Joon
Allungo la mano tra le lenzuola fredde; il vino deve avermi stordito al punto di non accorgermi della sua partenza. Mi alzo dal letto e mi avvicino alla finestra, osservo le strade di Seul che si risvegliano lentamente.
Ripenso alla notte appena trascorsa, Dio che donna! Mi sforzo di non dare troppo peso ai miei pensieri. Eva è stata una piacevole compagnia, ma non posso permettermi di rimanere intrappolato nei ricordi di una notte di sesso. In genere dimentico i loro nomi il giorno dopo e stavolta non sarà diverso.
Mi siedo alla scrivania e noto la sua collana dimenticata. La prendo in mano per un momento, poi la poggio sul tavolo senza pensarci troppo. Entro nella doccia e lascio che l'acqua bollente lavi via il suo profumo. Distrattamente mi rivesto e all'ultimo decido di portare con me la catenina. Un ricordo è pur sempre un ricordo.
Vado in ufficio da mio padre e provo a concentrarmi sul lavoro e sulle mie responsabilità quotidiane. Magari riesco a convincerlo a lasciarmi firmare il contratto con la Dynasty Faces Seoul. La tensione tra noi è palpabile, soprattutto quando finalmente affrontiamo la questione.
«Non sei rientrato stanotte! Dove sei stato?».
«Questo è il motivo per cui ti ripeto da mesi che devo avere una casa tutta mia!».
«Se non lavori con costanza, scordati lo stipendio!».
«Devo fare il morto di fame con te, mentre ho un contratto in sospeso che mi renderebbe dannatamente ricco, non posso crederci!».
«Tu vuoi fare il morto di fame! Potresti lavorare con me e smettere di fare storie inutili!».
Sospiro profondamente, cercando di calmarmi. So che discutere con lui è inutile, ma non posso fare a meno di sentire la frustrazione montare dentro di me.
«Non capisci, papà. Ho bisogno di fare le mie esperienze, di trovare la mia strada!».
«La tua strada è qui, nell'azienda di famiglia! Devi imparare a gestirla, non a scappare ogni volta che le cose si fanno difficili!».
Stringo i denti e scuoto la testa. «Non sto scappando. Voglio solo dimostrare a me stesso di cosa sono capace. Con o senza il tuo aiuto».
Mi osserva per un momento, poi annuisce lentamente. «La tua testardaggine non ti porterà lontano. Il contratto con la Dynasty Faces Seoul resta in sospeso finché non dimostri di poter lavorare seriamente qui».
Sento un'ondata di frustrazione attraversarmi. «Non capisci. Questo è il mio futuro. Non posso restare incatenato al tuo mondo! Non posso restare intrappolato nella tua visione antiquata delle cose!».
Mi fissa con uno sguardo duro. «Finché sarai sotto questo tetto e dipenderai da me, farai come dico io».
Dopo cena esco dall'ufficio, continuo a sentire uno strano vuoto dentro. La discussione con mio padre mi ha lasciato amareggiato e confuso. La collana di Eva continua a pesare nella mia tasca. Decido di fare una passeggiata per schiarirmi le idee e, senza pensarci troppo, finisco per tornare sulla stessa strada del ristorante in cui l'ho incontrata. Mi fermo davanti al locale, esitando per un momento prima di entrare.
L'aria della notte è frizzante, e il contrasto con il caos del locale è netto. La musica alta e le risate degli avventori creano un'atmosfera vivace, ma mi sento estraniato. Cerco Eva con lo sguardo, sapendo già di non poterla trovare. Decido di sedermi al bancone.
«Un Jameson e coca, per favore!».
Mentre sorseggio il mio cocktail, rifletto su quanto sia cambiata la mia vita negli ultimi mesi. Le aspettative di mio padre, la pressione del lavoro, e ora questa strana connessione con Eva. La collana nella mia tasca sembra pulsare, come un richiamo silenzioso ai ricordi della notte passata. Non le ho lasciato neanche il mio numero, sono il solito stupido.
Nel locale, una risata familiare mi riporta alla realtà. Giro la testa e vedo una figura che le somiglia. Sorrido amaramente, la tentazione di avvicinarmi è forte, una parte di me spera in un'altra scintilla di quella notte.
La vita scorre intorno a me, e per un momento mi sento parte di qualcosa di più grande. Stringo nel palmo la collana, un ricordo di una notte che, forse, ha più significato di quanto voglia ammettere.
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Sober Souls
Genç Kurgu«Come mi hai trovata? Non dovresti essere a conoscenza di informazioni private come il numero della mia stanza!». «Non ti avrei lasciata andare...». Le sue mani afferrano i miei fianchi con fermezza. Mi attira a sé baciandomi con passione. Dopo atti...
