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"Quanto dista la stazione di polizia da qui?"

"Circa mezz'ora in macchina," rispose Hoseok silenziosamente, la sua figura tremava in modo lieve, all'angolo della stanza. Yoongi si rabbuiò nel guardare il più giovane. Hoseok tendeva ad incolpare parecchio se stesso, nonostante non fosse colpa sua. Tutto ciò gli attanagliava lo stomaco e malgrado l'atteggiamento brillante, il ragazzo era molto sensibile. Yoongi, avvicinandosi, alzò la sua mano per toccarlo, ma Hoseok indietreggiò sorpreso, leggermente impaurito da quel gesto. Si rese conto di quello che aveva fatto e si scusò silenziosamente, abbassando di nuovo la testa. Yoongi ritirò la mano, facendo una smorfia con le labbra socchiuse.

"Avete bloccato tutto per bene? Il posto è sicuro?" Chiese Seokjin ansioso. Jimin e Hoseok annuirono.

Non appena Yoongi e Seokjin riuscirono a superare la barriera, immediatamente si precipitarono all'interno. Chiusero tutte le porte e sigillarono le finestre con un pezzo di legno. Erano soggiornati nella casa secondaria di Hoseok. Il luogo sembrava vecchio e debilitato per quanto fosse inutilizzato da anni, ma era ancora solido e vivibile. Senza mezzi di trasporto, per il momento decisero di rimanere lì.

"Yoongi, puoi provare a chiamare?" Yoongi sobbalzò leggermente all'improvvisa menzione del suo nome. Si rilassò pochi attimi dopo, abbassando le spalle irrigidite. Pescò velocemente dalla tasca il telefono, ma quando provò ad accenderlo non sembrava funzionare. Aggrottò le sopracciglia, riprovando ancora una volta, ma senza avere alcun risultato.

"Credo di aver scaricato la batteria," borbottò Yoongi. Seokjin lasciò uscire dalla bocca un lamento arioso mentre si mordeva le unghie dal nervosismo.

"Jimin, prova col tuo," asserì Seokjin, l'inquietudine si aggrappò alla sua intonazione.

"Huh?" Borbottò Jimin, con gli occhi ancora nella confusione. "Oh, okay."

Jimin prese freneticamente il telefono dalla tasca posteriore del pantalone. Una volta fuori, digitò la password prima di pigiare sul display i numeri. Posò il telefono contro l'orecchio, ingerendo spesso la saliva. Yoongi notò il cipiglio inciso sul volto del giovane solo pochi secondi dopo, gli dispiaceva vederlo in quello stato di psicosi, ma al momento l'unica cosa da fare era avere la possibilità di fuggire da quel dannato posto.

"Non squilla..." Disse Jimin, la sua voce a malapena superava l'intonazione di un sussurro nel mentre tolse il telefono dall'orecchio. Richiamò ancora una volta, e sul viso si poteva notare il suo sguardo pieno di timore durante l'attesa. Si mordicchiò il labbro e, dopo altri vari tentativi, mise giù l'oggetto, scuotendo in seguito la testa a Seokjin. Il maggiore collocò una mano sulla testa, stringendo nervosamente la cute, i suoi occhi sembravano voler uscire dalla frustrazione.

"È tutta colpa mia," disse Hoseok con la voce instabile. "Se non avessi fatto quella stupida festa, niente di tutto questo sarebbe successo."

Yoongi aggrottò la fronte. "Non è colpa tua-"

"Lo è, e lo sai!" Urlò Hoseok, con i pugni serrati e i denti stretti dalla rabbia. "Quasi nessuno vive in questo quartiere! Non pensi sia stato stupido dare una festa in un posto del genere?"

Seokjin avvolse le braccia intorno a Hoseok senza dire una parola. I pugni di Hoseok si allentarono mentre inghiottì il grumo nella gola, cercando di trattenere le lacrime. Yoongi sentì i sensi di colpa nel vedere gli occhi del giovane ragazzo iniziare a tremolare per le lacrime mentre sedeva sul pavimento completamente indifeso. Seokjin fece scorrere la mano, su e giù, lungo la spina dorsale di Hoseok, mormorando parole di conforto, ma Hoseok pianse solo più forte.

killer killer | btsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora