Capitolo 23

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TW: In questo capitolo sono presenti pensieri suicidi e azioni violente. Ti ricordo che questa è solo una storia di finzione e i deliri della protagonista non potrebbero MAI applicarsi alla realtà di te che stai leggendo. Tu sei importante e anche se pensi di non avere nessuno, ci sarà sempre una persona disposta ad aiutarti. Se hai bisogno di qualcuno con cui parlare chiama il Telefono Amico Italia, è attivo tutti i giorni dalle 10 alle 24.00 al numero di telefono 02 2327 2327








La vita è fatta di lacrime. Veniamo al mondo piangendo, a tre anni piangiamo quando ci sbucciamo le ginocchia, a sette piangiamo per un film horror che i nostri fratelli ci hanno costretto a guardare, a dodici piangiamo perché il nostro animaletto ci ha lasciato, a quindici per il primo cuore infranto, a sedici anni perché ci sentiamo brutte e a diciassette perché vorremmo solo morire.

Il dolore mi ha accompagnato per parecchio tempo; l'unico momento in cui non lo sentivo era quando facevo qualcosa di autodistruttivo, qualcosa che riuscisse a farmi sentire viva e non solo un fantoccio da sballottolare a destra e sinistra. E quando stavo con Ryan.

Ora, anche Ryan non è più il mio posto sicuro. E la mia vita continua ad essere dolore, nemmeno le azioni autodistruttive riescono a farmi sentire meglio.

Perché non importa quello che faccio, continuerò ad essere sola e abbandonata. La figlia meno amata, la sorella problematica, l'amica da abbandonare, la ragazza da scopare e poi lasciare. Sono questo. Un strumento per le persone che mi circondano.

<Amanda, parlami ti prego> sposto lo sguardo dal soffitto della mia camera per posarlo sull'uomo seduto al mio fianco sulla mia sedia.

Mi sono svegliata circa dieci minuti fa e, purtroppo, ricordavo tutto.

Fisso senza emozioni l'uomo che mi ha messo al mondo, stentando a riconoscerlo. La sua solita espressione imbronciata è sostituita da una preoccupata.

Perché stai fingendo di volermi bene? Nessuno ci può guardare.

Lo penso ma non lo dico, e questa volta non per paura. Non ho più paura di lui, non provo più niente per lui.

O per qualsiasi altra persona.

Sento un buco alla bocca dello stomaco, una sensazione di malessere e di inquietudine, come se mi fossi dimenticata qualcosa. Allo stesso tempo non mi interessa ricordare, mi sta bene questo menefreghismo. Mi sento svuotata e non sono mai stata meglio.

<Ho cercato di uccidermi, quella sera> ammetto. Mia madre, ferma sull'uscio della porta sobbalza come se una scossa elettrica l'avesse attraversata.

Distolgo lo sguardo, puntandolo sul soffitto di stelle finte.

<Non è vero che non ho visto il muro, ho sterzato di proposito> concludo, ricordando gli avvenimenti di quella sera.






<Amanda!> ignoro la voce di mia madre e prendo le chiavi della sua macchina con veemenza. Salgo velocemente in macchina, voglio vedere Lizzie. Solo lei può calmarmi. È l'unica che mi fa sentire normale, l'unica persona con cui posso parlare liberamente di cose frivole e non sentirmi in colpa o a disagio. È l'unica mia confidente.
Corro lungo la strada, ricevo la notifica di un messaggio e lo apro senza pensarci, lanciando uno sguardo alla strada vuota.

È un messaggio di Timmy, mi ha mandato una sua foto con una maschera in faccia.
"Aiuto!! La mia fidanzata mi sta torturando" recita la didascalia.

Lancio il telefono sul sedile posteriore e invece di accostare a casa di Lizzie, continuo a correre.

Ora Lizzie e Timmy sono fidanzati. Non c'è più posto per me nemmeno tra i miei amici. Sospiro, stringendo le mani intorno al volante.

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