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• V: Fuoco e ghiaccio

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Non riesco a farmi capire. Non riesco a far capire a nessuno cosa mi stia succedendo. Non riesco a spiegarlo nemmeno a me stesso.
-Franz Kafka-

Il freddò era un'agonia: lo aggrediva come fuoco. Pensò che gli si fosse ghiacciato anche il cervello quando penetrò nell'acqua scura, arrivò sul fondo e allungò una mano intirizzita, cercando la spada. Le sue dita, pesanti come piombo, si chiusero attorno all'elsa; poi la sollevò.

All'improvviso sentì l'irrefrenabile impulso di respirare.
Spalancò la bocca. Acqua. Sale.
Sto annegando.
L'acqua gli invase i polmoni.
Il sale gli bruciò la gola, le narici e gli scorticò gli occhi.
Un istante prima di perdere i sensi, vide Englantine. Era bella. Sorrideva.
Era al sicuro nel proprio letto.

Poi si sentì soffocare e sprofondò nel buio.
Nel tetro tepore delle tenebre, Caleb socchiuse gli occhi. Era in acqua, immobile e freddo. Sotto di lui, il fondale del lago era immerso nel buio: riusciva a scorgere solo le alghe che ondeggiavano al ritmo del movimento dell'acqua.
Stringeva fra le braccia la pietra e la sua superficie ruvida gli grattava la pelle.
Non riusciva più a muoversi. La vista era annebbiata e i suoi sensi si erano dissolti insieme alle sue forze in quell'acqua mortalmente gelida.

All'improvviso, la spada fra le sue mani si illuminò di una luce folgorante e un lampo di gelida energia gli trafisse la mano e gli percorse il braccio, bruciandogli nelle vene come fuoco liquido. E poi il dolore fu sconvolgente.
Proprio così. Era sconvolto. Non capiva, non riusciva a dare un senso a ciò che gli stava accadendo.


Provò a dibattersi nell'acqua, ma non ci riuscì.
Quando il suo corpo cercò di rimuovere il dolore, venne ripetutamente risucchiato da tenebre che lo avvolgevano per secondi interi, persino minuti di quell'agonia, e rendevano ancora più difficile mantenere il senso della realtà. Caleb provò a protestare, a combattere quel dolore così intenso, ma si sentiva come se lo stessero segando in due, come se fosse stato investito da una nave, messo KO da un peso massimo, calpestato dai tori e immerso nell'acido, tutto contemporaneamente.



Eppure percepiva il suo corpo contorcersi e divincolarsi mentre non poteva neanche muoversi per via del dolore. Il suo corpo era come se continuasse a tendersi e ad allungarsi... Dentro di lui, qualcosa aveva strattonato nella direzione opposta. Qualcosa stava cambiando.
Lacerandolo. Spezzandolo. Torturandolo.
L'oscurità prese il sopravvento, poi si trasformò in una gigantesca onda di tortura. Non riusciva a respirare... Già una volta aveva rischiato di annegare a quattro anni, ma era stato diverso, ora sentiva troppo freddo e caldo contemporaneamente.
Intanto parti di lui si frantumavano, si spaccavano, si sbriciolavano.
Altre tenebre.


Urlò e il dolore aumentò di volume. I suoi occhi riuscirono a vedere uno sciame di bolle d'aria levarsi verso l'alto e allontanarsi da lui. I polmoni gli dolevano, gli mancava l'ossigeno e l'acqua fredda si insinuò in lui come un serpente di ghiaccio e avvolse il suo cuore in una morsa d'acciaio.
Il dolore scomparve di nuovo, nonostante ci si stesse aggrappando ad ogni costo.
Sto morendo, riuscì a pensare.



Quanto tempo era passato? Secondi, ore? Giorni?
Il dolore se n'era andato lasciandolo intorpidito, ricoperto di spasmi, con i sensi azzerati e la ragione spezzata. Ma riusciva ancora a sentire. E c'era di nuovo aria nei suoi polmoni, bolle di dolore che raschiavano su e giù per la gola.
Provò a sentire il cuore, per trovarlo, ma era perso nel suo stesso corpo. Non sentiva ciò che doveva, niente era al posto giusto. Stava precipitando in un vortice senza fine ed era come se lui non potesse farci niente.

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