Capitolo 7

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È passata più di un ora da quando Rain mi ha lasciata qui fuori sotto la pioggia, se resisto anche solo un altro po' sono certa che verrà ad aprirmi. Lui non mi volta mai la spalle, da quando lo conosco è sempre stato al mio fianco, non l'ho mai sottovalutato o dato per scontato, semplicemente perché ho sempre creduto che io e lui siamo una cosa sola. Harry non ha una posizione nelle mie vicinanze, se dovessi collocarlo mentalmente sarebbe sicuramente sopra la striscia rossa che mi separa dal resto del mondo. Per questo sono convinta che io e Rain non avremo problemi a causa sua. Ma voglio scoprire, ho bisogno di sapere se stare sopra la linea è davvero il posto che più gli si addice.

«Accidenti sei ancora qui fuori?» Ero talmente assorta nei miei pensieri e a conficcarmi le unghie nelle mani per il freddo, che non mi sono accorta che Rain era uscito dalla porta. Ora indossa un pantalone di stoffa e una maglietta nera con un cardigan sopra. Non rispondo, lo guardo fisso negli occhi, attraversata da lievi spasmi di tremore.

«Entra, adesso!» Ordina. «In fretta, prima che ci ripenso.» Chiude li occhi e abbassa lo sguardo, spostandosi di lato per farmi entrare.

«Gra-gra... zie!» Mormoro a bassa voce, ma in risposta ricevo solo un forte sospiro.

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Sento uno spiacevole ronzio vicino all'orecchio destro, stropiccio gli occhi un paio di volte finché la vista non prende colore, il ronzio si è fatto più intenso per poi sparire completamente. I nervi e i muscoli iniziano a lavorare permettendo al mio cervello di iniziare a funzionare, capisco subito che il ronzio era in realtà il mio telefono sotto il cuscino che vibrava. Sguscio fuori dall'abbraccio di Rain, ancora addormentato al mio fianco, con la parte iniziale della schiena e le braccia nude che escono da sotto il piumone. Mi soffermo a guardarlo qualche minuto prima di prendere il telefono in mano.

«Sconosciuto:

Se mi porti adesso un caffè a questo indirizzo

potremo iniziare a capirci qualcosa.»

In allegato, sotto, trovo un indirizzo e sento le farfalle che tornano a sbattere come matte avanti e in dietro nel mio stomaco, neanche fosse quello il loro ultimo giorno di vita. Mi alzo in silenzio e mi vesto frettolosamente. Arrivo al portone e mi fermo per darmi un occhio allo specchio vicino l'uscita. Ho i capelli tutti arruffati e il trucco sbaffato del giorno prima, gli occhi infossati e odiosamente gonfi dal sonno.

«Dove vai?» Mi volto trovando Rain appoggiato sullo stipite della porta con le braccia incrociate sul petto nudo ed un piede intrecciato sulla gamba che poggia a terra.

«Ho ricevuto un messaggio. Aspetto che mi richiami.» Mi volto per chiudere la conversazione ma appena faccio un passo lo sento correre verso di me, afferrandomi con forza un braccio. Odio quando vengo strattonata, ma Rain ha le ragioni per farlo.

«Ma di che cazzo stai parlando? Non sei mai sgattaiolata via così da casa mia, dal mio letto specialmente. Di chi è il messaggio? Cosa è successo?»

«È Harry, vuole che gli porto un caffè e voglio farlo.» Rain mi guarda in cagnesco, affossando le sopracciglia in uno sguardo cattivo.

«Mi prendi in giro?»

«No, mi dispiace. Non c'è niente tra di noi puoi stare tranquillo.»

«Non c'è niente ma te lo scopi?» Sento che affonda le dita nel braccia e fa un male pazzesco. Il male che gli faccio io non dovrebbe essere neanche paragonato a questo. Rain mi ha dimostrato molteplici volte quanto ci tenga a me, ma nonostante io ne sia consapevole in questo momento i miei piedi non vogliono fermarsi, esattamente come la mia maledetta lingua onesta.

«È successo solo una volta.»

«E vorresti dirmi che non succederà più? So bene con chi ho a che fare, ogni volta che ti presenti davanti a me sento che la testa mi inizia a scoppiare. Perché dovrò affrontare la tua fottutissima voglia di ribellarti.» Sospira sconfitto. «Odio dipendere così tanto da te, odio il fatto che tu ti comporta così. Se stai mettendo su questo teatrino solo per ripicca perché non vuoi più nascondere la nostra storia, sappi che non sta funzionando. Non possiamo farlo comunque. Ogni tuo capriccio è inutile.»

«Non è un mio capriccio Rain.» Poso una mano su quella che sta usando per stringermi il braccio e cerco di avvicinarlo il più possibile. «C'è qualcosa dentro di me che non funziona nel modo giusto, credo di aver saltato qualche passaggio quando insegnavano la moralità a scuola.» Squittisco.

«Mi dispiace farti questo ma sono curiosa, voglio conoscere quella persona e anche se sono cattiva ti chiedo di rimanere lo stesso.» Lo abbraccio e con forza gli stacco la mano per poi scappare fuori di casa. 

Corro come una matta tra l'erba ancora bagnata del giorno prima. Non ho bisogno di scavalcare perché il cancello è aperto. Nonostante il male che gli faccio Rain ha avuto anche la premura di aprirmelo.

Oggi capirò cosa sto cercando da Harry e cosa lui vuole sapere su di me. Oggi concluderò questa cosa stupida e totalmente insensata. Devo farlo per Rain. 

Scendo dal taxi che ho preso vicino casa di Rain e controllo l'indirizzo che ho ricevuto per messaggio con quello sulla cassetta delle lettere. Un appartamento in un palazzo. Mi chiedo perché mi abbia fatta venire qui piuttosto che nella villa dell'altra volta. Salgo le scale trattenendo quasi il fiato e quando arrivo busso con forza, senza neanche sforzarmi di cercare il campanello.

Harry apre la porta, in accappatoio, con i capelli legati in una crocchia dietro la testa. Nonostante l'orario, non si porta i segni del sonno sul viso. 

«Come hai intenzione di rimediare al fatto che non hai portato il caffè?»

Sogghigna alzando eccessivamente il lato destro della bocca. Non parlo, non saluto ed entro dentro.

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Okay, in realtà me lo immaginavo così che gli diceva: «Bitch, il mio caffè?»

Da adesso le scene con Harry saranno quelle che avranno la maggiore.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Mar 30, 2016 ⏰

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