Capitolo 6 - Rialzati più forte di prima.

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Quella sera poi, mi accompagnò lui a casa e rimase un po' con me.
Non ero io e lui se ne accorse quasi subito. I ruoli si erano invertiti per qualche istante e ad accarezzarmi non ero io, era lui.
Il giorno seguente però tornò tutto alla normalità per quanto riguardava il suo modo di fare, io non me la presi.. in fondo si tratta di caratteri.
Nel pomeriggio mi vidi con un amico e andai a fumare dell'erba. Era fottutamente sbagliato quel gesto ma ero completamente incosciente. E magari anche solo per poco li avrei rivisti mentre affrontavo la fase brutta che si ha dopo aver fumato.
Non li vidi e Andrea si incazzò da morire con me.

Mattia: Sono uscito con un amico, ci vediamo stasera?

Andrea: Non mi va.

Mattia: E perché

Andrea: Rimani col tuo amico che io ho da fare.

Mattia: Ma che ti prende?

Non me lo disse subito perché era orgoglioso. Anche questo faceva parte del suo carattere.
Ma dopo un po', insistendo me lo ha detto.

Andrea: Sono geloso Matt, ok? È così fottutamente banale essere gelosi di una persona che neanche conosco e mi sento ridicolo adesso.

Mattia: Non è ridicolo.. ma giuro che è solo un amico.

Andrea: Okè.

Odiavo quando mi rispondeva a monosillabi, era una cosa più forte di me, volevo fare un discorso che avesse un inizio o una fine ma lui non me lo permetteva mai.
Dopo un'oretta tornai a casa ma lui già non rispondeva più ai miei messaggi o alle tante chiamate che gli avevo fatto.
Quello che stavo provando a fare era rialzarmi e magari più forte di prima ma lui non mi stava aiutando per niente. 
Non mi parlò per una settimana intera. Dopodiché mi mandò un messaggio.

Andrea: Ci vediamo? Dobbiamo parlare.

Mattia: Ti aspetto alle otto a casa mia, questa sera.

Andrea: Ci sarò.

Il tempo di attesa era bruttissimo. Avevo molta voglia di vederlo ma ci ero rimasto male, non si era fatto sentire per niente e per che motivo poi?
Arrivò subito sera e mentre mi infilavo gli skinny jeans neri con una maglia bianca e nera abbinata alle scarpe, sentii il campanello suonare.
Prima di andare ad aprire mi feci il bagno nel profumo, come si suol dire. Beh, era anche vero che lo avevo fatto apposta sapendo fosse il suo profumo preferito dato che me lo aveva detto in precedenza.
Ero arrabbiato ma nervoso.
Felice ma pronto a dirgliene quattro.. e invece.. aprii la porta e mi ritrovai il suo sguardo già pronto su di me.
Mi spostai facendolo entrare e dalle nostre labbra non uscì neanche una parola.
Chiuse la porta alle sue spalle e si avvicinò a me, mi mise le mani sulla vita stringendo un po' la mia maglietta.
Ancora nessun "ciao".. ancora nessun "che dovevi dirmi".
Rimasi in silenzio e lui a sua volta, cominciò invece a toccarmi i glutei pronunciati e mi baciò il collo.
Cosa stava facendo? Potevo benissimo fermarlo e invece presi a baciargli le labbra rossastre, lui morse le mie per poi baciarle. Mi lasciai trasportare e ad un certo punto sentii la sua mano sulla mia intimità che cominciava ad essere sempre più pulsante.
Cosa stavamo facendo? La pace.
Lo toccai anche io dopo qualche minuto e poi, siamo arrivati al divano tra un bacio e l'altro perché il letto in camera era troppo lontano e avrebbe spezzato quel momento.
Facemmo sesso. Lo facemmo per tre volte.. e tutto quello che si sentiva nella stanza erano soltanto baci che scocchiavano con le labbra e gemiti con ansimii infiniti.
Parlammo solo dopo due ore.
Dopo il sesso ci siamo guardati negli occhi per dieci minuti. 
Odiava essere guardato ma me lo laccio fare.

Andrea: Scusa, ok?

Mattia: Perché ti sei allontanato?

Andrea: Perché io sono sbagliatoMatt tu non devi innamorarti di me perché io sono l'inferno in persona. Io ti porto in paradiso mentre dentro stai morendo.

Mattia: Se devo andare all'inferno allora voglio essere accompagnato da te.

Calò di nuovo il silenzio e ci baciammo di nuovo.
Quella sera si addormentò al mio fianco e per tutto il tempo, ho accarezzato i suoi lineamenti mentre il suo corpo aderiva perfettamente al mio.
Ogni tanto mi stringeva ed io, stavo bene tra le sue braccia.

FINE SESTO CAPITOLO.

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