La nuova vita

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Kuro riaprì gli occhi, si sentiva ancora sonnacchioso e così sollevò le coperte sopra la testa e si rimise a dormire.
Neanche il tempo di crollare nel mondo dei sogni che sentì la tapparella della propria stanza sollevarsi rumorosamente e le coperte volare via verso la fine del letto.
- Mmmm !!! Che c'è adesso ?!? - il ragazzo si voltò dall'altro lato coprendosi gli occhi, aveva freddo.
- SVEGLIA ONI-CHAN !!! -
Quella voce squillante, oramai ci aveva fatto il callo dopo tutti quei mesi. Quando aveva preso come aiutante Ayato non si aspettava gli venisse offerta una sveglia gratuita impostata ogni giorno sulle 7:30.
- Mmmm ... Ancora cinque minuti, anzi, facciamo un paio d'ore ... -
Kuro finse di mettersi a russare, ma Ayato cominciò a scuoterlo e si lanciò su di lui atterrando con un colpo secco.
- Ah !!! Ma che cavolo fai !?! -
- Svegliati, sei il proprietario di un bar e devi lavorarci sodo se vuoi che abbia successo !!! -
Kuro si mise a sedere e si strofinò i capelli mentre Ayato si rimetteva in piedi sistemando l'uniforme che si era spiegazzata nell'attacco.
- Ti lasciò dieci minuti, poi torno a chiamarti ancora -
E detto ciò il ragazzo se ne andò lasciando Kuro alla ricerca disperata dei propri vestiti puliti.
- Accidenti, non mi serve una madre ! -
Da dietro la porta si sentirono un paio di colpi
- Ehi, guarda che ti sento ! Muoviti che fra dieci minuti apriamo ! -
Kuro si vestì in tutta fretta, si diede un paio di colpi di spazzola, si sciacquò il viso nel lavandino della cucina e fu pronto ad iniziare la giornata.
Era incredibile quanto fossero cambiate le cose in quell'unico anno, Ayato aveva completamente modernizzato il locale che era così passato da un ritrovo di alcolisti ad un caffè all'ultima moda ambito e sempre pieno. Tutte le ragazze del circondario ci andavano, la maggior parte per vedere i due bei ragazzi che lo gestivano.
- Se solo mio padre potesse vedere tutto questo ... -
- ... Sarebbe molto fiero di te -
Kuro si voltò verso l'ingresso alla cucina e vide Ayato sorridergli, senza il suo aiuto l'unico lascito del suo padre adottivo sarebbe sparito nei debiti e nell'alcol.

Kuro era stato adottato pochi anni prima di Ayato, da una vecchia coppia sposata senza figli a cui lasciare l'impresa di famiglia. Quei due non erano stati affatto male, gli avevano voluto molto bene e lui ne aveva voluto a loro.
Il ragazzo ricordava con affetto quei piccoli gesti quotidiani, le colazioni insieme, le notti passate con la mamma a pulire il locale e papà che suonava il piano per dargli allegria.
Quando mamma gli aveva insegnato tutti i segreti del suo ricettario e papà lo portava a fare volantinaggio per promuovere il locale ... Già, il locale ... Avevano entrambi dato la propria vita per quel posto, e per lui ... perché Kuro, il figlio adottivo, potesse ereditarlo un giorno ... E poi l'incidente ...
Quanto aveva pianto al funerale, se ne avesse avuto il coraggio si sarebbe dato fuoco insieme al bar, ma ...
Troppo debole, troppo vigliacco ... Troppo amore per la vita che quella coppia gli aveva donato. E così aveva deciso, avrebbe vissuto, per loro, per il loro ricordo.
Era stato felice, e grazie a lui, sia i suoi nuovi genitore che il loro sogno non sarebbe finito mai.

