Eva

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Eva

Mi sveglio all'alba, i primi raggi di sole illuminano la stanza con sprazzi dorati. Guardo Joon che dorme al mio fianco, il respiro è regolare e rilassato, il viso è sereno e una ciocca di capelli gli cade sulla fronte. Sorrido, ripensando alle ore appena trascorse. È stata una notte magica, piena di risate, confidenze e momenti di intimità e piacere, che non fanno parte della mia quotidianità. Ma purtroppo la mia vita non è questa.

Silenziosamente mi alzo, cercando di non fare rumore. Faccio la doccia e mi vesto con movimenti lenti e misurati, facendo attenzione a non svegliarlo. Guardo per l'ultima volta il suo volto bellissimo, accenna un sorriso mentre sogna chissà cosa. Vorrei sfiorare le sue labbra con un bacio, ma qualcosa mi suggerisce di lasciar stare.

Il volo per l'Italia è lungo e il mal di testa è terribile. Provo a dormire, ma non riesco. La mia mente è un vortice di pensieri e ricordi. Ripenso alla notte appena trascorsa, una fuga dalla realtà, un momento di libertà che non posso permettermi nella vita quotidiana. Ogni dettaglio di stanotte è impresso nella mia mente: il suono della sua risata, il calore del suo abbraccio, la dolcezza dei suoi baci e il piacere che ho provato.

Atterrando a Roma, mi sento di nuovo intrappolata nelle aspettative e dalle pressioni della mia famiglia.

La realtà mi colpisce come un pugno nello stomaco.

Leonardo, mio marito, mi aspetta all'aeroporto. Il suo sorriso è glaciale.

«Ben tornata, Eva. Come è andato il viaggio?» chiede, la sua voce priva di emozione.

Cerco di mantenere un tono neutro. «È stato... interessante».

Il signor De Angelis sbuffa mentre si affretta all'uscita, il suo atteggiamento distaccato e freddo mi fa sentire ancora più nervosa.

Tornare alla routine è difficile, ma non più delle altre volte. Il mio boss è il solito manipolatore che mi fa sentire insignificante e sbagliata appena ne ha l'occasione.

Ogni giorno mi sforzo di mantenere un sorriso professionale, mentre dentro di me cresce la frustrazione. Ogni volta che mi parla con quel tono condiscendente, sento un nodo allo stomaco.

Leonardo è sempre più distante da quando ha conosciuto Tommaso, e il nostro matrimonio di convenienza inizia a starmi stretto, troppo stretto.

Mi sono sposata per volere dei miei genitori, che vedevano in lui una soluzione ai nostri problemi finanziari. Per me, il matrimonio è stato un modo per garantire una certa stabilità economica, non tanto a me quanto a mio padre. Da quando si è giocato tutte le proprietà a poker, ha ben pensato di riporre ogni speranza sulla sua unica figlia. Leonardo, d'altra parte, ha accettato il matrimonio per nascondere l'omosessualità alla sua famiglia conservatrice.

Viviamo insieme, ma siamo due estranei che condividono la stessa casa, con la differenza che casa è sua, quindi, il suo ragazzo vive qui praticamente giorno e notte. Io, invece, non potrei mai comportarmi allo stesso modo. Devo farmi bastare la mia monotonia e qualche uscita con le amiche.

Passano settimane, e frugando nella mia borsa trovo un biglietto da visita dell'hotel di Seoul. Sorrido, lo giro, e sul retro trovo un appunto:

"So che ti mancherò! Chiamami. Joon."

Prendo il telefono e salvo il suo numero. Mi fermo a pensare per un momento, il cuore batte forte. Prendo una decisione impulsiva e gli mando un messaggio.

Ciao Joon, sono Eva. Spero che tu stia bene.

Invio il messaggio e mi sento un po' più leggera. Non mi aspetto una risposta immediata, ma ci spero.

Continuo la mia giornata, cercando di concentrarmi sul lavoro, ma la mia mente torna continuamente a Joon. Ogni volta che il telefono vibra, il cuore mi salta in gola. Finalmente, nel tardo pomeriggio, arriva la sua risposta:

Lo sapevo che ti sarei mancato! Come stai?

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⏰ Ultimo aggiornamento: Dec 05, 2024 ⏰

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