Mi chiamo Kageyama Tobio. E sono sempre stato un ragazzo piuttosto solitario.
Da quando ero un bambino, mi interessavano cose molto diverse rispetto ai miei coetanei: non mi divertivo a fare scherzi alle bambine, a giocare con i dinosauri, o con le macchinine... Non erano cose che facevano per me.
A me piaceva fare sport, davo sempre il meglio durante le ore di educazione fisica, cercavo di mostrarmi sempre al massimo e di spingere i miei compagni a fare lo stesso.
A loro però non piaceva come cosa: volevano semplicemente giocare durante quelle ore, per cui i miei tentativi per fargli capire quanto lo sport fosse bello sono andati tutti in fumo.
Dalle elementari ho iniziato a trovarmi sempre più spesso da solo, ma non ci ho fatto un granché caso: in fondo, cose come correre le potevo fare anche da solo, e in classe la maestra comunque ci obbligava a fare partecipare tutti durante i "giochi" di educazione fisica, per cui in qualche modo me la cavavo.
Alle medie però, le cose sono cambiate: lì ai professori importava molto meno di ciò che facevano le persone, anzi probabilmente a loro dava fastidio che a me piacesse impegnarmi in quel modo.
Forse perché non ero per niente bravo nello studio, ma ho sempre avuto l'impressione di non stargli molto simpatico... Però almeno, durante le ore di educazione fisica mi impegnavo sempre al massimo, ed ero uno dei più bravi.
Pensavo che, visto che eravamo più grandi, le cose sarebbero cambiate, ma sono diventate anche peggio.
I pochi ragazzi della mia classe che erano iscritti a qualche club sportivo mi guardavano dall'alto in basso, odiavano che io mi impegnassi in quel modo nonostante non fossi bravo come loro; gli altri invece mi guardavano scocciati, odiavano che provassi a spronarli a fare qualcosa o che cercassi di fargli notare i loro errori, e alla fine tutti hanno iniziato a ignorarmi.
C'era solo uno sport in cui non avevano possibilità di dirmi nulla: la pallavolo; per qualche motivo, sono sempre stato piuttosto bravo a giocare, soprattutto quando si tratta di alzare la palla.
Nella mia scuola non c'era un club di pallavolo, era troppo piccola e non avevamo abbastanza palestre, per cui anche se c'erano un po' di ragazzi a cui piaceva giocare nessuno aveva mai fondato un club.
Ma il mio amore per la pallavolo, all'inizio almeno, mi ha salvato.
Un giorno, dopo una delle prime volte che abbiamo giocato, due ragazzi mi si sono avvicinati: erano entrambi mori, uno sembrava capace di addormentarsi in piedi, l'altro aveva un'aria un po' scocciata.
Si chiamavano Akira Kunimi e Yutaro Kindaichi.
All'inizio ho pensato fossero lì anche loro per dirmi di "smetterla di fare il re"; in fondo, Kunimi avevo provato a spronarlo più volte senza risultato, e Kindaichi mi aveva sempre guardato male e detto di smettere di comportarmi in quel modo.
Invece, mi hanno fatto una domanda che mi ha lasciato piuttosto sorpreso.
- Ti piace la pallavolo?- mi ha chiesto Kindaichi.
- Molto!- ho esclamato, e devo averli sorpresi perché hanno sussultato appena.
- Ecco... A volte, nell'intervallo, ci troviamo con alcuni senpai per delle partitelle; se vuoi, puoi unirti- aveva continuato il ragazzo.
- Dici davvero?!-. Non potevo credere alle mie orecchie: non solo finalmente qualcuno era venuto a parlarmi, ma mi avevano anche proposto di giocare a pallavolo con loro!
In effetti, ricordavo che non erano male a giocare... Kindaichi faceva delle belle schiacciate, e Kunimi, nonostante la sua poca voglia, aveva un bella tecnica e sembrava quasi divertirsi a prendere in giro gli avversari piazzando pallonetti nei punti più difficili da ricevere.
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KAGEHINA-L'HO CAPITO CON UN BACIO
Fanfiction- Sono ancora certo di poter riconoscere la persona che amo davvero con un bacio-. Hinata ha sempre pensato una cosa: quando incontrerà la sua anima gemella, lo capirà con un bacio. Per questo, dopo la fine di una relazione che aveva bloccato la sua...
