Entrai in macchina ed andai a casa, invece di snervarmi mi ero agitata più di prima, erano appena le 19.35 ed io non avevo concluso niente. Andai nel parcheggio sotterraneo e parcheggiai la Lamborghini blu, scesi la chiusi e tornai a casa. Ero nell'ascensore quando entrarono due persone, tutti e due maschi. Avevano la mano destra dentro un giaccone nero, e sul collo uno aveva una cicatrice e l'altro sulla mano.
Merda. I gemelli Klux.
Erano spietati e se qualcuno gli ordinava di fare qualcosa loro lo facevano nel modo più sangiunario possibile. Ero appena al piano 21 ancora 70 piani prima di arrivare a casa mia.
Non ce la posso fare. Si voltarono verso di me e tirarono fuori una mitragliettietta. Gettai a terra la borsa e tirai su le mani. L'ascensore si fermò e loro uscirono ed entrò Michael, quando si chiusero le porte, io mi gettai nell'angolo.
Micheal si avvicinò a me. Troppo a me. Sentivo il suo respiro sul mio petto. Avevo la testa bassa. Non osavo guardarlo negli occhi. La paura mi mangiava viva, mi prese il mento e mi fece guardare nei suoi occhi, neri, inquietanti.
-Come mai eri in quel quartiere?- disse lui fissando le mie labbra
- Cazzi miei-
- Jessica ti piacerebbe fare visita a De Lion oggi stesso?- chiese lui
- Accompagnavo una ragazzina a casa- dissi un po acida
- Sai quando eri in braccio mio quella notte ho detto, che un giorno avrei fatto uscire il mio nome dalla tua bocca. Potrebbe essere arrivato il momento- disse lui accarezzandomi i capelli
- Per te mai- dissi urlando
- Hai una bella maglietta lo sai? Anche il bikini non è niente male? E le gambe? O le gambe sono fantastiche- disse accarezzandomi la gamba scoperta
-Ti prego...Basta- dissi iniziando a singhiozzare
-E perché... abbiamo appena iniziato-
Mi prese dietro il collo e si avvicinò di più. Mi avvicinò a sé e mi baciò. Cercai di staccarmi da lui ma mi avvicinò più a se.
Dopo un paio di secondi si staccò e lo allontanai con le mani.
- Stai lontano da me- dissi mentre le lacrime scendevano senza pietà.
- E perché mai?- disse accarezzando la mia guancia con l'indice ed il medio
- Perché non sei il mio tipo- dissi dandogli un calcio nelle parti basse. Lui si abbassò per il dolore e io ebbi il tempo di fermare l'ascensore e correre via con sulla spalla destra la borsa. Non sapevo dove ero. Sembrava un piano che non era un piano. Cadeva a pezzi, le porte erano in legno piuttosto che in ferro, la carta da parati, non c'era nei piani che vedeva di solito, cadeva a pezzi, le tavole di legno del parchè uscivano e rendevano il pavimento pericoloso e scricchiolante.
- Hai paura- disse una voce dietro di me
- Di cosa?- risposi girandomi e trovandomelo di nuovo davanti.
- Di quello che ti farò- disse mettendomi un fazzoletto davanti alla bocca. Cercai di non respirare ma lui mi tenne il collo e me lo fece respirare ed io persi coscienza.
La paura mi aveva rapita nel suo buio più pauroso che ognuno possa sognare. Michael mi avrebbe fatto male ne sono certa.
E questa volta non l'avrei passata liscia.Mi ritrovai sveglia su un letto, la maglietta era sporca di terra e gli shorts sporchi anch'essi di terra. Mi misi seduta sul letto e studiai la stanza, se possiamo chiamarla così.
Innanzitutto il letto era un materasso buttato là, c'erano due finestre chiuse malamente dagli scuri rotti, uno specchio posizionato sul muro davanti al materasso, una scrivania senza la sedia e notai che le mie mani avevano il segno di trattenuta... cioè che ero stata legata prima o mentre mi trasportavano nella stanza. Mi alzai e cominciai a zoppicare dal piede sinistro, faceva male, molto male. Mi appoggiai sul muro e cominciai ad urlare e picchiare il muro, nessuno sembrava rispondere. Forse si sono addormentati.
Presi una forcina dai miei capelli e mi sedetti vicino alla serratura della porta ed infilai dentro la forcina e gira e rigira si aprì. Oggi è il mio giorno fortunato... Per modo di dire.
