Dopo che Justin se ne andò portando i compiti ad Alexander, scrissi due messaggi: uno ad Alexander
Ehy ciao, ho un problema, mi sono dimenticata che devo fare un esame del sangue, verrà Justin a portarti i compiti... io verrò domani con tua sorella. Mi dispiace tanto.
Ed uno a sua zia:
Buongiorno
Sono l'amica di Alexander, mi sono completamente dimenticata che oggi avevo un esame del sangue e non riuscirò a venire a prendere Lili e portarla da Alexander... verrò domani. Mi scusi tanto. Jessica.
Dopo bloccai il cell. E mi buttai sul divano. Sentì discutere animatamente mio fratello con il capo della C.I.A. Non potendone più salì di sopra e mi diressi verso l'armadio delle armi o come lo chiamo io l'armadio dei giochi. Lo aprì e frugai tra i vari scomparti cercando... un computer. Vi sembrerà strano ma non è un computer dell'Apple o dell'Asus. Questo è un computer satellitare, può cercare persone, cose, auto e cose varie. Aveva l'aspetto di una cassetta d'attrezzi. Come quelle dove tenete i trapani... vecchie spesso di colore verde mimetico o circa. Ecco identica.
Presi il computer, lo aprì e andai su un programma per cercare le persone e cercai Nicky Bensons... Aspettai alcuni minuti ma non mi diede le coordinate. Allora cercai Giuly Sertims ma anche là niente, per poco non piansi, neanche il computer satellitare riusciva a rintracciarle.
Dovevo fare l'unica cosa possibile ma c'era mio fratello, ma chissene frega. Entrai in camera mia e chiusi la porta e la bloccai mettendo la sedia delle scrivania sotto il pomello della porta. Poi presi da sotto il letto la stessa valigia che avevo preso il giorno in cui avevano ucciso Jucovich non ne lo perdonerò mai. La aprì e presi un telefono usa e getta, andai in balcone e mi chiusi fuori, andai nel gazebo e composi il numero e premetti la cornetta.
Uno squillo....
Due squilli...
Tre squilli...
Quattro squilli...
Stavo per mettere giù ma una voce fredda, stanca mi rispose
-Gotovy?- Pronto in russo
- Come? Non mi riconosci- dissi ovvia
-Jessica?!-
-Pensavi fossi la tua puttana?- chiesi guardando la mia camera... ancora non c'era nessuno. Meno male.
-Jessica...-
-Sarò molto veloce... Dove sono Giuly e Nicky?- dissi alzandomi e cominciando a camminare per il terrazzo. Ho la mania che quando parlo al telefono devo fare qualcosa. Se no impazzisco.
-Chi le tue amichette?- chiese quasi ridendo
-Se gli hai tolto anche un solo...- non finì la frase che lui si mise a ridere
-Sul serio? Pensi che le abbia io?- disse per finire in una risata
-E chi se no?- dissi e la sua risata finì
-Se ti vorrei colpire non prenderei i tuoi amici- disse quasi innocente
-Anche Jucovich era mio amico!- urlai -Jessica ti garantisco che non le ho io-
-Gde Maykl?- *dov'è Michael?*
-Zdes', v Russii- *Qui in Russia*
-Der'mo- *Merda*
Poi chiusi la chiamata. Mi girai e Jack era a 5 millimetri da me.
-T-ti... po-sso... s-spiegare...- dissi preparandomi alla sua furia.
-Giuly e Nicky sono partite per una missione in Iraq. Se ne sono andate ieri mattina- Niente. Calmo. Ma che cazzo hanno tutti oggi? Justin che mi dice che mi ama... De lion che non ha dei miei amici e mio fratello che non diventa Lucifero. Jack se ne stava per andare ma prima di rientrare si girò e mi disse
- La prossima volta metti meglio la sedia- poi rientrò.
Rimasi spiazzata. Tutti mi dicono che senza qualcosa in cui credere non riesci ad andare avanti. Ora io a cosa devo credere per andare avanti.
Aspettai le 16.00 poi andai giù in cucina. Avevo fame. E non poca, mio fratello era sul divano che stava guardando le partite di rugby, aveva in mano una birra che sorseggiava qualche volta. Io, che mi ero cambiata in una paio di pantaloncini neri, una canottiera e un paio di calzini, -Io adoro i calzini- entrai in cucina e mi diressi verso il frigo. Aprì e... Niente. Andai in dispensa e guarda guarda c'era un barattolo di burro d'arachidi da finire e un po di pane. Mi basta.
Dopo aver preparato il panino andai in salotto e mi sedetti vicino a mio fratello. O meglio mi distesi sopra di lui.
-Alle cinque e mezzo dobbiamo andare in ospedale- stavo per soffocare.
-Scusa?!- dissi io masticando il panino
-Dobbiamo vedere cosa ce nel tuo sangue-
Vi spiego una cosa di me. Sono un'amante dell'horror ma vedere il MIO sangue non mi piace molto. Quello degli altri è un altro discorso.
-Devo assistere?-
- È il tuo sangue mica il mio- disse Jack
-Ma...-
-Niente ma Jess adesso vai a prepararti ed andiamo-
-Va bene... -
Poi andai su in camera mia, chiusi la porta e aprì l'armadio: era pieno ma non c'era niente che mi piacesse.
Poi guardai l'ora: 16.45. Dovevo muovermi
Presi in velocità una maglietta della Element verde e un paio di jeans normali, poi presi le converse alte bianche e me le misi molto velocemente. Uscì prendendo la borsa ed andai giù ad aspettare mio fratello la tv era ancora accesa così guardai le notizie... visto che sono così informata del cosa succede nel mondo.
-Il presidente Americano ospiterà per alcuni giorni il presidente Russo il quale verrà in visita ad Washington per un paio di giorni. Il segretario americano e russo dicono sarà solo un incontro d'amicizia- Putin e Obama che s'incontrano adesso schiatto. Lo sanno tutti che Putin odia Obama ma non ho ancora capito perché venire a Washington. Bah sarà.
Dopo un paio di minuti scese anche Jack con un paio di jeans, felpa grigia e Lacoste.
-Andiamo- disse prendendo le chiavi
Appena mi alzai un forte dolore alla testa mi fece cadere, vedevo tutto doppio e sfocato. Jack mi prese in braccio e corse verso l'ascensore, mi portò nella Lamborghini e... non vidi più niente.
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Spie. Un gioco sporco
ActionSe vuoi diventare quello che vuoi, basta avere il coraggio di diventarlo. Undici anni fa la vita di Jessica cambiò radicalmente. E non è facile vivere una vita doppia. Si esatto. Doppia. Lei non è come le altre ragazze. Lei è una spia. ...
