John era appena rientrato, indeciso sul cosa dire a Sherlock.
«Perchè sei seduto sulla mia poltrona?» chiese, curioso.
Sherlock non rispose e riprese a sorseggiare il the.
John sospirò e si sedette di fronte a lui, versandosi una tazza di the e cominciando a berla.
I due si fissarono per un tempo indeterminato, finchè John si alzò e rimase fermo di fianco alla poltrona, intimando a Sherlock con lo sguardo di alzarsi.
Quando anche lui si alzò e si ritrovò al fianco della poltrona di John, di fronte a lui, con un metro di distanza, John cominciò a parlare.
«Sai, mentre tornavo qui mi sono ritrovato a riflettere.» disse, e si avvicinò di un passo.
Sherlock non parlava, si limitava ad osservare e ad ascoltare John.
«Una ragazza sul bus mi ha dato il suo numero. L'ho buttato senza nemmeno pensarci.»
E si avvicinò di un altro passo.
«E lei era davvero bella! Quindi per quale motivo ho buttato il suo numero?»
Si avvicinò di un altro passo, centimetri dividevano i loro corpi.
Posò le mani sui fianchi di Sherlock e poi le fece salire sul suo petto. Le mani ferme, solo i pollici lo accarezzavano, il suo sguardo fisso su quel che stava facendo; non osava guardare Sherlock mentre si dichiarava.
«Ci ho riflettuto per tutto il tragitto, e ancora adesso mentre bevavamo il the.»
Sherlock poggiò una mano sul collo di John e con l'altra sulla schiena lo spinse contro di lui, in modo che i loro corpi si toccassero. John tentò di nascondere un gemito, e solo allora fissò Sherlock negli occhi.
«Continua» sussurrò Sherlock.
«Ecco.. sono arrivato ad una conclusione..»
Sherlock poggiò la fronte su quella di John, i loro respiri si intrecciarono e i battiti dei cuori aumentarono notevolmente.
«Che sarebbe?» chiese in un sussurro Sherlock.
«Io amo te.» rispose John.
Allungò le mani sulle guance di Sherlock e i due si unirono in bacio dolce e passionale, che di casto non aveva nulla.