- Oni-chan, tutto bene ? -
Kuro si risvegliò dai propri pensieri
- Oh, sì, scusa. Mi ero distratto ... Ehm, apriamo il locale ? -
Ayato annuì ed andò ad aprire la porta, fuori c'era già qualche persona in fila che scalpitava per entrare.
Spostò il cartello d'ingresso da
- CHIUSO - ad - APERTO -, spalancò le porte in vetro e fece un piccolo inchino alle proprie clienti emozionate.
- Benvenute, prego, entrate pure e fate come se foste a casa vostra -
Alcune ragazze cominciarono a prendere posto ridacchiando e guardandosi a vicenda, arrossendo quando Ayato si avvicinava per aiutarle con la giacca o per prendere le loro ordinazioni.
- Buongiorno signorine, cosa posso portati per allietarvi questa gelida mattina ? -
Il locale era una macchina perfetta, Kuro passava il suo tempo in cucina a sfornare dolci e pastine mentre Ayato si destreggiava da un tavolo all'altro sorridendo elegantemente in ogni minuto, trattando quelle clienti come i nobili per i quali aveva dato la vita.
Kuro ammirava quel ragazzo, ricordandolo sempre come quel bambino dolce e timido con cui passava le giornate all'orfanotrofio prima di essere adottato.
Spesso, quando c'erano delle pause tra le varie ondate di clientela Kuro osservava Ayato pulire i tavoli dalla porta della cucina poco prima di venire sgridato per quel momento di pigrizia.
- Si può sapere che hai tanto da perdere tempo ?!? - gli diceva Ayato gettandoglisi in faccia il canovaccio sporco - Perché invece di guardarmi lavorare non dai anche tu una pulita alla cucina ?!? -
- Ehi, credevo di essere io il capo qui dentro !!! -
- Sarai tu il capo qui dentro quando imparerai a comportarti come tale ! -
Era divertente riavere il proprio fratellino dell'orfanotrofio, quando sei lì ti aggrappi ad ogni cosa pur di avere una famiglia e quando poi l'altro viene adottato ... Beh, te ne crei una nuova, Ayato lo aveva fatto, ma con la persona sbagliata e Kuro ne era certo, anche se il ragazzo non voleva mai parlargliene.
- Oni-chan ... Ehi, Kuro !!! Sei ancora nel paese delle meraviglie ?!? Guarda che tra poco riapriamo ... È tutto pronto in cucina ? -
L'unica cosa che Kuro sapeva si quel misterioso nobile era che aveva una villa non molto distante e che probabilmente si era invaghito di Ayato, si era stufato e lo aveva gettato via come niente ... Un vero gentleman.
Ad un tratto Kuro sentì un fortissimo dolore alla testa e vide che Ayato gli aveva tirato una scopa sulla testa.
- EHI, MA CHE DIAMINE !!! -
- Oh, che succede ? Adesso mi hai sentito ?!? -
- Uffa, e va bene, apriamo il locale -
Non dovettero aspettare molto perché il locale si riempisse nuovamente di gente ed il solito via vai riprendesse.
Ayato si sentiva veramente felice, era indipendente ed aveva un lavoro che gli piaceva fare con un datore di lavoro un po' distratto forse, ma straordinario.
Oramai era l'ora di punta di un pomeriggio freddo invernale in cui una buona tazza di cioccolata calda non si nega a nessuno. Come al solito la clientela era soprattutto femminile, ma qualcosa di inaspettato stava per accadere.
Ayato era appena uscito dalla cucina con una teiera colma di tè caldo per il tavolo 7 quando la porta si spalancò facendo entrare una folata gelida d'aria invernale.
Il ragazzo guardò verso la porta sorridendo.
- Benvenuti nel nostro bar, fate come se foste a casa ... -
- Ayato ... ? -
- ... vostra -
Nel locale era entrato un uomo alto e distinto, portava un lungo cappotto nero e dei guanti invernali pesanti, una sciarpa gli copriva il viso per metà ed era seguito da un uomo in abito scuro coperto anch'egli da una giacca lunga.
L'individuo si svestì porgendo i propri abiti al servitore e si avvicinò ad Ayato con uno sguardo stupito e felice.
Il giovane fece cadere a terra il vassoio che aveva fra le mani e cominciò ad arretrare verso la cucina, terrorizzato a morte.
- Hi-Hideki ... -

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