Aprii la porta con cautela ed uscii, c'era un lungo corridoio con tante porte chiuse. La mia porta era l'ultima a destra, uscì e cominciai a camminare per il lungo corridoio. Arrivata alla terza porta prima dell'uscita, uscì Michael che mi guardò dalla testa ai piedi
- Ti sei svegliata finalmente- disse mentre i suoi occhi neri mi studiavano il volto.
- Dove sono?- dissi allontanandomi da lui.
- Nella soffitta del tuo palazzo... Vieni c'è una vista spettacolare- disse porgendomi una mano.
- Fammi andare via- dissi aggrappandomi su una colonna
- Oh piccola... vieni dai che ti riscaldo io- dissd lui avvicinandosi
- Vaffanculo, Tu mi stai rovinando la vita, da quando mi hai tenuto in braccio fino ad adesso-
- Le cose sono cambiate... Vedi De Lion adesso è un po più arrabbiato di prima... sta mettendo tutti in allerta solo per te e vedi io... io che li voglio tanto bene mi ha chiesto di portarti da lui personalmente- disse gesticolando con le mani.
- Peccato che io non sia una preda facile o meglio una sorella che prende tutto alla lettera. Perché per De Lion io sono una sorella di intralcio e vedi caro Michael, quando ha ucciso il mio carissimo amico, io gli ho giurato morte. Ma non è ancora arrivato il momento opportuno-
- Se è questo che vuoi- disse schioccando le dita. Da una porta uscirono due uomini che mi presero le braccia e mettendomi in ginocchio davanti a Michael
- Allora- disse lui
- Vaffanculo, stronzo- dissi sputandogli in faccia in pieno sull'occhio destro.
- Ragazzi portatela da De Lion- disse lui avvicinandosi a me e baciandomi a stampo - Vaffanculo, bastardo non mi avrai mai- dissi in preda al panico. Le lacrime scesero ma a loro non sembrava importare. Mi misero lo scotch sulla bocca e mi bloccarono i polsi con le fascette. Mi buttarono nell'ascensore e premerono il tasto -2 ( parcheggio sotterraneo) e le porte si chiusero.
Pensai a come avrei rivisto De Lion. A come sarebbe stata la mia vita senza di lui. Alle mie migliori amiche che forse non avrei mai più riviste e a mio fratello a cui non avrei mai detto addio per nessun motivo al mondo. Guardai gli uomini e uno di loro mi guardò
- De Lion sarà molto contento di riaverti- disse avvicinandosi prendendomi una guancia.
Mi dimenai da lui. Non volevo che nessuno mi toccasse tranne Jack. Le mani cominciarono a sudarmi e la fronte a riempirsi di piccole goccioline di sudore. Lui lasciò la presa e io mi rifugiai nell'angolo lasciandomi cadere a terra e posando la testa fra le ginocchia. Paura. Avevo la paura al posto del sangue e le mani mi tremavano. Mi facevano male i polsi e la maglietta era zuppa da quante lacrime erano scese. Mi ripetei sempre la stessa frase
Non avere mai paura
Non avere mai paura
E non avere mai paura
Ma non era molto servito. Accadde in un momento. Un miracolo forse. L'ascensore si fermò e si aprì esattamente al piano 81. Un dei gemelli uscì per controllare con la mitraglietta ma prima che potesse uscire era già a terra. Tutta opera di Jack.
L'altro gemello mi prese con forza il braccio facendomi uscire. Lo scotch si staccò. Me lo strinse provocando un grido.
- Vieni fuori Forest- disse il gemello puntandomi la mitraglietta sul capo.
- Sei sicuro di quello che chiedi?-disse una voce mettalica
- Jessica vuoi fare un viaggetto nell'aldilà?- mi chiese lui
- Lascia stare MIA SORELLA- disse Jack uscendo e puntando molto velocemente la pistola sulla fronte del gemello.
- Cosa ci guadagno?- chiese
- La vita- rispose Jack
- Posso sparare a te e portare Jessica a De Lion, lo sai che lo posso fare- disse lui
- Per questo ho chiamato i rinforzi- disse Jack facendo un sorriso. Uscirono 4 compagni di Jack con le pistole davanti a loro.
- Vuoi un paio di pallottole in quella cazzo di testa?- chiese mio fratello.
