo sguardo era duro, ma per un secondo vidi un luccichio di divertimento nei suoi occhi.

- Ehm ciao... -

- Cos'è hai preso troppo sole? Ti vedo un po' pallidina ma sulla faccia sei parecchio rossa... Dovrei avere delle erbe che possono aiutarti -

Fece per andare a prenderle, alzai la mano per prenderle il polso per bloccarla, ma il mio braccio si fermò a mezz'aria attirando comunque la sua attenzione.

- Aspetta! Davvero non ce n'è bisogno mi succede ogni tanto. Piuttosto, come ti chiami? Che ci faccio qui? E cosa mi è successo ieri sera? Mi hai salvata tu? -

- Hey una domanda alla volta. Mi chiamo Elek, sì ti ho salvata ieri sera da due che volevano stuprarti, ora se non ti dispiace avrei parecchie cose da fare. Di certo non posso permettermi di dormire quanto te. -

Feci per replicare ma riprese subito parola

- Sicuramente avrai un gran mal di testa, siediti su quel tronco torno subito -

Feci come mi aveva detto, sbigottita dalla sua sicurezza. A parte mio padre nessuno mi aveva mai dato ordini. Non ero abituata.

Elek tornò poco dopo con una piccola coppa con dentro un infuso verdognolo. Guardai titubante la bevanda.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Dec 21, 2023 ⏰

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