La presa del mio braccio si allentò e caddi in ginocchio
- Vattene e porta tuo fratello- disse Jack caricando la pistola
- Ci rivedremo Jack e la prossima volta vincerà De Lion- disse lui sparendo nell'ascensore con il fratello
- Jack- dissi debolmente alzando lo sguardo
Si accovacciò e sfilò dai pantaloni un coltellino che usò per tagliarmi le fascette. Le lacrime caddero una dietro l'altra e un urlo strozzato uscì dalla mia bocca.
Jack mi prese tra le sue braccia e piansi nella sua maglietta. Non sapevo se c'era Cindy o meno ma per me poteva andare a farsi fottere. Le braccia rassicuranti di mio fratello mi presero in braccio e appoggiai la testa sulla spalla, misi le braccia indietro al suo collo e guardai i polsi. Mi appoggiò delicatamente sul divano e sparì andando in cucina. Due ragazzi di Jack si sedettero vicino a me, un'altro sul tavolo in vetro e l'altro era sull'altra poltrona. Li conoscevo tutti. Adam, David, Alex e Maicol. Tutti amici di Jack.
Nessuno parlò. Mi studiarono il corpo con attenzione. Guardai i polsi e cercai di sollevarli ma sembravano di cemento. Pesanti, Alex quello seduto vicino a me mi chiese
- Vuoi qualcosa?-
- Si, ritornare alla mia vecchia vita- dissi alzandomi ma nello stesso momento in cui mi alzai così caddi ma Maicol mi prese e mi rimise sul divano
- Non ti muovere- disse Maicol riappoggiandomi
Senti delle voci maschili e femminili provenire dalla cucina.
Uscì Cindy con una bacinella ed uno straccio, dietro di lei c'era mio fratello. Micol fece spazio a Cindy che si mise di fronte a me.
- Non mi serve niente- dissi mentre Jack si metteva al posto di Alex
- Se non curi quelle ferite ti toccherà andare all'ospedale- disse lei imbevendo lo straccio nella bacinella.
- Se ti fidi di me dammi le mani- disse tenendo una mano libera e l'altra con lo straccio da cui cadevano delle goccie.
So già che me ne pentirò. Allungai una mano e la diedi nelle mani di Cindy.
Appena mise lo straccio inarcai la schiena ed urlai dal dolore. So che sembra stupido ma mi devo paragonare ad una bambina di 5 anni, piangevo come una matta e Jack mi teneva ferma.
Dopo vari minuti l'incubo insieme alle lacrime finì. Cindy mi aveva messo delle bende, imbevute di ghiaccio e qualche altra strana sostanza, sui polsi, per alleviare il dolore. In effetti i polsi mi si stavano addormentando e non mi veniva più da piangere. C'era una sola cosa che potevo fare. Cercai di alzarmi visto che ogni volta che dovevo mettere avanti un piede dovevo reggermi a qualcosa. Feci gli scalini con so quale forza, arrivai in camera mia e presi quel maledetto accendino e quel maledetto pacchetto di sigarette dentro alla borsa. Uscì fuori e mi appoggiai al muro, aprì il pacchetto ne presi una la posizionai nella bocca e con una davanti all'accendino feci scorrere la rotellina ed uscì la fiamma per accendere quella stra-maledettissima sigaretta. Poi presi il pacchetto e misi dentro l'accendino. Aspirai il più profondo possibile e buttai fuori, chiusi gli occhi e tutto quello vissuto torno alla mente. La festa, il pugno, Lili, la litigata, la corsa in ospedale, il quartiere, Michael, la nostra conversazione "amichevole". Tutto. Le mani mi tremevano e mi piegai guardando in basso. Il mio respiro accelerò e la vista cominciava ad ofuscarsi. Mi mancava il respiro così mi piegai tenendomi al muro.
- Basta, Basta... Basta- dissi tra me e me.
Uscì Alex dalla porta e come mi vidi mi prese a mo di sposa e chiamò Jack.
Corse dentro e mi appoggiò sul letto prima di andarsene gli presi il polso e gli dissi
- Non te ne anda...- non finì la frase che la mia testa cadde sul cuscino e le palpebre mi coprirono la vista di quel che successe dopo.
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Spie. Un gioco sporco
AcciónSe vuoi diventare quello che vuoi, basta avere il coraggio di diventarlo. Undici anni fa la vita di Jessica cambiò radicalmente. E non è facile vivere una vita doppia. Si esatto. Doppia. Lei non è come le altre ragazze. Lei è una spia. ...